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| ZELDA NO DENSETSU: FUSHIGI NO BOSHI HANDS ON |

La versione giapponese di Minish Cap, primo titolo della serie di Zelda ad arrivare in Europa prima che in America (ormai mi sono fissata su 'sta cosa...), è già disponibile da qualche settimana sotto il titolo di "Zelda no Densetsu: Fushigi no Boshi" (traducibile come il "Magical Hood" che da qualche parte, tipo NRU, figura come titolo ufficiale universale del gioco), ed io sono riuscita a giocarne i primi minuti, dunque eccomi qui pronta a buttare giù qualche first impression sul gioco, sul suo funzionamento e sul suo look and feel. Zelda Minish Cap si apre su una festa di paese (Piccol Fair??) alla quale Link (per la prima volta senza il suo cappello, il motivo si può immaginare leggendo il nome del gioco) deve accompagnare la Principessa Zelda. Tutto il prologo viene narrato in una lunga cutscene, con dialoghi e tutto, inframmezzata solo di rado da qualche parte giocabile; questo secondo me è un po' un indulgere verso una componente RPG che poco ci azzecca con Zelda, visto che tra l'altro bisogna andare avanti e indietro per varie schermate ed aree delle stesse per far proseguire la storia, ed in più le scene della festa sembrano copiate da Chrono Trigger. Per carità, a me piacciono i JRPG, ormai dovrebbero saperlo tutti, ma Zelda è Zelda e Chrono Trigger è Chrono Trigger, eccheccavolo... per di più devo assolutamente dire una cosa. Zelda è insopportabilmente ed inconfutabilmente cretina. Oddio, non che prima non lo fosse, ma qui veramente battiamo il record stabilito da Ocarina of Time! Roba tipo "Link, Link, andiamo a vedere quella bancarella lì!" e "Link, Link, cos'è quello?" a oltranza... fortuna che poco dopo che l'avrete riaccompagnata al castello e da suo padre Daphnes (almeno sembra lui...) compaia Vaati nel suo algido splendore (per chi se lo stesse chiedendo - spoiler - è in forma umana in Minish Cap, almeno inizialmente) e la pietrifichi davanti agli occhi atterriti del Re e di Link. Peccato che nel processo anche la Piccol Sword, che era stata portata lì con gran pompa, si spezzi, costringendo il Re a chiedere a Link di trovare qualcuno che possa ripararla. Casualmente, questo "qualcuno" coincide con il microscopico popolo dei Minish, esserini praticamente invisibili ad occhio nudo.

Il Re. Che si tratti proprio di Daphnes Nohansen? Una schermata dell'"infermeria" in cui Link si risveglia dopo il casino.

E qui entra in gioco il famoso Minish Cap, l'uccellac... il cappello che si installerà sulla testa di Link dopo essere stato ritrovato in una foresta nelle vicinanze. E qui arriviamo anche alle informazioni generali sulla giocabilità. Per quanto riguarda il sistema di controllo, Minish Cap somiglia molto a precedenti titoli Game Boy-only quali Link's Awakening e gli Oracle, con gli oggetti da settare sui tasti A e B alternativamente, per cui spada e scudo possono essere assegnati ad uno qualsiasi dei due pulsanti ed altrettanto liberamente essere scambiati con altri oggetti fondamentali. Oltre a questo è evidente la contaminazione da A Link to the Past formato GBA e Four Swords Adventures, con il tasto R deputato sia a raccogliere oggetti quali vasi, cespugli etc. e ad usare leve, sia ad eseguire capriole assortite. Il controllo generale sul personaggio, viste e considerate queste caratteristiche, è veramente ottimo. Per quanto riguarda il già famoso meccanismo di rimpicciolimento ed ingrandimento: una volta scovato il Minish Cap, l'atmosfera cambia violentemente e ci si ritrova in un mondo a metà tra Alice nel Paese delle Meraviglie e Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi (perdonate l'ignobile accostamento). Basta infatti saltare su uno dei tronchi cavi presenti nelle locazioni perché il Minish Cap invochi una strana magia che rimpicciolirà Link fino alle dimensioni di pochi pixel (fortuna che un piccolo balloon con la sua faccina SD ne indichi per tutto il tempo la posizione), grazie alle quali è possibile passare in aperture microscopiche e giungere così a nuove ambientazioni. Tutta la faccenda del rimpicciolimento di Link e compagnia danzante è gestita, come è già stato detto, tramite due diverse soluzioni: nelle aree regolari, Link appare come un microbo, pur potendo eseguire tutte le sue normali azioni, mentre passando ad alcune schermate, ad esempio entrando in una casa microscopica, o introducendosi in qualche piccola fessura, viene effettuato quello che potremmo chiamare uno "zoom" fino alle dimensioni 1:1 dal punto di vista di Link. Dunque rivedremo le regolari fattezze del nostro Hylian in verde, il quale però sarà circondato da foglie enormi, funghi mastodontici e via discorrendo. Nel complesso, e ancora una volta, un'idea vincente su tutti i fronti. Tra l'altro, in questa modalità è possibile anche accedere alle piccole città Minish e parlare con i suddetti.
I dungeon: il primo dungeon, ovvero l'unico del gioco che abbia visto (ma non giocato) finora, è già lunghetto e abbastanza complicato, per quanto qui ci si trovi davanti a un gioco progettato da Capcom e quindi l'atmosfera generale degli enigmi e delle trovate sia un po' diversa dagli Zelda interamente made in Nintendo. Il level design è comunque delizioso, e sfrutta un paio di nuove idee davvero carine: per primi, i funghi disseminati per i livelli, che se tirati e poi lasciati una volta raggiunta la giusta "estensione" possono lanciare Link in aree altrimenti irraggiungibili, ad esempio perché circondate da profonde pozze d'acqua. Il tempo di tiraggio, però, dev'essere attentamente calibrato, perché in alcuni casi si potrebbe andare a finire anche lontano dal punto dove si vorrebbe atterrare... se il funghetto da tirare si trova in un luogo irraggiungibile a piedi, poi, ecco fare la sua entrata in scena, già col primo dungeon, il vaso aspirapolvere, che sulla falsariga del Poltergust di Luigi risucchia l'aria attorno a sé, inghiottendo ragnatele elastiche (che bloccano il passaggio), cespugli e altre cosucce, tra le quali anche il veleno di alcuni funghi nemici (e no, Super Mario non è una delle Guest Star XD ). Continuando a risucchiare, tra l'altro, il vaso assume diverse colorazioni, fino al rosso, e rilasciando il bottone del risucchio può sputare fuori una ventata d'aria, di dimensioni variabili a seconda del colore assunto dal vaso, in grado di stordire alcuni nemici.

Il vaso in azione. Questa ninfea va mossa utilizzando il vaso aspirapolvere di cui sopra.
Al cospetto della porta del boss in stile TWW. Per sapere quale sia il boss del primo livello, guardate appena più sotto...

La grafica: molto simile a quella di Four Swords per GBA, con qualche ulteriore miglioramento e vari tocchi di classe, dunque coloratissima, fumettosa e pacioccosa da non dirsi. La colonna sonora comprende vecchie glorie zeldoiche, quali la BGM degli interni da Ocarina of Time o alcune illustri melodie da A Link to the Past, più brani completamente nuovi che rinfrescano il panorama musicale offerto da Minish Cap. Questo è quanto per ciò che concerne le primissime impressioni sul titolo: per sapere quanto valga veramente dovrò aspettare, come tutti voi (o almeno come la maggior parte di voi), la versione europea del gioco, che peraltro è imminente... intanto gustatevi un po' delle foto grabbate dalla partita e disseminate lungo questo articolo, noi ci risentiamo con la recensione!

Eccolo, il ChuChu gigante che ha già fatto le sue apparizioni nelle immagini ufficiali! Volete sapere come sconfiggerlo? Provate ad utilizzare il vaso aspirapolvere e ne vedrete delle belle...

The Legend of Zelda © Nintendo
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