- Ritratto dell'Eroe da Giovane -

Racconto di Crimsontriforce

Orgogliosamente in timeline con Before Hero's Awakening, di Skull Kid the Last Feanorian.

Una guardia passa silenziosa per la grande sala illuminata dal tramonto e presta poca attenzione allo studioso che, da ore, è immobile al suo centro.
Poco dopo, altri passi turbano la quiete del luogo.
"Sei tu, amica mia?", chiede, levando il capo dai libri.
"Infine ti ho trovato, Fado!", risponde lei, affrettandosi al suo fianco. "Ti cerco da ore, ma né albero né pietra in città recano memoria della tua presenza. Cosa ti porta a condurre ricerche in questo luogo affollato?"
"Puoi vederlo con i tuoi occhi: in questi giorni di preparativi al Tempio l'intero castello è diventato una cornice vuota e silenziosa... comunque cercavo riparo dall'afa, come tutti, e non vi potrebbe essere rifugio migliore. Non senti l'aria gelida scivolare fra le pietre? Sembra portare con sé memorie di leggende mai narrate... Ma vieni, mia dolce amica, siedi, e condividi con me il tuo sorriso gentile, poiché i miei studi ne hanno bisogno."
La zora annuisce e si fa posto vicino al compagno, porgendogli due tomi che le sono d'intralcio. Scorre i titoli con sguardo interessato, ma nessuno le è familiare. "In cosa le tue ricerche ti deludono?", chiede, ritrovando in fretta l'abituale sorriso. "Difficilmente potrò aiutarti, ma se è conforto quello che cerchi, sarò lieta di starti vicino."
"In verità non è nulla su cui valga la pena perdere anche solo un'ora – è un vecchio manoscritto, vedi, sto cercando di datarlo ma fino ad ora il mio sforzo è stato vano..."
"Nulla su cui valga la pena perdere il buon umore prima ancora che un'ora o due del proprio tempo, credo", ribatte lei, scrutando il viso corrucciato dell'amico. "E nulla che tu non possa lasciare agli studiosi di corte. Non ti converrebbe forse uscire e godere dell'aria lieta che pervade la città intera? Già i primi visitatori stanno giungendo dalle nostre patrie lontane, e sai bene che molti ambiscono ad incontrarci. Su, vieni!"
Si alza, con un movimento fluido delle vesti, e cerca la mano del kokiri, che si ritrae.
"Ti ringrazio, ma non ho – non è – preferisco restare qui. Perdonami. Ti ringrazio, parlare con te è sempre fonte di gioia, ma non voglio trattenerti oltre se è tuo desiderio parlare con la tua gente e..."
"E qualcosa non va."
"Mi conosci troppo bene."
"Chiunque lavrebbe notato: non sembri più tu. Puoi condividere questa tua preoccupazione con me almeno? Mi è già difficile pensarti in ansia, e sarebbe doloroso non conoscere neppure la causa del tuo turbamento."
"Ti ringrazio... ho provato a distrarre il pensiero portandolo su ricerche più o meno futili, ma come vedi non ha funzionato. Non riesco a smettere di pensarci."
"Amico mio, saggio fra i saggi, cosa può arrivare a colpirti in tal modo?"
"Laruto, io... ho paura.", ammette infine, guardando per la prima volta negli occhi la sua interlocutrice. Volge poi lo sguardo verso l'alto.
"Temo per noi, e per il regno."
"Le visioni della principessa.", mormora lei di rimando.
"Già."
"Ma Adigar è stato allontanato. Il pericolo ci ha toccati, ma è stato scongiurato. Pur non conoscendo quale minaccia potesse celarsi in lui, ora è stato allontanato, e non dovremmo correre alcun rischio. Sii sereno."
"Eppure non riesco a reprimere l'inquietudine."
"Ed è per questo che sei qui. La brezza della sera è certo piacevole, ma più ancora lo sono gli occhi di pietra dell'Eroe del Tempo, che vigilano eternamente su questa sala... o sbaglio?"
"Intuitiva come sempre. Impensabile riuscire a mentirti – mi sento più sicuro qui, più... forte."
"Ti capisco", risponde, trovandosi improvvisamente su un terreno più noto. "Le gesta dell'Eroe hanno ispirato e continuano ad ispirare i più nobili fra i nostri atti. E non v'è anima in tutta Hyrule che ancora oggi non tessa le sue lodi. Oh, dev'essere stato magnifico vivere in quegli anni, ed assistere alla sconfitta del Male, non trovi? La sua leggenda sopravvive sull'alito del vento, come recita un'antica ballata..."
"No."
"Come prego?"
"Ho detto no." Si avvicina al piedistallo della statua e vi posa entrambe le mani, guardando il viso scolpito con evidente nostalgia. "Molto viene taciuto dalle leggende, molto ancora travisato. Non furono begli anni. Questa lunga pace è il miglior periodo che il regno abbia mai vissuto, e prego ogni giorno le Dee affinché non abbia mai fine." "Certo le tue conoscenze sono vaste, e non dubito che tu possa aver avuto modo di consultare storie del popolo del bosco ignote a noi zora, ma come puoi dire questo? Quasi tutte le fonti sono concordi nel dichiarare il periodo antico il più alto della nostra storia, un'epoca aurea simboleggiata dall'eroe impavido e imbattibile che la salvò, guidato dalla mano delle Dee."
"Laruto..."
La testa del Saggio è ancora rivolta verso l'alto, verso il viso della statua. È indeciso. Poi pensa che se c'è una persona cui può, e deve, ogni verità, questa è proprio Laruto. In nome della loro amicizia sospira e riprende a parlare.
"L'Eroe... Link... era solo un bambino. Un bambino, capisci? Spaventato, come chiunque lo sarebbe... fragile, inesperto, solo. Coraggioso, certo, ha sempre resistito anche nei momenti più bui – e, credimi, ne ha passati. Nobile, sì, di una purezza d'animo che mai più è stata vista in queste terre. E certo amato dalle Dee. Ma, prima di tutto, un bambino. E su questo le leggende tacciono."
Ogni replica le muore in gola al sentire il tono commosso e sofferto dell'amico. Ma non capisce. Cerca spiegazioni, e l'unica che trova le pare irreale.
"Fado. Come fai... a..."
Un altro sospiro.
"Io c'ero."
"Co-Cosa??"
"C'ero quando, infante, è stato portato nei Boschi. L'ho visto crescere fino a quando per la prima volta ha brandito una spada. C'ero quando è tornato, cresciuto nel corpo ma non nell'animo, e io giovane e stolto non l'ho riconosciuto. Solo colei che, a maggior titolo, fu Saggio prima di me, seppe vedere oltre, e ancora me ne danno."
"Perdonami. Ho bisogno di riflettere."
"Tutto il tempo di cui hai bisogno. Perdonami tu per avere taciuto finora. A te almeno."
Laruto riprende velocemente la compostezza che le è propria, sebbene ancora scossa.
"Non capisco." Si avvicina a Fado, come ad accertarsi che sia il compagno di sempre e non un essere arcano uscito da qualche leggenda. Lui le tende la mano per confortarla.
"Non capisco proprio", aggiunge, "perché non ne hai mai parlato prima? Quello che dici è di fondamentale importanza non solo per me, ma per la storia intera! Non solo mi stai dicendo che voi kokiri non siete cambiati dai tempi della Venuta, che già di per sé mi è arduo da accettare, ma che nella vostra terra si è svolta l'infanzia dell'Eroe tanto favoleggiata ma di cui non si hanno fonti certe... riscriveresti la Storia! Non riesco neanche ad immaginarne le conseguenze, intere opere andranno riviste, e la tua gente avrà gloria eterna..."
"Già."
"'Già'?"
"Già."
"...Capisco. Capisco e approvo, invero, ma la ricerca della verità non dovrebbe essere ancor più fondamentale? Comprendo il rifuggire la fama, ma non è... giusto?", aggiunge con una nota d'incertezza.
"Non lo so. In tutta onestà, non so cosa sia più giusto. È un sentiero stretto e tortuoso, e pur meditando da molto sulla questione non ne sono venuto a capo. Ma forse è giunto il momento di parlarne almeno col Re. Potrò contare sulla tua compagnia quando, dopo la fine delle celebrazioni, avremo modo di discuterne? Ne sarei oltremodo lieto." "Certamente. Ma alla sola condizione che tu ora mi accompagni per le strade della città in festa, come già avremmo potuto fare da tempo. Questi giorni sono sacri e lieti, facciamo loro onore. Vieni!", dice sorridendo.
Due figure si allontanano dalla sala ormai in ombra... la fine di un'epoca è vicina.

Fine