- Un'ambigua vittoria -

Racconto di Ganon

Il Grande Male, sigillato e dimenticato, tornò dalle montagne... ma l'Eroe del Tempo non tornò a salvare il suo reame. La Leggenda come può affermarlo con certezza?

Un passo dopo l'altro, fino a quando la mente non si trovò d'accordo con il corpo. Riposo, pausa, a qualunque costo. E cadde gravemente sul terreno, la spada che abbandonava la sua mano, lo scudo incastrato al braccio destro e deformato da numerosi colpi. Qui allora, pensò, è qui che termino la mia vita, in mezzo alla sabbia.

E dire che non sarebbe dovuta finire così. Non era proprio ciò che immaginava, proprio per niente. <<Anche le profezie sbagliano dunque>> disse con un filo di voce, cercando di ridere noncurante del destino che, se lo sentiva, si stava avvicinando per annunciare il suo ultimo corso, come quel vento che da tempo giungeva dalle montagne si avvicinava nel punto dove si trovava disteso a terra, scottato dalla sabbia. Ma il vento era freddo, pungente, in contrasto con ciò che si trovava sotto il suo corpo, così caldo, arido, privo di vita... effettivamente, era come il vento, ora che poteva sentirlo meglio. No, non era un vento benefico, di quelli che trasportano il polline delle piante per diffondere vita ovunque vadano, aveva sbagliato, era proprio come quel deserto... erano... La stessa cosa?

<<Se devo morire, che succeda subito>> Rimuginò. Era atroce avere ancora il cervello che ragionava a piena velocità e il corpo immobile, sfiancato e arso dalla sabbia, che abbandonava ogni difesa e si faceva bruciare così gratuitamente dal terreno e dal sole. <<È frustrante>> pensò <<non riuscire a parlare e sentirmi questa voce che mi suggerisce di ragionare>>.

Improvvisamente sentì un desiderio morboso di morire. Sapeva che sarebbe successo, ma quando? Aveva sentito parlare di sventurate anime che, perdendosi nel deserto, erano morte vittime della pazzia, e certo non voleva rientrare in questa categoria. E dire che di momenti critici e cruciali ne aveva vissuti, ma quello, ne era sicuro, sarebbe stato

<<L'ultimo>>.

Si, esattamente. L'ultimo suo momento della sua vita. Stava incominciando ad abbandonarsi alla pazzia, se lo sentiva: infatti non era stata la sua vocina a dire qualcosa. O forse sì? L'aveva pensato, o forse sentito?

<<Ora sarai soddisfatto. Stai morendo... ma come quei pazzi.>>

Sì, era così. <<Hai perfettamente ragione>> pensò... sì, aveva ragione, ma chi era?

<<Voltati, eroe>>.

E così fece. Ma la figura che aveva davanti a sé non corrispondeva neppure all'ultimo dei suoi più disperati pensieri.

<<Sorpreso? Sì? Non preoccuparti ragazzo, non cercare di rialzarti e vedrai che... ma... cosa stai facendo? Stai... stai cercando la tua spada?>>

L'uomo scoppiò in una fragorosa risata, ma di fragoroso aveva solamente il rumore: non c'era gioia in quel frastuono. Terminato di ridere del gesto del ragazzo, portò il suo piede sopra allo scudo del malcapitato, ancora a terra.

<<Non hai nemmeno la forza per urlare, "eroe"? Nemmeno di gemere? O forse non ricordi di possedere un braccio?>> e a queste parole spinse con forza tutto il peso del corpo sullo scudo.

Il ragazzo sentì una fitta di dolore partire dalla mano, ma non aprì bocca, non proferì lamenti, cercò semplicemente di dire qualcosa che, però, morì prima di arrivare alle labbra.

<<So cosa vuoi dirmi. So anche cosa stai pensando. No, eroe, stavolta no. Tornerò ad Hyrule, e stavolta la tua stirpe non mi fermerà nel mio progetto. Senti il vento soffiare? Passare sulla tua pelle?>>

Il ragazzo non sentiva niente, neanche il calore sprigionato dal terreno. Non sentiva più alcuna sensazione: dolore, freddo, caldo... le aveva mai sentite? Cosa volevano dire quelle parole di cui non conosceva più il significato in quel frangente? Il suo corpo aveva mai provato tali segnali?

<<No no no>> disse l'uomo <<non è quello che pensi.È il vento che non soffia più, non sei tu a non sentirlo. Il vento è il mio potere, che sta di nuovo crescendo... ora, bambino... lo senti il vento?>>

Un urlo risuonò nella valle, un urlo che si perse però subito nel vento che aveva ricominciato a soffiare.

<<È il vento del dolore. Di quello che ho provato, di quello che stai provando ora, e di quello che proveranno altri dopo di te. È l'aria di una nuova era, o più correttamente, sebbene tu non possa saperlo, di una vecchia che sta tornando, e la quale stavolta non riuscirete a fermare...>>

Ganondorf prese la mano sinistra del ragazzo, e notò una cicatrice profonda, la quale brillava alla luce del sole.

<<Proprio nella stessa posizione di un tuo certo antenato... Forse non lo sai nemmeno cos'è, ma io lo so. E so anche che in questo modo me ne mancherà solo una parte per completarla... >> disse l'uomo, mentre i suoi occhi si accendevano di una malsana gioia.

Il ragazzo strinse la mano negli artigli di Ganondorf, e incominciò a muovere le labbra, mentre qualcosa di indefinito scivolava dalla sua bocca, e con fatica giungeva alle orecchie del suo oppressore.

<<Come dici? Ma... Ga...n...? Mio eroe!!! Insomma, stai morendo! Parla chiaramente, saranno le ultime parole che pronuncerai e marcheranno la mia memoria in ricordo di questo momento così... così... emozionante!!>>

E fu allora che "l'eroe" cacciò via la sua mano da Ganondorf, riuscì barcollando ad alzarsi, e puntò la spada contro il maligno.

<<Che... c...che... tu... sia... maledetto... Ganon...d...d...orf!!>>

E fu allora che Ganondorf scoppiò in una risata che rimbombò nella testa del ragazzo, e scacciò via l' ultima parte di determinazione e insofferenza al dolore che aveva motivato quello sforzo.

Non smettendo di ridere, Ganondorf riprese a parlare, con voce assai divertita:

<<Questa proprio non me l'aspettavo! Tu forse non lo sai, ma stai pronunciando le mie stesse parole, parole che pronunciai secoli fa, in punto diciamo... di morte...>> E rise di nuovo. <<Che destino curioso il tuo!>>

Ma Ganondorf notò qualcosa che non andava nel ragazzo. Non sembrava spaventato, o rassegnato alla sua sorte. Ma anzi, con la voce più sicura che un uomo avrebbe potuto avere in un momento del genere, proferì le seguenti parole:

<<Non... gioirei... se fossi... in te...>>

E Ganondorf smise di ridere.

<<Cosa... vorresti dire?>>

Il ragazzo fissò lo sguardo sugli occhi di Ganondorf, e non li smosse da quelle due cavità sorprese ma sicure, sebbene lacerato dal dolore che ancora percepiva al braccio.

<<Uccidimi... uccidimi pure. Ma la mia... maledizione... non... ti abbandonerà!... Ci saranno altri... altri dopo di me...>>

Ganondorf emise uno sbuffo, simile ad una risata, ma breve e insicura.

<<Di chi altro vai parlando? Tu sei l'ultimo, ragazzo... sei l'ultimo della tua stirpe, non ci saranno altri dopo te, perché ti sto uccidendo in questo momen...>>

<<Guarda la... mia mano...>>

<<Non osare bluffar...>>

<<Guar...dala...>>

Ganondorf afferrò la mano del ragazzo, e la rigirò come si farebbe ad una bambola per osservarne il dorso. Il ragazzo notò che gli occhi del suo oppressore si erano allargati dalla sorpresa, e sapeva il perché... il triangolo stava svanendo...

<<Ma... cosa sta...>>

<<Non... ero... io... che... dovevi... uccidere... Ganondorf...>>

<<Cosa? Tu sei uno della stirpe di Link!! Sei il discendente del bambino proveniente dalla foresta dei Kokiri! Possiedi il sangue di colui che mi rinchiuse nel reame con l' aiuto della principessa Zelda e dei saggi, dopo che il mio castello crollò!>> E pronunciò l'ultima frase accompagnandola ad una sguardo totalmente fuori controllo.

<<Non sono il suo discendente... ma certo...>> emise un piccola risata <<Certo... possiedo il suo sangue...>>

<<Cosa vorresti...?>>

E il ragazzo mise una mano in una tasca, dalla quale prese un sacchetto di pelle.

<<Ta...nto... non... servirà... più...>>

Aprì il sacchetto, e ne fece scivolare un piccolo oggetto, grosso poco più di un palmo di mano, blu, con un simbolo sovrastante, raffigurante un triangolo composto da altri tre piccoli triangoli. Ganondorf rimase sbalordito. Esterrefatto. Incredulo.

<<L'ocarina!!!>>

<<Sì...>>

Ganondorf aveva gli occhi sbarrati.

<<Tu... tu sei quel Link!!!! Quel LINK!!!>>

<<Sì... e uccidendo me, non ucciderai l'ultimo discendente... ma il loro capostipite!!!>>

<<Ucciderei comunque tutta la tua stirpe! Uccidendo te, raggiungerei ugualmente...>>

<<Nulla... proprio nulla... ho già... generato... figli... prima di venire qui... nel futuro... ormai lui... è al sicuro... e sarà lui... a... a...>>

Ganondorf impose la mano verso il petto di Link, il quale crollò a terra, con la bocca ancora semiaperta.

<<AD UCCIDERMI? Sei stato furbo. Dal tuo corpo non posso prelevare la tua Forza, dalla tua morte non posso ricavare nulla, perché... PERCHÉ MI HAI INGANNATO!!! Maledetto Link!! TU E TUTTA LA TUA STIRPE!!!!!!>>

E Ganondorf scomparve. Il vento si rialzò, e il corpo di Link rimase lì, abbandonato. Giorni dopo soffiò però un'altra corrente, e la sabbia dove settimane prima si trovava il corpo di Link venne travolta dall'impeto del nuovo vento e trascinata fino ad una foresta, nella quale gli abitanti rimanevano bambini per sempre.

E fu così che Link, l'Eroe del Tempo, salvò Hyrule salvando la sua stirpe. Infatti da questa, sarebbe nato colui che avrebbe avuto il potere di controllare il vento... colui che avrebbe di nuovo sigillato quel vento che, imperterrito, continuava a soffiare dalle montagne...