- Il piccolo tesoro -

Racconto di Nephenee

Link constatò con orrore che stava tremando. La mano che reggeva la spada era scossa da un tremito incontrollabile e l'altra non sosteneva lo scudo come avrebbe dovuto: il braccio pendeva invece lungo il fianco, abbandonato, incapace di sollevare la sua unica protezione.
"Non devo avere paura... Non io..."
Confuso, spaesato, debole come mai si era sentito prima, Link non riusciva a distogliere lo sguardo dall'imponente guerriero che lo fronteggiava e lentamente avanzava nella sua direzione. Ogni passo era accompagnato da un sottile cigolio della pesante armatura che lo proteggeva e lo sgradevole stridore delle lame metalliche sfregate fra loro, ben udibile nonostante il fragore dei tuoni in lontananza.
"No, è inutile negarlo... sono... terrorizzato..."
Sentiva il vento vorticare in rapide folate attorno a loro, gelide raffiche che gli schiaffeggiavano il viso e nocevano al suo già precario equilibrio. Presto cadde in ginocchio, privo della forza per rialzarsi. Questa non era una battaglia che poteva vincere.
"Com'è... strano. È proprio l'Eroe a non poter sostenere questo scontro. Chiunque altro potrebbe, ma lui, io, no. È frustrante..."
E il nemico era sempre più vicino, la cupa lama stretta nella mano destra. Link non aveva subito un colpo, ma sapeva di essere già stato sconfitto. Egli stesso si stupì della sua rassegnazione, così forte e terribile, una sensazione sgradevole che gli riempiva il petto e premeva dolorosamente fra le costole. Dov'era il coraggio che l'aveva sempre accompagnato, dov'era la virtù grazie alla quale aveva guadagnato il nome di 'Eroe'? Aprì gli occhi che aveva inconsciamente chiuso e vide il cavaliere così vicino, così grande e tremendo, così potente e indomito, senza paragoni, senza eguali; un nemico che Link non poteva attaccare in alcun modo. Di certo non il più temibile che avesse mai affrontato, eppure non poteva ferirlo, semplicemente non poteva.
Egli aveva sollevato la nera spada, pronto a calarla sull'avversario inerte. Link immaginò un ghigno dietro quell'elmo invalicabile per il suo sguardo; e stranamente fu proprio quell'idea a spingerlo a scansarsi con una capriola e salvarsi la vita, bastò quel pensiero, quell'immagine mentale. Dietro di sé, il tonfo della lama che mancava il bersaglio.
Tornò in piedi, ma se aveva recuperato le forze non aveva ancora trovato la determinazione. Barcollava sulle gambe tremanti e le braccia non rispondevano correttamente ai suoi comandi. "Calma," si impose mentalmente. "Non posso arrendermi, non ora. Devo stare calmo e lucido."
Ma non riuscì. La spada nemica, larga almeno quanto il corpo del ragazzo, lo colpì con il piatto della lama e lo gettò nuovamente a terra, mozzandogli il fiato. La caduta fu violenta e Link di riflesso si piegò in avanti, stringendosi il ventre ferito con il braccio sinistro, ora libero: la spada era caduta più in là, troppo distante per riprenderla in tempo. Aveva anche sentito un sordo tintinnio, come il suono di pietre o monete cadute, ma non aveva compreso da dove venisse o da cosa fosse stato provocato. Con la coda dell'occhio vide la nera figura lanciarsi verso di lui e la paura fu tale da impedirgli perfino di serrare le palpebre; al contrario, le spalancò, ormai certo di morire, e si appellò mentalmente a un miracolo.
E un miracolo avvenne. Il guerriero non lo colpì, ma invece lo scavalcò con un balzo e si lanciò su qualcos'altro non troppo distante; il ragazzo ebbe quindi il tempo di rialzarsi e recuperare l’arma mentre il nemico intascava le rupie che Link aveva perso nella caduta. Riuscì a sorridere per lo strano modo con cui le Dee erano intervenute nel salvargli la vita. "Strano? No, nient'affatto." Impugnò la Phantom Sword con nuovo vigore e si mise in posizione, le tasche più leggere di prima.
Del resto, poteva anche essere posseduto da Bellum, ma Linebeck era sempre lo stesso.