- Le Cronache di Clock Town -

Racconto di Alexcri90

- Il Sole e la Luna -

- Hai visto che bella luna stasera, Anju? –
Il sole era già tramontato da qualche ora dietro l'orizzonte, e tutti gli abitanti di Clock Town si erano già rinchiusi dietro le porte delle proprie case per riposarsi e riprendersi per il giorno seguente.
Soltanto dal Milk Bar provenivano alcune voci, e una dolce musica.
- Hai ragione, questa sera è proprio meravigliosa. –
Due ragazzi ammiravano il cielo trapunto di brillanti stelle, e osservavano meravigliati lo splendore biancastro della luna che si stagliava maestosa sopra di loro, seduti dal grande balcone in cima allo Stock Pot Inn.
- Come te, Anju. –
- Oh, smettila, Kafei – commentò la ragazza divertita. - Questi commenti sono ormai superati! – aggiunse, anche se non la pensava affatto così, a giudicare dal sorriso che si dipinse sul suo volto.
- Beh, è vero. Sei meravigliosa. – ripetè il ragazzo seduto accanto a lei, arrossendo lievemente.
- Ah ah! Guardati, sei diventato tutto rosso! Non mi dirai che sei ancora timido... ricordi che ci sposeremo presto, vero? – rispose Anju.
- È ancora una data così lontana per me... - disse Kafei.
- Dai, portiamo pazienza... ormai, la data è vicina! Mancano solo tre giorni! Oh, Kafei, sono così emozionata... presto saremo finalmente marito e moglie, e saremo una famiglia... cosa potrebbe andarci storto, ora? Sono così felice, Kafei... -
I due si scambiarono un lungo bacio, che durò parecchi minuti.
- Promettimi ancora che mi amerai per sempre, Kafei. – disse Anju.
- Te lo prometto. Ora e continuerò a prometterlo per sempre. Ti amerò per sempre, lo sai. –
La ragazza sorrise e cominciò ad avviarsi verso l'albergo della città, dove viveva e lavorava.
- D'ora in poi, nulla andrà storto. Tra tre giorni ci sposeremo e finalmente saremo una famiglia. – aggiunse Kafei. – Te lo prometto. –
- Ti amo, Kafei. –
- Anch'io, Anju. –
Si scambiarono un ultimo sorriso e ciascuno si avvio verso la propria abitazione.
Anju entrò nell'albergo, e Kafei si diresse verso la casa dei genitori.
"Presto, anche io e Anju avremo una casa tutta nostra" pensò Kafei mentre passeggiava.
Era sommerso nei propri pensieri quando sentì un forte fruscio alle spalle. Si voltò, ma non c'era nessuno.
"Cos'è stato?" si chiese fra sé. "Un animale?"
Continuò a guardarsi intorno sospettoso, mentre affrettava il passo per raggiungere la propria abitazione il pù in fretta possibile.
Si sentì un altro fruscio, e questa volta Kafei si fermò deciso.
- Chi va là? – disse il ragazzo, brusco, alla fredda notte. – Chiunque tu sia, fatti avanti. –
Passò qualche interminabile minuto di silenzio, dopodiché si sentì una risata perforante, acuta, insopportabile.
- HIHIHIHIHIHI... - Rise ancora la voce.
- C... chi è? – Chiese il ragazzo, con la voce leggermente tremolante.
- HIHIHIHIHIHI... - La risata era nuovamente acuta, e trasmetteva una malignità sconvolgente. Kafei tremò quando la voce rise.
- Uh uh... quanto amore per una persona... - disse la notte.
- Chi sei? – Ripetè Kafei.
Ma la voce continuò imperterrita, come se non fosse stata mai interrotta. – Come fai ad amare una ragazza così tanto, e provare una fiducia così cieca? Come fai a credere che in futuro lei non possa tradire il tuo amore? Che illuso... Hihihihihi... -
- Che diavolo... che c'entra Anju? Che le hai fatto? – Chiese il ragazzo spaventato.
- Oh, non ho mai detto che io le abbia fatto qualcosa... ti stavo semplicemente ponendo qualche domanda... lei sta serenamente dormendo, e sta facendo sogni sereni sul vostro patetico futuro... Hihihihihi... no, ti stavo semplicemente facendo qualche domanda, nulla di che... Hihihihihi... - disse l'oscurità della notte, divertita.
- Chi sei? Hai dubitato dell'amore che ci lega, stai farneticando sul nostro meraviglioso futuro, e non ti sei ancora fatto vedere. Fatti avanti, vigliacco. –
- Oh, che ragazzino impertinente... ti ho soltanto mostrato una possibile verità... ma sei soltanto un bambino capriccioso... - rispose la misteriosa voce a Kafei.
- Ti ho già chiesto fin troppe volte di farti avanti, se ne hai il coraggio. – Ripetè ancora e ancora il povero ragazzo.
- Tsk, sei proprio un bambino impertinente, lo sai? –
- Smettila di darmi del bambino, e fatti avanti. –
- Oh, no, io continuo a darti del bambino, perché SEI un bambino. Guarda come ti comporti, proprio come un mocciosetto capriccioso e spavaldo che in realtà se la fa sotto dalla paura... Hihihihihi...-
- Smettila di darmi del bambino, sono un adulto e tra tre giorni mi sposerò! – disse il ragazzo con voce alta.
- Hihihihihi... ma guardati... sei proprio un bambino... guardati... SÌ, GUARDATI... non vedi che sei un bambino? Hihihihihihi... - rispose la voce acuta.
- Ma che diavolo... - Kafei non fece in tempo a finire la frase. Arrivò il dolore, che gli pervase tutto il corpo come una forte scarica elettrica. Un dolore talmente lacerante che l'unica cosa che gli rimase impressa nella mente fu Anju, soltanto lei. Urlò più e più volte, ma non venne nessuno.
Era immerso in una oscurità totale, ed era fin troppo buio per essere notte.
"Che... che mi sta facendo questo diavolo? Cosa sta succedendo? –
Dopo qualche minuto, il dolore si placò lentamente. Kafei sperava che fosse tutto finito.
- Hihihihihi... -
- Che... che mi hai fatto? – Chiese Kafei, ancora dolorante. – Che cosa mi hai fatto, piccolo diav... –
Il ragazzo si bloccò improvvisamente, tastandosi la gola. La sua voce era diventata molto più acuta, molto più... giovane.
"Cosa..." pensò il ragazzo.
- Hihihihihi... - rise ancora la voce. – Visto? Alla fine avevo ragione io, tu sei soltanto un bimbo... Hihihihi... guardati... -
Il ragazzo si girò istintivamente verso una pozza vicina, e si riflettè.
"È... assurdo... che cosa..." Il ragazzo rimase sbalordito.
- CHE COSA HAI FATTO AL MIO CORPO, MOSTRO? CHI SEI? FATTI VEDERE!! – Urlò a pieni polmoni il ragazzo. Ma la città sembrava morta.
Il volto di Kafei sembrava ridotto. Non aveva più l'aria matura di qualche minuto prima.
- Hihihihi... visto? Sei un bambino, avevo ragione io... non fai altro che sbattere i pugni inutilmente quando le cose non vanno coe vuoi tu... Hihihihi... - La voce rise ancora e ancora. – ma visto che ci tieni così tanto a vedermi, allora per questa volta ti farò contento... sennò dopo piangi, come fanno tutti i bambini.. Hihihihihi... - la voce rise ancora e ancora.
Dopodichè, Kafei vide. Vide qualcosa che avrebbe preferito non vedere. Uno strano folletto con un largo cappello di paglia troneggiava sopra di lui, ridendo. Il viso era coperto da una spaventosa maschera, che riecheggiava di dolore, disperazione e distruzione.
- Io sono Skull Kid – disse il folletto. Dopodichè, Kafei vide solo il buio.

Quando si risvegliò, la luna brillava ancora alta nel cielo. Il folletto, Skull Kid, era scomparso. Si tastò, e purtroppo scoprì che la natura "bambinesca" non era affatto scomparsa, e lui la sentiva pulsare dentro. Si sentiva ferito, tradito, confuso, infuriato e corrotto contemporenamente, e provava dolore.
"Chissà... chissà come mi vedrà Anju, adesso... ora non vedrà altro che un bambino... - pensò il povero ragazzo, il povero bambino.
Disse che non era tempo per rimuginare, che doveva agire. Avrebbe preso con sé la Maschera del Sole (la maschera che avrebbe scambiato con Anju il giorno del matrimonio) e decise che si sarebbe nascosto fino al giorno del Carnevale del Tempo. E finalmente sarebbe tornato a rivedere Anju, e darle la sua Maschera. Nell'attesa, avrebbe pensato ad un modo per rintacciare Skull Kid, e ritornare adulto.
Entrò in casa e, cercando di non svegliare i genitori, prese pochi viveri e la Maschera del Sole.
Dopodichè, si diresse verso la lavanderia, da dove sbucava una porta che dava sul retro di un negozio. Quel luogo gli era stato mostrato da tempo dall'amico mercante, che glielo aveva offerto nel caso si fosse trovato in disperato bisogno di aiuto. Nella sua situazione, Kafei si trovava sicuramente in un disprato bisogno di aiuto, e decise che si sarebbe rifugato lì.
Continuando a camminare a passo veloce attraverso la città, si ritrovò davanti ad un'anziana signora, che portava una pesante sacca sulle spalle.
- Signora, ma che ci fa qui in giro di notte, di questi tempi poi... sembra che il suo sacco sia veramente pesante, vuole una mano? – si offrì il ragazzo.
- Oh oh, che bimbo gentile... grazie, piccolo, ma ce la faccio da sola... stai attento tu, piuttosto, con quella maschera così bella che porti... ho sentito che Sakon il ladro sta facendo parecchi bottini ultimamente, e immagino che la tua maschera dorata possa essere un suo obiettivo, se la vede... ehh... purtroppo, Clock Town è fatta anche di questo e... dove vai, piccolo? – rispose l'anziana.
- Io... ho fretta.. mi scusi per averla trattenuta. –
Il ragazzo affrettò il passo verso la lavanderia della città. Vero, Sakon il ladro ultimamente attaccava spesso, ed era diventato un nome famoso nela città. Sbucava ogni notte da ogni dove, e depradava le sue vittime dei loro oggetti più valorosi.
Mentre correva, il ragazzo sentì un forte dolore alla nuca. Ancora stordito, Kafei si voltò e vde che la Maschera tanto preziosa gli era caduta. Allungò il braccio per raccoglierla, ma una mano fu più veloce di lui.
- Toh, che maschera scintillante... è oro questo? Guarda guarda... volevi portartela al Carnevale del Tempo, piccolo? Beh, credo che dovrai fare senza... e la prossima volta, vedi di fare più attenzione a non girare di notte, potresti fare qualche brutto incontro... ah ah... - disse una voce sottile.
Il ragazzo si volse verso colui che parlava, e riconobbe il suo volto...
- S... Sakon! – disse il ragazzo.
Dopodichè cadde a terra, svenuto ancora una volta.

Quando si risvegliò, un nuovo sole era sorto dall'orizzonte. Era disteso su un letto di paglia, e un uomo gli stava rimboccando le coperte. Era nel retro del negozio del suo amico.
- Mamma mia, povero bambino... ti ho ritrovato disteso poco lontano da qui... che ti è successo? Tieni, ti ho preparato del latte... -
Dopodichè, Kafei urlò di dolore. Un dolore al cuore. E pianse. Pianse lacrime amare, come solo i bambini sanno piangere.

Intanto, un orologio rintoccava le sei. Mancavano tre giorni, ma nessuno sapeva ancora cosa significasse. Un verde Deku sarebbe uscito poco più tardi dalla Torre dell'Orologio, e già alcuni osservavano attoniti la nuova luna che si stagliava sopra di loro, nonostante fosse giorno... ma ancora, nessuno sapeva nulla. Era l'alba del primo giorno.