"Hey è l'ora della storia". "Mi siedo io sulle gambe di zio Morstagg". "No, tocca a me sedermici". "Calma bambini, non litigate". Un uomo, di stazza imponente spunta dalla penombra. Veste una lunga, comoda vestaglia e sotto il braccio tiene un grande libro.
Misura a grandi passi la stanza, quindi si siede su una grande poltrona. Egli è Markus Morstagg generale del glorioso esercito di Hyrule, protagonista di eventi che sono accaduti sulla terra dei numi, eventi raccolti in una storia che il buon Morstagg sta per raccontare ai suoi nipoti... e a voi sempre che ascoltar vogliate.

Questa è la storia di splendidi castelli, di gente felice, allegra, solare, di un regno di luce, luce intensa che inonda ogni cosa, ma dove c'è luce c'è anche ombra e più la luce è intensa più l'ombra è fitta, nera, impenetrabile. Talvolta malvagia.

 
- The Legend of Zelda: Through the Darkness -

Racconto di Andrea

- Capitolo 1 -

Era notte, la luna alta nel cielo, simile a tutte le altre nottate nel regno di Hyrule. Ma qualcosa di terribile stava per accadere; nelle intricate vie del Castle Town il lume di una casa bruciava olio e con la sua fiamma gettava luce attraverso le finestre sin sul muro opposto. Nella croce d'ombra formata dalle battute della finestra l'ombra delle spalle e della testa di un uomo e d'una minacciosa spada facevano capire che la vita di costui non avrebbe visto a lungo questa terra e infatti, in men che non si dica la fredda lama gli trapassò il petto mentre un gelido e tagliente urlo squarciò la tranquillità della notte. Altri uomini udirono il disperato grido, ma quando giunsero sul luogo dell'atroce crimine, l'anima prava che brandì la spada, stava già scomparendo nel buio mentre le sue spalle venivano inghiottite dall'ombra. Anche la luna sembrò essersi accorta di ciò che accadde e nascose il suo volto dietro una nera nube.
L'indomani nella piazza del mercato c'era la consueta folla, mercanti che badavano agli affari combattendo tenacemente per ogni singola rupia, ma quel giorno i commerci erano saltuariamente interrotti da qualche fugace tregua per raccogliere e scambiare informazioni riguardo il tragico delitto avvenuto la sera prima.
L'assassinato era Alexander Brandir, uomo politico, militante nel partito conservatore, buon padre di famiglia; ultimamente aveva qualche problema con la moglie, ma come tutti i problemi che possono esserci tra due coniugi.
Vicino ad una delle bancarelle un gruppetto formato da cinque persone parlava degli inquietanti fatti del giorno:
"Per me è stato l'amante della moglie" Disse uno.
"Ma stai zitto lo sai bene che i problemi che avevano non erano di quel carattere. È molto più probabile invece, che sia stato qualche d'uno del partito progressista, che è contro a quello del povero Alex" Controbatté un altro.
"No, secondo me è stato un fantasma tornato per cercare vendetta".
"Bah, non ho voglia di stare ad ascoltare le vostre idiozie". L'uomo che si staccò dalla conversazione era Horatio Merenonis. Dopo essersi congedato dai suoi amici, voltò loro le spalle, si diresse verso l'uscita della città con passo sicuro anche se nei suoi occhi v'era un velo di tristezza.
Horatio era un avvocato, abile oratore, abituato a confrontarsi con altre persone, non aveva paura di esporre la sua opinione. Egli era sempre stato un uomo positivo, attaccato alla vita, ma da un po' di tempo aveva come un presentimento, un'oscura sensazione che gli gravava sul capo e a volte gli faceva venire oscuri pensieri, ma la sua mentalità pratica gli aveva sempre fatto attribuire queste sensazioni a qualcosa di passeggero, dovute al troppo al lavoro.
Calò la notte su Hyrule, le tenebre, come un calmo mare, ricoprivano ogni cosa e i contorni degli alberi e delle case erano appena accennati da una luna che sembrava stranamente lontana, quasi non volesse assistere agli avvenimenti che stavano per accadere nel villaggio Kakariko; Horatio stava camminando per la via principale del villaggio, la sua ombra si distingueva dal mare nero della notte solo quando attraversava la luce proiettata dalle finestre di una casa, ma subito dopo tutto tornava nero, compatto, terribilmente oscuro. aveva da poco oltrepassato la palma all'inizio del villaggio quando senza motivo si voltò verso la torre alla sua sinistra. Improvvisamente si sentì il petto trafitto prima da una, poi da due frecce; si buttò sulle ginocchia quindi si accasciò su di un fianco. Sentiva la morte sopraggiungere, ma non sapeva perché stava morendo; pensò a tutte le sue cause in tribunale ma nessuno poteva avercela a morte con lui per il suo lavoro. Non credeva che si morisse così lentamente e tutto ad un tratto comparve nella sua mente una figura: un uomo anziano, il volto coperto da un ampio cappuccio dal quale spuntava una barba grigia, antica. La sua mano sinistra era poggiata sulla spalla destra di una giovane ragazza più bassa di lui di circa una spalla. La ragazza vestiva interamente di verde, anche i capelli e gli occhi erano verdi. Entrambi sorridevano, quando ad un certo punto l’uomo anziano disse: "Lontano dalla luce." E la ragazza continuò:"L’ineffabile splendore". Dopo queste parole Horatio esalò il suo ultimo soffio di vita. Le figure che vide gli attimi prima di morire, stranamente lo confortarono, anche se non le aveva mai viste in tutta la sua vita.
Poi di nuovo e soltanto buio.