- Il tramonto del fuoco -

Racconto di Andrea

- TERZA PUNTATA -

Accidenti, non avrei mai immaginato che il paradiso fosse così terribilmente noioso.
Tutto buio.
Un mondo impastato in un nero più nero del nero.
Tutto condito da rumori soffusi, ovattati, lontani.
Magari è l'inferno.
Sinceramente in vita non ho mai pensato alla salvezza della mia anima.
Passavo i giorni, almeno penso fossero giorni, in quell'oscurità impenetrabile; poi d'un tratto una luce mi abbagliò, era una luce accecante, penetrante, che sembrava poter trapassare il metallo.
Trascorsero lunghi momenti, quasi dolorosi, prima che mi potessi abituare a quella luce.
Poi quando mi abituai a sopportare quella luce mi alzai di scatto ed ebbi un tuffo al cuore.
<<E che accidenti>> imprecai, <<questa è la stramaledettissima topaia in cui ho sempre vissuto. Che la dea benedica questa dolci mura>>.
Solo dopo qualche minuto mi resi conto del dolore lancinante al petto. Ebbi una fitta tale che mi dovetti nuovamente sdraiare.
Dalla porta entrò il ragazzo che mi aveva aiutato ad indossare l'armatura la notte prima della battaglia. Mi disse che non mi sarei dovuto sforzare in quella maniera, che avevo ricevuto un brutto colpo, che avevo già dormito per più di una settimana e che sarebbe stato meglio se avessi continuato a farlo.
<<Un brutto colpo?>> gli chiesi e con un gesto della mano indicò un angolo della stanza; su un grande tavolo erano disposti tutti i pezzi della mia armatura e notai sul pettorale una vistosa ammaccatura.
Capii tutto.
Lo spunzone dello scudo di quel mostro mi aveva solamente fatto perdere i sensi.
Io che mi vantavo tanto di essere il generale veterano del glorioso esercito di Hyrule, combattente di innumerevoli battaglie, nato guerriero e compagno d'arme del grande eroe che un tempo insieme a me salvò Hyrule, ero svenuto come una donnicciola in gonnella.
Risi di me stesso.
Poi d'un tratto mi venne un dubbio. <<Ma non sarà che sono all'inferno, questa è una tortura diabolica e tu sei una meschina illusione del dio degli inferi?>> dissi rivolto al ragazzo che aveva stampata in faccia un'espressione di comico stupore. Gli feci cenno di avvicinarsi. Fece due passi poi si fermò esitante.
Gli feci cenno di avvicinarsi ulteriormente, fece altri due passi, poi quando fu abbastanza vicino gli tirai un ceffone così forte che risuonò per tutta la stanza.
Poi dissi ridendo <<No, non sei un'illusione>>. Il giovane uscì stizzito dalla stanza.
Stavo fissando il soffitto della mia stanza; ero ancora frastornato e sorpreso dal fatto che fossi ancora vivo e tutto sommato sano, quando vidi la porta aprirsi lentamente, con un fragoroso cigolio.
Entrò un uomo alto, prestante. Il volto, orrendamente deturpato da una vistosa cicatrice che gli partiva dall'orecchio sinistro e finiva sulla guancia destra, era incorniciato da una rada barbetta bianca e corti riccioli brizzolati.
Se non avesse indossato la divisa avrei stentato a riconoscerlo; era un ufficiale dell'esercito ed era poche posizione più in la alla mia destra durante la battaglia.
Senza che gli chiedessi nulla mi spiegò la situazione di Hyrule al momento.
L'esercito nemico era stato distrutto grazie all'intervento degli Sheikah e dell'eroe, i generali nemici giustiziati, il signore della guerra catturato e imprigionato.
Tra le nostre file c'erano state perdite contenute ma sempre troppo numerose. Ai caduti era stata data degna sepoltura ed era stata pronunciata una messa solenne mentre le carcasse dei nemici erano state bruciate in un'immensa pira.
Ogni popolo di Hyrule era tornato ad occupare le sue zone naturali. Tranne gli Sheikah che dopo la battaglia, così come erano venuti, se ne erano andati.
Rimase in silenzio fissandomi per qualche istante poi distolse lo sguardo e gettò lunghe occhiate al cielo azzurro oltre la finestra.
Dopo alcuni lunghi minuti di silenzio gli chiesi <<L'eroe? Che fine ha fatto? È già sparito?>>
Lentamente, con un sospiro, volse lo sguardo e mi fisso negli occhi. <<Sì>> disse <<la nebbia lo ha fatto arrivare e là, nella nebbia, si è dissolto>>.
Con lo sguardo fisso su una nuvola incorniciata dalla finestra, risi.
Ero felice, certo, ma allo stesso tempo, nel mio animo, c'era una punta di delusione.
Avevamo vinto, la battaglia e la guerra, ma non ero riuscito a conoscere il nuovo eroe.
Che le dee mi permettano di conoscerlo, se non in questa vita, almeno nell'altra.
Poi, nel tratto di cielo inquadrato dalla mia finestra guizzò rapido uno stormo di uccelli rossi, come non se ne vedevano da tempo.
Fu allora che mi resi veramente conto di quanto fossi fiero di essere Hylian.

FINE

Andrea