- The Legend of Zelda: Through the Darkness -

Racconto di Andrea

- Capitolo 4 -

La mattina dopo Link si svegliò scattante come sempre pronto a recarsi al lavoro.
La famiglia di Link non era molto ricca, per cui egli, anche se era nella fascia d'età in cui si è liberi di non lavorare, aveva trovato un lavoro come pastore nelle stalle del vecchio Gromir.
Effettivamente non era il più remunerativo dei lavori ma data la sua passione per i cavalli, Link non poteva chiedere di meglio, dal momento che non c'era altro modo di guidare la mandria se non a cavallo e questa passione era conveniente anche per Gromir perché avrebbe potuto girare tutta Hyrule, ma mai avrebbe trovato un cavallerizzo più esperto di Link, anche se non glielo fece mai notare per paura di un così conveniente affare.
Per arrivare alle stalle di Gromir si dovevano attraversare due piccoli ponticelli costruiti con perizia dai primi abitanti del villaggio e salire una piccola collinetta. Dalla cima della collina si poteva ammirare l'intero complesso delle stalle del vecchio Gromir: l'ingresso era formato da due casette quadrate con la spiovenza del tetto rivolta verso l'esterno accanto ad esse due lunghe file di casette simili descrivevano due semicerchi fino ad unirsi formando un unico grande cerchio, cosicché oltre a essere capanni per gli attrezzi e abitazioni, fungevano anche da recinto. Sulla destra stavano, inseriti nel cerchio i tre edifici che ospitavano le cucine e la ghiacciaia. Sulla parete di fondo delle cucine scorreva, come in tutte le stalle, un piccolo canale con acqua corrente; l'acqua veniva attinta a monte da un fiumiciattolo che prima di arrivare al villaggio si ricongiungeva con il corso principale sotterraneo, e infatti le latrine erano poste nella parte inferiore della tenuta, così facendo le acque delle cucine e delle stalle erano limpide, mentre le un po' meno limpide acque delle latrine non si avvicinavano neanche al villaggio che erano già scomparse sottoterra. La disposizione delle stalle era molto semplice: quattro stalle rettangolari di uguale lunghezza poste in sequenza; quelle agli estremi spostate verso il basso, mentre le due al centro verso l'alto. Dietro le due stalle centrali c'era un orto, né grande né piccolo, con lo solo scopo di dare ortaggi da mangiare ai padroni e ai lavoratori che abitano nella tenuta per non doverli comprare fuori.
Sceso l'altro versante della collinetta, Link si avviò verso il cancello, che tranne la notte era sempre aperto a causa del continuo via vai. Superato il cancello e dopo aver salutato alcuni lavoratori, Link si dirige verso le stalle sul lato sinistro della tenuta; entra e raggiunge il posto dove stanno i cavalli più veloci e forti e slega quello che gli è stato assegnato poco tempo dopo essere entrato al sevizio di Gromir. Il suo nome è Epona, un puledro splendido, dal pelo rosso, come il tramonto, e la criniera bianca come la neve. Di norma i cavalli migliori spettano ai più anziani e la decisione di Gromir di assegnare Epona a Link ha sollevato non pochi grugniti di disappunto dai pastori di ruolo più anziani della tenuta che però non avrebbero mai osato contraddire il loro datore di lavoro.
Allacciata la sella lo tira dolcemente verso l'uscita della stalla, quindi gli salta in groppa e al passo, va verso il vecchio Gromir per chiedergli in quali pascoli deve condurre la mandria. Il vecchio Gromir era una persona dall'aspetto autoritario, e giovanile anche se i capelli e la barba bianchi e la schiena non più dritta come un tempo ne rivelavano l'effettiva età. Gromir è sempre stato un allevatore, non ha mai combattuto e ha sempre preferito la mante alla mano, ha costruito la sua sapienza in questo campo, come piace dire a lui, mettendo sempre un piede davanti all'altro, e questo ha fatto di lui il più perseverante, per non dire cocciuto, degli uomini del villaggio. Durante le ore di lavoro estive veste sempre una semplice tunica rossa che gli arriva a metà gamba e le maniche fino a metà avambraccio, pantaloni neri e pesanti stivali di cuoio; sulle spalle un corto mantello alla normanna con l’immagine di un bufalo con le corna ad anello, il quale oltre ad essere il simbolo della tenuta era anche l’animale più allevato nella tenuta di Gromir.
Non appena Gromir vide Link, lo salutò con un ampio gesto della mano senza però perdere di vista i manovali che stava dirigendo. Avvicinatosi a sufficienza Link gli chiese qual era il pascolo in cui avrebbe dovuto far pascolare la mandria e il vecchio rispose che avrebbe dovuto andare nei pascoli a sud-est, quelli tra le Lost Woods e il Lago Hylia. Detto ciò si salutarono e Link prese a condurre la mandria che nel frattempo era già stata radunata all'entrata da altri lavoratori; la mandria era composta da circa venti capi e il lavoro quel giorno non fu particolarmente faticoso visto che il caldo particolarmente forte di quei giorni sembrava aver fiaccato lo spirito vivace di quei bufali che non sembravano estremamente a loro agio in quelle pesanti e preziose pellicce che però sarebbero state tosate di lì a poco per permettere anche alla sartoria di produrre il pregiato tessuto ottenuto dalla lavorazione del loro lungo pelo. Arrivato a destinazione Link scese dal cavallo che lasciò libero di scorrazzare insieme ai bufali quindi cercò un posto che lo riparasse dal sole cocente ma che gli permettesse di tenere d'occhio la mandria. Trovò rifugio sotto un albero cresciuto su di una collinetta, ne staccò una foglia, da seduto se la portò alla bocca e soffiandovi emise un sibilo acuto. Dopo alcuni istanti apparve alta nel cielo un'ombra che piano scese verso terra. Quella che un istante prima era solo un'ombra indeterminata era diventata una grande aquila che con agile grazia si posava sul braccio di Link il quale estrasse di tasca un pezzetto di carne che aveva precedentemente sottratto dalla cucina di sua madre e glielo diede. L'aquila mandò giu il boccone ed emise un verso di riconoscimento. Link con gli animali aveva una dote speciale; sin da quando era bambino qualsiasi animale incontrasse, non si sa come, veniva immediatamente addomesticato, dal più tenero dei cagnolini al più testardo degli stalloni. Una volta quando aveva circa sette anni, si trovava a passeggiare nei boschi insieme a suo zio in cerca di funghi e castagne da portare al tempio. Mentre suo zio era distratto Link si allontanò dalla sua guardia attirato da del movimento che aveva avvertito poco distante. Scese un lieve pendio scivolando dolcemente sulle foglie e si fermò poggiando la mano destra sul tronco di un grosso leccio. Riacquistato a pieno l'equilibrio sui piedi, si rese conto che dall'altra parte del grande tronco qualcosa lo stava osservando. Aggirò l’albero e si trovò faccia a faccia con un grande enorme lupo bianco e grigio. Non era spaventato, il suo cuore era quello di un leone, più che altro era stupito, stupito che una bestia come quella si fosse lasciata avvicinare tanto, di norma, come la maggior parte degli animali selvatici, girano alla larga dagli uomini, ma quel lupo era come attratto da Link; dopo avergli girato intorno tre volte, gli si accucciò davanti ai piedi. Nel frattempo era arrivato anche suo zio che pure era un buon guerriero ma un lupo come quello gli faceva sicuramente più paura che dieci soldati armati e affamati, tantopiù che pensando di non doversi difendere da castagne e funghi non aveva portato neanche un'arma con sé, a parte un coltello buono solo per farsi la barba. Appena vide la scena che gli si presentava non poteva credere ai suoi occhi: un temibile lupo sdraiato ai piedi di un bambinetto. Lo zio, saggio sacerdote-guerriero del tempo, capì che non poteva essere un caso, capì che Link aveva dentro di sé un grande potere e decise che da quel momento avrebbe fatto di tutto per insegnargli a svilupparlo. Quindi, da ormai dieci anni, Link tutti i giorni si allenava per imparare a padroneggiare il suo potere, ma suo zio che è un uomo assai saggio, decise anche di insegnargli l'uso delle armi per fortificare il corpo e lo studio degli scritti, per sveltire e ampliare la mente. Ormai maestro della sua capacità, Link ha addestrato molti animali e ha insegnato loro ad obbedire ad uno specifico richiamo, così ogni volta che chiama, l'animale interessato raggiunge in un battibaleno Link.
Le ore trascorsero felici in quella giornata di sole e in men che non si dica venne il tempo di riportare nelle stalle le greggi. Link chiamò a sé Epona che gli corse incontro. Con un rapido gesto, Link le saltò in groppa come fanno gli arabi, tendendo il braccio destro e saltandovi sopra con balzo verso sinistra spinti dal cavallo stesso. Dopo non molto tempo la mandria stava già entrando nella tenuta seguita da Link ed Epona. Dopo aver aiutato alcuni operai a condurre la mandria nelle stalle, Link andò da Gromir per salutarlo ed andarsene dal momento che il suo lavoro nella tenuta era finito. Uscito dal grande cancello, Link si diresse verso il Castle Town per recarsi da suo zio presso il quale avrebbe svolto il suo allenamento quotidiano; inoltre oggi doveva raccontargli la strana e terribile esperienza della sera prima.