- The Legend of Zelda: Through the Darkness -

Racconto di Andrea

- Capitolo 6 -

Il giorno dopo, al sorgere del sole Iwan attraversò il pente levatoio in sella ad un cavallo grigio e partì al galoppo dirigendosi verso sud oltre i confini di Hyrule. Poco dopo Link si recava alla tenuta di Gromir con lo sguardo perso nel vuoto, il cuore pesante e la mente immersa in pensieri oscuri; non riusciva a levarsi di davanti agli occhi le immagini di quel terribile libro finemente rilegato. Senza dire molte parole prese Epona dalle stalle, la sellò, e condusse la mandria al pascolo. Era una giornata grigia. Alte nel cielo nuvole gravide di pioggia venivano dolcemente accompagnate dal vento. Raggiunto il pascolo, Link smontò da cavallo, e si distese sull'erba ancora umida a causa della pioggia notturna. Mentre guardava le nuvole grigie, svuotò la mente da ogni pensiero e dolcemente cadde in un sonno poco profondo. Le prime gocce di pioggia lo svegliarono dolcemente e una sensazione felice gli pervase le membra, anche se durò molto poco; una serie di grugniti spaventosi lo fecero trasalire. Si girò di scatto nella loro direzione. Li sentì di nuovo, e poi ancora, sempre più vicini, poi dagli alberi spuntarono cinque mostruosi cavalieri in sella a giganteschi cinghiali che schiumavano dalla bocca. Quello che era in capo al gruppo, colpì alla testa Link con la sua rozza spada, che per fortuna gli scivolò di mano e invece di colpirlo di taglio, lo colpì di piatto e con poca forza cosicché Link, perse solo i sensi.
Prima di svenire Link vide dietro quell'orrendo gruppo un uomo gigantesco che camminava a torso nudo, portando un'enorme spada sulle spalle, poi buio. Quelli che seguirono furono momenti terribili per il villaggio Lon Lon; quegli orribili guerrieri percorsero le strade del villaggio massacrando chiunque si trovasse alla loro portata e incendiarono anche alcune case usando un miscuglio di pece e calce viva in modo che l'incendio fosse assai difficile da domare. Dopo due giorni Link si svegliò; aveva la testa che ancora gli doleva e appena cercò di alzarsi dal giaciglio su cui aveva dormito, un dolore lancinante alle tempie lo costrinse a sdraiarsi nuovamente. Una voce proveniente dal fondo del letto gli disse: "bentornato tra noi"; era la voce di suo zio e appena la udì, Link cercò di aprire gli occhi alzando lievemente la testa. Scrutò per un po' con gli occhi ridotti a due fessure suo zio, poi riposò la testa sul cuscino e fissando le travi del soffitto gli chiese tutto d'un fiato: "Cos'è successo al villaggio, chi erano quelle creature".
E il monaco portando lo sguardo alla finestra, rispose in tono mesto: "Erano orchi, e della peggior specie. Hanno assaltato il villaggio, ucciso circa trenta persone e altrettante sono state ferite".
Nella stanza calò un silenzio pesante che attanagliava i cuori di entrambi. Poi Link senza volgere lo sguardo, disse: "I miei genitori sono morti vero?" Iwan fissò intensamente Link, stette un attimo in silenzio, si sedette su una sedia e disse: "Tua madre è sana e salva, tuo padre invece ha onorato il suo nome lottando ma è stato sopraffatto".
Link non rispose e continuò a fissare il soffitto. Suo zio sette alcuni minuti in silenzio poi senza dire una parola si alzò e si diresse alla porta. Mentre era sulla soglia Link lo chiamò. Egli si fermò e volse la testa sulla spalla destra senza parlare. Allora Link disse "L'ho visto di nuovo". Il monaco fece un lieve cenno con la testa e chiuse silenziosamente la porta dietro di sé. Quindi dagli occhi di Link sgorgarono copiose le lacrime; lacrime amare, dolorose, mentre pensava che quando lui era svenuto, ma salvo la sua famiglia veniva distrutta.
Nei giorni successivi Link non disse molte parole, quando riceveva le visite di suo zio si limitava a rispondere il più brevemente possibile alle domande che gli venivano poste. Passava le giornate a guardare dal letto attraverso la finestra della sua stanza, nella casa dei monaci, il cielo terso che però non gli sembrava portare allegria come alcuni giorni prima. Gli fu detto che sua madre era costretta nel letto da una ferita ad una gamba, che però non aveva motivo di preoccuparsi dal momento che non avrebbe avuto conseguenze se non una modesta cicatrice, e non appena Link fu in grado di alzarsi dal letto, corse ad abbracciare sua madre e stettero ore ed ore a parlare, a piangere facendosi forza l'un l'altro, finché un monaco li separò con il pretesto dell'ora tarda dicendo loro che quando si è malati o feriti le membra hanno bisogno di molto riposo, quindi condusse Link nella sua camera e prima di andarsene si assicurò che li si fosse disteso nel letto. Appena uscì Link si alzò e passò buona parte della nottata con il cuore pesante mentre osservava l'incessante costruzione di una doppia palizzata che partiva dalle mura del Castle Town fino oltre il villaggio Lon Lon dove ripiega ad angolo retto fino ad arrivare al fiume Hylia in modo tale da impedire o perlomeno ostacolare l'avanzata di un eventuale esercito. Mentre osservava quegli uomini vide il fuoco delle fiaccole illuminare alcuni soldati e le loro spade lucenti che mandavano grandi riflessi argentei. A quella vista nel suo cuore avvampò un fuoco, strinse i pugni e socchiuse gli occhi e quella notte decise che non avrebbe aspettato che altri salvassero il suo destino, d'ora in poi avrebbe fatto qualunque cosa per difendere i popoli di Hyrule, la sua gente, salvare se stesso e le persone a lui più care. Poi si distese e dormì un sonno tranquillo dopo tante notti senza pace.
Quando si svegliò il giorno dopo, un caldo raggio di sole gli diede il buongiorno. Si recò al lavatoio per rinfrescarsi e dopo essersi lavato andò a cercare suo zio che trovò nella sala delle armi. La sala della armi era una lunga sala rettangolare sotto il livello del terreno. Al centro era percorsa per tutta la sua lunghezza da una serie di grucce su cui erano poggiate luccicanti armature da guerra, cotte di maglia e vestiti da guerrieri. Lungo i lati rastrelliere fitte di spade di grandezze diverse: dalle corte daghe alle lunghe e pesanti flamberghe dalla lama ondulata e sopra le spade stavano appesi ai muri gli scudi, quelli piccoli e rotondi da viaggio e quelli da guerra triangolari o rettangolari di misura variabile. Ad ogni monaco-guerriero apparteneva una spada ed uno scudo, anche se Link non sapeva quali appartenessero a suo zio benché lo sapesse un guerriero formidabile, non lo aveva mai visto impugnare una spada infatti durante i loro allenamenti usava semplici bastoni di legno. Una volta un monaco gli raccontò che da giovane suo zio combatté nella guerra oscura (così era chiamata la guerra avvenuta dopo le imprese dell’eroe del tempo) e che perfino gli orchi più spietati indietreggiavano quando vedevano il grande guerriero bianco che scendeva in battaglia con la spada sguainata, e per il suo valore e indomito coraggio venne denominato il leone bianco.
Iwan stava foderando l'interno di uno scudo quando si accorse della presenza di Link. Senza smettere di armeggiare con quello scudo lo salutò e gli disse: "Ciao ragazzo, mi fa piacere vederti di nuovo in forma. Volevi dirmi qualcosa?"
Link lo fissò dritto negli e parlò con un tono un po' cupo ma determinato dicendogli: "Completa l'insegnamento che mi hai dato delle armi e te ne sarò per sempre grato".
A quelle parole il monaco poggiò lo scudo sul tavolo, si mise una mano sul ginocchio, allargò il gomito e fissò Link con quegli occhi azzurri come il cielo d'estate, sorrise e disse: "Prendi le armi ragazzo, è ora di scrollarsi la polvere di dosso".