- The Legend of Zelda: Through the Darkness -

Racconto di Andrea

- Capitolo 9 -

Link si svegliò alle prime luci dell'alba, si stiracchiò e guardò il cielo rosa attraverso l'apertura formata dagli alberi, ma appena la nebbia del sonno si diradò dalla sua mente, si accorse che il resto del bosco era ancora immerso nell'oscurità più completa. Avvicinatosi ad Epona, sfilò il picchetto dal terreno e fece bere un po' d'acqua al poderoso destriero. Mentre era intento riporre la coperta sul retro della sella sentì un feroce sibilo e una freccia si conficcò nel terreno immediatamente dietro di lui. Senza neanche pensare, prese l'arco, diede una pacca al cavallo in modo che si nascondesse nella boscaglia più bassa e anch'egli si riparò dietro un albero nel quale si conficcarono immediatamente tre frecce. Tese la corda che fece entrare negli incastri alle due estremità, estrasse una freccia dalla faretra che incoccò. Sicuro che il cecchino si trovasse su un albero, fece sporgere un'estremità dell'arco che attirò l’attenzione dell'arciere facendogli saettare due frecce, quindi Link con una mossa veloce uscì dalla parte opposta del tronco con il dardo pronto per essere scoccato. Vide un'ombra nera su un ramo, e senza prendere la mira lasciò la freccia che sibilò nell'aria e colpì con un tremendo schiocco il nemico che barcollò e cadde dal ramo su cui era appostato con un tonfo sordo. Link che aveva già incoccato un'altra freccia si avvicinò con circospezione al corpo rivolto con l'orrendo volto verso l'alto. Non era sicuro di averlo ucciso, e infatti il mostro guizzò in avanti ma il ragazzo ebbe i nervi saldi e fulmineo scoccò un'altra freccia che inchiodò l'essere al terreno. Ora era sicuro che la vita avesse abbandonato l'arciere diabolico, quindi dopo aver scrutato attentamente gli alberi che lo circondavano senza trovare traccia di altre creature ostili, chiamò Epona con un breve fischio e si chinò ad osservare l'insolito essere: era piuttosto basso, con una testa sgraziata e un volto orribile di per sé reso ancora più rivoltante dalla smorfia che la morte aveva impresso sul suo volto. Il tronco e il pube erano coperti da un'armatura di cuoio spesso come effettivamente usano gli arcieri per essere più liberi nei movimenti; le gambe corte e storte usurate dal troppo tempo passato camminando erano perfette per arrampicarsi e muoversi sugli alberi. Ciò che attirò particolarmente l'attenzione di Link erano le braccia incredibilmente lunghe che gli arrivavano oltre le ginocchia conferendogli un aspetto scimmiesco più sconcertante che divertente. Link si stava ancora chiedendo come potesse un essere con quelle braccia usare un arco quando lo sguardo gli si posò sull'arma del mostro che era caduto poco distante e tutto gli fu assolutamente chiaro. Si avvicinò all'arco che stava un po' nascosto nell'erba e non senza sforzo lo raccolse; era semplicemente enorme, nessun uomo avrebbe mai potuto tenderlo a dovere. Nel centro aveva un'impugnatura per la mano che descriveva una curva verso sinistra in modo che la freccia poggiasse direttamente sul legno e che non rischiasse di essere deviata da un movimento involontario della mano. Link posò l'arco a terra e andò ad esamine le frecce; come si aspettava anche quelle erano inumane, lunghissime.
Tuttavia il ragazzo notò che sia l'arco che le frecce non erano costruite con il legno adatto per cui la potenza dell'arco non poteva essere a pieno regime e un buon scudo avrebbe potuto bloccare quelle tremende frecce, inoltre la spessa corda di intestino montata sull'arco era fissa, il che col tempo avrebbe fatto perdere vigore alla struttura dell'arco.
Quando Link si voltò di nuovo verso il mostro trasalì: il cadavere era scomparso, era rimasta solo l'armatura di cuoio e la grande faretra. Avvicinandosi Link notò che l'erba su cui giaceva il corpo era ingiallita lasciando una sagoma netta del mostro morto, ma si ricordò di quando da bambino vide un soldato uccidere uno Skultulla e l'orrido ragno trasformarsi in una nuvoletta di fumo viola.
"Probabilmente succede anche con loro" pensò, quindi tolse la corda all'arco, la ripose nella sacca dietro la schiena e salì in groppa ad Epona che nel frattempo era ritornata nello spiazzo erboso e stava brucando pigramente qualche ciuffetto d'erba qua e là.
Tornato sul sentiero si rimise in cammino. Gli occhi, ormai si erano abituati alla perenne oscurità che avvolgeva la foresta e si accorse che era effettivamente più movimentata di quanto pensasse; c'erano scoiattoli, tassi, uccelli di ogni genere e più si addentrava nell'intrico di alberi notava quanto il loro piumaggio diventasse assai vario e sorprendentemente colorato. Tuttavia non scorse animali di grossa taglia a parte qualche cinghiale. Vide, non senza sorpresa, che molti degli animali che incontrava non erano spaventati dalla sua presenza, ciò significava che non era il primo a percorrere quel sentiero, ma anzi doveva essere piuttosto frequentato per essere nel cuore di una misteriosa foresta. Link non aveva mai visto il tempio della foresta anche se gli era stato più volte descritto da suo zio con grande dovizia di particolari per cui era sicuro che l'avrebbe trovato e infatti poco prima del tramonto arrivò a destinazione. Riconobbe subito l'apertura nella parete rocciosa, situata su una sporgenza a circa cinque metri di altezza. Il profilo della parete rocciosa assomigliava ad un immenso uovo rotto; non superava i cinquanta metri d'altezza e, vista dall'alto, formava un grande anello che proteggeva l'entrata del tempio.
Visto che la notte era prossima, Link decise che si sarebbe accampato per la notte non distante dalla parete di roccia. Quindi addentratosi in una zona di boscaglia bassa, si preparò un giaciglio, lasciò brucare Epona e si rimpinzò anch'egli con il sostanzioso pane da viaggio. Sopraggiunta la notte, tolse la sella al cavallo e lo fece sdraiare per renderlo meno visibile dopodiché si sdraiò anche lui e si addormentò. Qualsiasi altro cavallo si sarebbe rialzato dopo poco ma Link aveva insegnato ad Epona a dormire anche da sdraiato e aveva fatto bene, perché quella notte ci fu parecchio movimento verso il tempio.
Link era pronto armato di tutto punto con la spada e lo scudo sulle spalle, l'arco nell'incastro sul fodero, la faretra rigida carica di frecce al fianco e la lancia nella mano sinistra. Sotto la parete, dove era Link, filtravano i raggi dell'aurora che riflettevano sullo scudo scintillante di Link guizzi infuocati che lo facevano assomigliare ad un grande demone. Lasciò Epona nella boscaglia, poi arrivato proprio ai piedi delle rocce scoscese, scattò in avanti e con tre rapidi balzi si portò sulla sporgenza dove era situata l'apertura nella roccia. Si volse a contemplare la vista che la posizione elevata offriva, tuttavia era troppo bassa per poter vedere sopra le cime degli alti alberi. Si volse e diresse i suoi passi attraverso la breccia nella roccia entrando nel primo tempio della sua avventura.