- L'eroe e il ladro -

Racconto di Bjk

- CAPITOLO 5 -
 

  Kurai si lanciò all'attacco, cercando di affrontare Barai e Tosu allo stesso tempo; tuttavia i due non erano impreparati: il primo aveva un'ascia, mentre il secondo brandiva una lancia. Si difesero come meglio poterono dai numerosi assalti di colui che fino al giorno prima chiamavano "capo". Dal canto suo, Kurai sferrò colpi di spada con tanta forza e tanto odio che i suoi due avversari erano costretti ad indietreggiare dopo ogni colpo; il ladro a quel punto cominciò a bersagliarli con le fiamme che poteva lanciare a piacimento dalla sua spada. Tosu, con la sua agilità e il corpo snello, non ebbe problemi a evitare i colpi, ma Barai rischiò diverse volte di essere colpito da quel terribile fuoco.
  La battaglia si prolungò per qualche minuto, sempre con Barai e Tosu ridotti alla difensiva; intanto attorno ai combattenti si erano radunati alcuni Zora, per assistere al combattimento. Intuendo che Kurai era il cattivo del caso, tutti si misero a incitare gli altri due; tutti, tranne uno, che si era appena svegliato, e che urlava verso Kurai dicendogli di "Punire quei due perdenti". Kurai lo guardò e sorrise compiaciuto, e subito dopo, quello Zora ricevette un pugno in testa da diversi dei suoi simili. In quel breve momento di distrazione, Tosu si fece avanti e lanciò l'asta dritta verso il petto di Kurai; tuttavia il ladro fece appena in tempo ad accorgersi del pericolo imminente e a compiere un enorme salto per evitarlo. Il ladro rise e disse, rivolto a Tosu:
- Troppo lento, mia cara lumaca!
Tuttavia Tosu sembrava pienamente soddisfatto del suo colpo fallito; rispose:
- Ride bene chi ride ultimo, Kurai. – detto questo fece un cenno a Barai, e questi scagliò con grande forza l'ascia verso l'avversario che, essendo ancora in volo, non avrebbe potuto evitarla.
  L'espressione sul volto di Kurai cambiò, diventando preoccupata; fulmineamente estrasse due pugnali dalla cintura e li lanciò contro l'ascia che si avvicinava minacciosamente, col tentativo di deviarne la traiettoria. Tuttavia, al contatto con l'ascia, furono i pugnali a cadere. Kurai mise allora le braccia avanti per tentare di bloccare l'ascia con le sue stesse mani; sapeva bene che avrebbe avuto un solo tentativo, e che sbagliare avrebbe portato a conseguenze orribili.
Ci riuscì. Si ferì entrambe le mani, avendo dovuto afferrare l'ascia dalla parte della lama, ma riuscì a scagliarla lontano da sé e a non subire ulteriori danni; più in basso Barai e Tosu, così come gli Zora attorno a loro, assistettero senza fiato.
Kurai atterrò. Era sofferente in volto, e le sue mani avevano entrambe un taglio molto profondo: era un miracolo che fossero ancora lì al proprio posto. Il ladro abbassò lo sguardo per osservarle. Poi, quando lo rialzò, era carico di odio. Velocissimo, scattò verso Tosu, a spada sguainata; la spada e anche le stesse braccia di Kurai si riempirono di fiamme, e Tosu ebbe appena il tempo di impugnare la lancia orizzontalmente con entrambe le mani, nell'estremo tentativo di parare il colpo. Con tutta la sua furia, il ladro infierì sulla lancia di Tosu, il quale faticava a reggere un tale peso; riuscì a resistere per circa un minuto, quando poi l'arma della Guardia Reale cedette alla pressione e si spezzò in due. Tosu compì rapidamente un salto all'indietro, ed evitò per un soffio il contatto con quella terribile spada che emanava fiamme. In quel momento lanciò la parte dell'asta dove si trovava la punta verso Kurai, che non fece in tempo a schivarla e fu trafitto in pieno petto.
  Tosu si aspettava che cadesse sulle ginocchia o che quantomeno gridasse di dolore; tuttavia il ladro si limitò a guardare con aria di sufficienza la punta conficcata nel proprio petto, dopodiché la tirò fuori con il solo uso della mano sinistra. Tutti guardarono, c'era chi era stupito, chi inorridito da ciò che era appena successo; Kurai osservò il sangue che colava dalla punta della parte di lancia. Il suo stesso sangue. A questa visione si infuriò nuovamente, e scagliò l'asta verso Tosu, che però aveva previsto la mossa, e schivò agilmente; ma Kurai gli fu subito addosso, e cominciò a colpirlo ripetutamente con la spada, sempre in fiamme, fin quando non intervenne Barai che, una volta recuperata l'ascia, corse alle spalle del ladro con lo scopo di conficcargliela nella schiena. Kurai si accorse di lui, e decise di utilizzare la stessa mossa con cui Barai e Tosu erano stati sconfitti da Link poco tempo prima: aspettò che la grossa Guardia Reale gli fosse proprio alle spalle per poi esibirsi in un perfetto attacco rotante che gettò a terra entrambi i suoi nemici.
  Attorno a lui, che era l'unico ancora in piedi dei tre combattenti, c'erano gli Zora, che assistevano senza dire una parola. Estremamente compiaciuto del risultato, Kurai si avvicinò a Tosu per finirlo una volta per tutte, con l'intenzione di riservare poi a Barai lo stesso trattamento. Alzò la spada. In quel momento, dalla folla giunse una voce:
- Non osare toccarli una sola volta di più! Il tuo avversario sono io!
Kurai, che era concentrato su Tosu per assistere alla sua sofferenza, alzò lo sguardo, per vedere chi osasse parlargli a quel modo. Gli Zora si erano divisi in modo da far passare due figure, una delle quali si reggeva all'altra e camminava affannosamente; erano Link e Marin. L'eroe a quel punto tentò di stare in piedi da solo, ma cadde a terra; gli occhi di Marin si inumidirono. A quella visione, Kurai, fino a pochi secondi prima esterrefatto nel vedere Link ancora vivo, scoppiò in una fragorosa risata, e disse:
- Bene bene, ecco il mio avversario! Sempre che riesca a mantenersi in piedi, cosa che a quanto pare gli è un po' difficile al momento! – rise ancora per qualche secondo, poi, in preda alla rabbia, ma anche all'euforia poiché stava per vincere la battaglia, si lanciò contro l'eroe. E Link gli diede un assaggio della sua stessa medicina: si alzò proprio prima che Kurai lo colpisse con la spada, e lo trafisse in pieno petto. Prima ancora che il ladro avesse anche solo il tempo di urlare di dolore, Link ritrasse la spada e continuò a colpirlo ripetutamente, con tutta la forza che gli rimaneva. Tuttavia Kurai, dopo aver subito diversi colpì, riuscì a bloccarne uno con la spada, e i due si trovarono ancora una volta intenti in un confronto basato sulla pura forza. Kurai, ancora sofferente in volto, si pulì con la mano sinistra il sangue che gli usciva dalla bocca, poi disse:
- Arrenditi, non potrai mai vincere contro di me, specialmente nelle tue attuali condizioni!
Detto ciò, iniziò a esercitare sulla spada tutta la propria forza, e Link dovette indietreggiare leggermente; l'eroe capì che le parole del suo avversario, benché dure, erano vere, perciò abbassò rapidamente la spada e saltò di lato per evitare di essere colpito.
  A quel punto iniziò un confronto sulla velocità e la precisione: Link menò fendenti con la spada il più velocemente possibile, ma Kurai li parò tutti senza problemi, nonostante fossero molto forti. Il ladro attese di trovare un varco tra i vari attacchi dell'eroe, per poterlo colpire al primo passo falso; tuttavia Link non abbassò mai la guardia, e continuò a colpire con tutta la propria forza, fin quando non ne ebbe più, e si fermò di colpo, col fiatone. Tuttavia sembrava piuttosto contento; Kurai non capiva perché, e preparandosi a colpire, gli disse:
- Fai bene a ridere, essendo questi i tuoi ultimi momenti di vita!
Detto ciò, alzò la spada sopra la testa dell'eroe, apprestandosi a dargli il colpo che l'avrebbe ucciso; tuttavia Link indicò col dito la lama della spada di Kurai. Fu allora che il ladro la vide: sulla spada c'era una profonda crepa, causata proprio dalla necessità di dover parare tutti i colpi di Link poco prima. A vederla, Kurai perse il respiro, e in quel momento l'eroe, con un ultimo, enorme sforzo, alzò la propria spada e colpì quella del suo avversario un'ultima volta.
  La lama si spezzò. I frammenti caddero davanti agli occhi increduli di Kurai e finirono al suolo, proprio tra i due combattenti; Link lo guardò in faccia e disse con voce debole:
- E... Cosa farai adesso, signor Spada in frantumi?
Kurai chiuse gli occhi per un attimo, poi, con un urlo spaventoso, estrasse un pugnale dalla cintura e trafisse Link nel petto, proprio all'altezza del cuore; l'eroe barcollò, e il ladro, non contento, diede un calcio al pugnale, conficcandolo ancora più a fondo. Senza un solo gemito, Link cadde al suolo e perse i sensi.
  Kurai guardò prima l'elsa della sua spada e ciò che rimaneva della lama, poi spostò lo sguardo sul suo avversario e disse con voce stranamente calma, nonostante dentro di lui bruciasse un odio profondo:
- Farai meglio a sopravvivere, dato che ho intenzione di ucciderti molto più violentemente di così!
Dopo aver parlato, sparì tra gli alberi.
  Marin si fece avanti verso il corpo dell'eroe, ma prima di riuscire a raggiungerlo, cadde a terra e scoppiò in lacrime; gli Zora assistettero alla scena senza osare dire una parola. Poi uno Zora molto anziano si avvicinò alla ragazza e le disse:
- Non preoccuparti per lui. Io sono il dottore più rinomato tra gli Zora, e sono sicuro che con le mie cure, riuscirà a cavarsela.
Marin, sempre in lacrime, guardò il vecchio, e aprì la bocca come per ringraziare, ma non riuscì a dire nulla; il dottore, tuttavia, avanzò verso Link e assieme ad altri due Zora lo portò via.

Era ormai sera; gli Zora erano tornati in acqua, ripensando alla battaglia che qualche ora prima aveva avuto luogo sulla riva di quello stesso lago. Il cielo si oscurò, e si sentì un tuono in lontananza; a quel punto cominciò a piovere. Le creature acquatiche guardarono incredule verso l'alto, e una di loro esultò; poi tutti si misero a urlare di felicità, e fu come se tutto ciò che era successo quel pomeriggio non fosse mai accaduto. Marin intanto si trovava accanto all'ingresso della grotta in cui viveva il dottore, e vedendo gli Zora saltare e tuffarsi in preda alla gioia accennò un sorriso. In quel momento l'anziano uscì dalla grotta, e disse a Marin con tono confortante:
- Link è fuori pericolo, e volendo potrebbe ricominciare a camminare già da domani. Tuttavia, vedendo chi ha affrontato oggi, sarebbe meglio aspettare che si riprenda completamen...
Prima che potesse finire la frase, Marin esultò, prese le mani del dottore e si mise a saltare di felicità; per qualche secondo l'anziano la assecondò, ma poi, in preda agli acciacchi, allontanò le mani, si schiarì la voce e aggiunse:
- Anche quegli altri due staranno benone entro domani.
Marin pensò a Barai e Tosu e a ciò che avevano fatto, e pensò che non avrebbe mai potuto ringraziarli abbastanza; il Re Zora intanto si era incamminato assieme ad un suo suddito per andare a discutere con gli altri Zora. Marin, sollevata, si avvicinò per ascoltare le parole del Re. Egli cominciò:
- Miei cari sudditi, vi parlo sotto questa pioggia che finalmente è tornata a benedire il nostro lago. Assieme al nostro benemerito scienziato – il re indicò lo Zora che lo aveva accompagnato – ho scoperto il motivo della siccità, e come mai ora essa è terminata.
  A quelle parole gli Zora smisero di saltare e tuffarsi e si concentrarono attorno al Re per ascoltare. Il Re continuò:
- Tutto è dovuto al Medaglione delle Fiamme, l'oggetto che il ragazzo dai capelli neri ha oggi preso dal nostro lago e portato via con sé; quando quel Medaglione è stato portato qui, non sapevo quali effetti disastrosi avrebbe avuto sulla nostra terra. Ebbene, pare che esso sprigioni un calore perpetuo, che ha prodotto l'abbassamento del livello dell'acqua e la siccità; ora che è stato portato via, tutte le nuvole temporalesche che si erano accumulate attorno all'area possono finalmente scaricarsi. Pioverà per un'intera settimana!
Gli Zora tornarono ad esultare, e costrinsero anche Marin ad unirsi alla festa.

In quel momento, in un'area non molto distante, una figura dai capelli neri camminava sul sentiero battuto dalla pioggia, mentre dei tuoni lontani rischiaravano per pochi attimi la sera. Il ragazzo osservò il medaglione nell'elsa della propria spada, poi vide a quale prezzo l'aveva ottenuto: il suo corpo era pieno di ferite, e la spada stessa era spezzata. Dai suoi occhi uscì qualche lacrima, che si confuse con le gocce di pioggia. Continuò a camminare.