- 1
Soap Bubble -

Racconto di Crimsontriforce

Soap Bubble – Our Distance and That Person – Verso la Pioggia – Stray Child – Knave - In una Bottiglia – Alla Fine – 1sentence fanfic challenge (A Chronicle)

Punto di partenza del tutto e, volendo, versione in prosa del mio punto di vista su Sheik.

You're a capricious dreamer, you who search for eternity
To where will you fare, you who cling onto fickle dreams?

Searching for the key that'll unlock twilight,
To where will I fare, I who cried as I could not reach the light of the moon?
(.hack//SIGN OST, Yasashii Yoake, traduzione di animelyrics.com)

Nei miei sogni vedo un enorme cristallo azzurro. È grezzo, per nulla levigato, e pure appare trasparente e luminosissimo. Penso che emani una luce propria, ma è difficile esserne sicuri, perché siamo sempre – io e il cristallo – su di una piana bianca di cui non vedo fine e c'è una luce azzurrina diffusa che potrebbe provenire da qualsiasi luogo.

All'inizio – tempo fa, quantificare sarebbe inutile – provavo spesso a seguire un istinto primario di curiosità che mi portava a girovagare, seguire inesistenti piste, esplorare anche solo per qualche miglio, ma era inutile: è tutto uguale!, e poi tutto il sogno con la sua sabbia e vento e cielo bianco e luce azzurrina cospirava per riportarmi (niente affatto controvoglia, in verità) immancabilmente ai mille riflessi celesti della gemma e del suo cuore.

Il suo cuore. Non è vuoto al suo interno, o fatto di dura pietra, ma come nelle migliori leggende vi è addormentata una bellissima fanciulla, dai lunghi capelli biondi e dal viso gentile e regale. Io però non sono un principe, e non so proprio come risvegliarla.

Posso comunque osservarla. Allora mi siedo, sollevando nuvole di finissima polvere bianca, e trascorro la notte a rimirarla. Non posso avvicinarmi più di così, ma mi basta: lei è il mio sogno, e se tocchi un sogno svanisce, come una bolla di sapone. Continuo ad osservarla, talvolta mi chiedo chi sia, perché sia da sempre nei miei sogni. Talvolta immagino di poterla portare in un posto lontano, fuori da bianco e sabbia e luce azzurrina. O più spesso semplicemente l'ammiro.
Talvolta sogno di svegliarmi.

Per finire in un'oscurità più profonda. Ovunque guardi, ovunque le mie peregrinazioni mi portino, vedo solo ombre e infelicità. Mi sento uno spettro indistinto fra queste genti, al di fuori del loro mondo, più affine alla nebbia che in una notte giunge e se ne va. Vivo le loro vite, soffro il loro dolore, ma per quanto mi prodighi per aiutarli e salvare quello che le mie misere forze permettono, non riesco comunque a comprenderli – è come se mi mancasse qualcosa, nulla di materiale, ma come un'idea in fondo alla testa, dove i pensieri si fanno più confusi e lontani.

Non ricordo molte cose.

La mia mente è perennemente annebbiata, e nonostante ci siano alcune isole di concetti ben chiari – la mia stirpe, l'Eroe del Tempo, la mia terra – tutto il resto è vago. Da quanto tempo viaggio per queste terre? Chi è per me la donna dai capelli argentei che ricordo quasi come una madre? Non ricordo insegnanti che mi abbiano fatto apprendere l'uso della cetra, eppure essa risponde docile alla mia volontà. Chi sono io?
Non riesco a pensare, ogni volta che mi sembra di essere giunto ad una conclusione questa fugge in un altro angolo della testa, e mentre la rincorro il cristallo appare all'orizzonte e mi chiama, mi chiama... e non posso che rispondere. Quando lo raggiungo, tutte le domande sono scomparse, sostituite da una sola e fondamentale, che mi riempie fino a farmi urlare: chi è lei?

I mesi passano, mesi o forse attimi, e la missione dell'Eroe del Tempo – di Link – si fa più crudele e insopportabile, tanto da far sembrare i miei stessi problemi inezie al confronto. Spesso mi chiedo, quando il cristallo me lo concede, se sia corretto sfruttare chi nell'animo è ancora e sempre un bambino innocente, ma non sta a me decidere, sono solo una pedina che non sa neppure da chi stia venendo manovrata. Così, nascosto nel più oscuro angolo di un villaggio saccheggiato, poggio la testa sulle ginocchia e cerco delle lacrime alle quali ho da tempo perso l'abitudine. La guerra mi sta indurendo, e non voglio diventare uguale ai servi del Signore Oscuro. Non so più piangere.

Ed infine esse scendono, unendosi a quell'unica color del sangue che marchia le mie vesti, e in ogni goccia salata si può vedere, per quanto piccola, un'immagine riflessa del cristallo. Esso è tutto ciò che io sono, e ancora ora mi chiama incessantemente: varco la soglia sottile fra realtà e sogno, o credo di farlo, o penso di crederlo, per raggiungerlo e sentirmi completo nella sua sola esistenza.

Quando mi risveglio il tramonto è già passato, da almeno un paio d'ore. Prima o poi questa faccenda finirà per costarmi la vita, ma non riesco a concentrarmi, è tutto così confuso, così confuso.

L'Eroe cresce, soffre, e combatte. E io non cresco, soffro, e non capisco.

L'ultimo Saggio è stato risvegliato. La salvezza di Hyrule dipende dalle risorse che Link avrà con sé durante lo scontro finale, ma anche dal suo coraggio. Non può perdersi d'animo proprio ora: lo precedo all'antica cattedrale per rincuorarlo e farmi forza io stesso.

Sono nuovamente nella piana del mio sogno, ma non capisco, dovrebbe esserci Link con me, o meglio non dovrei trovarmi qui: non sto sognando. Credo.
Guardo di nuovo il cristallo.

 

E la ragazza al suo interno d'improvviso apre gli occhi e ricambia lo sguardo.

...Zelda, Principessa di Hyrule...

Una strana inquietudine s'impadronisce del mio animo mentre la vedo alzarsi, stirarsi aggraziata, e...

...rompere il cristallo con forza inaudita.

 

Sento che qualcosa si è frantumato dentro di me: due, tre, cento schegge trafiggono il mio cuore già fragile e malamente ricucito. Sono trapassato da raggi di luce, fanno male, non riesco a contrastarli, vedo nuovamente Link davanti a me e la sua espressione persa: non mi aiuterà, non sa come, non può capire cosa stia succedendo. Quello che mi addolora, tuttavia, non è la morte che sta sopraggiungendo rapida, ma la sua causa, la ragazza dagli occhi gentili, Zelda di cui mi ero... innamorato... che mi ha... usato.

Vedo solo luce e luce intorno a me, sono sempre più debole lei si avvicina e mi lascia da parte.

Fa male. Non posso difendermi.
L'ultima cosa che vedo è il suo sorriso, poi...

...sabbia.

Pale moon of January - How far does it go, to fall?
A gentle dawn in affections that shouldn't have to end.

Pale moon of January, hide the blush of the morning glow
A gentle dawn in a night that shouldn't have to end