- Principessa dell'oceano -

Racconto di Crimsontriforce

Soap Bubble – Crocevia – Restore – Our Distance and That Person – Stray Child – Moon - Knave – Open – Explosive – Principessa dell'Oceano – Verso la Pioggia – Alla Fine – Variazioni sul Principio e sulla Sabbia – In una Bottiglia
Missing moments: 1sentence fanfic challenge (A Chronicle) – Drabble

Aver letto almeno Soap Bubble e Stray Child aiuta ma, senza chiedersi troppo come e cosa ci faccia Sheik lì (annuite pure come fareste a un'idiota, non mi offendo), sta bene anche da sola.

Are we strangers in this place?
Looking for a place unknown?
We're just leaning on the breeze...
Saying not to give it up...
Can we find the truth behind us,
When the long journey ends?
(Final Fantasy III Eternal Legend of the Wind - The Breeze)

"Sei la vera erede della famiglia reale di Hyrule... la sua ultima discendente in linea diretta: la principessa Zelda."

"E così sono la principessa dei pesci. Bell'affare, bell'affare davvero."
Tetra si sedette a cavalcioni sul piedistallo vuoto, mostrando una caratteristica mancanza di rispetto per il sacro e l'arcano, ma insolitamente depressa. "Bella roba."

Sheik poteva sentirla bene, quella depressione, pesante come una fitta coltre in tutta la mente di lei. D'impulso sarebbe apparso al suo fianco, le avrebbe parlato con tutto l'affetto nato dalla loro amicizia, consolandola come nessun altro avrebbe potuto fare, perché il peso di quella rivelazione era comune a loro due soli, in tutto il Grande Mare e nel dimenticato regno di sotto.
Non lo fece.
Rimase muto e inquieto, senza sconfinare dall'angolo dei pensieri che considerava propri in quelli condivisi con la sua ospite. Muto, inquieto e in attesa: qualunque cosa dicesse il suo cuore, quel primo momento era di Tetra e di Tetra soltanto, doloroso, intimo e personale. Sheik voleva credere che non le mancassero la saggezza né il coraggio per superarlo e, quando in seguito lei avesse richiesto la sua presenza, allora, sì, le sarebbe stato vicino.
Levò una preghiera silenziosa alle Dee.

"Mi piace lei", disse Tetra.
Il lungo rimuginare l'aveva spossata. Le era sembrato che i suoi pensieri si dibattessero presi in una rete di verità e rivelazioni, cozzando l'uno contro l'altro, perdendosi, senza concludere nulla se non l'averle tolto il fiato per l'angoscia. Quando poi la testa le era sembrata sul punto di scoppiare aveva rinunciato del tutto a pensare, cercando invece svago nelle raffigurazioni degli antichi Saggi che ornavano le vetrate della stanza. Sembravano osservarla con serenità ineffabile e voleva illudersi che stessero cercando di trasmettergliela, di farle capire che non c'era nulla di male in quello che era diventata – in quello che era sempre stata, pur senza saperlo. Si tormentò una ciocca dei capelli sciolti, poco abituata a sentirne il calore sul collo.
"Non ho mai avuto modo di fare la sua conoscenza, se non tramite i pensieri della tua prima antenata", giunse lesta la risposta di Sheik. Non era il discorso che aveva previsto, ma, se di semplice compagnia aveva bisogno, semplice compagnia avrebbe avuto e, con quella, la certezza che almeno fra loro nulla era cambiato. Oltremodo ingenuo poi, rimproverò a se stesso, aspettarsi qualcosa proprio dalla persona che gli aveva mostrato quanto l'impossibile fosse un'opinione datata.
"E...? Parla, disgraziato, quello era un dannato riassunto, non un discorso. Che è questo silenzio? Di solito non ti zittisci neanche quando devi..."
"Quello che so per certo", aggiunse allora, cercando di richiamare alla memoria avvenimenti troppo lontani, "è che pareva antica come la natura stessa, e saggia oltre i suoi anni. Forse l'animo più nobile dei Sette, dopo Rauru stesso... Fra lei e Zelda era nata grande stima, nel breve tempo che ebbero trascorso insieme."
La reazione fu immediata. Sentì una fitta di rabbia bruciante farsi strada fra i sentimenti di Tetra e subito si pentì di aver usato con tanta leggerezza il nome della sua creatrice in quel momento e luogo. Era, infatti, quello il fulcro dei problemi della sua compagna, quel sacro nome e tutto quel che comportava: altre giovani avrebbero dato tutto quel che possedevano per scoprirsi ultime eredi di un regno da fiaba, soavi principesse come nei sogni della loro infanzia. Non Tetra. Pirata, figlia del mare e orgogliosa del suo retaggio, i suoi sogni erano vasti come l'oceano e altrettanto pericolosi. Vedere il suo corpo cambiare sotto la magia del Re, addolcirsi e trovare una sua femminilità; sentire il peso di un diadema che ai suoi occhi era vecchio come il mondo; venir abbandonata, come una cosetta fragile, da proteggere, mentre gli eroi salpavano verso nuove avventure, tutto questo l'aveva ferita più a fondo di quanto lei stessa avesse pienamente compreso. Se quello era il suo compito, era arrivata a dirsi, se quello era il posto che la Storia le aveva assegnato, asservita ai saggi e ai potenti del mondo, la Tetra esistita fino a quel momento era stata, in fondo, un inganno. E anche quell'inganno sarebbe sparito, col tempo, quando la sua pelle bruciata dal sole fosse realmente diventata candida come nell'illusione che in quel momento la ricopriva riempiendola di orrore.
Erano pensieri troppo intensi perché Sheik non li percepisse e troppo dolorosamente noti perché non vi si riconoscesse. In comune, la vecchia rivelazione e quella nuova avevano la brutalità e la sostanza; il resto era simile a un giocattolo da ricomporre che, pur con gli stessi pezzi, poteva arrivare a comporre figure estremamente diverse.
A modo suo, come l'esperienza gli suggeriva, provò a fare la differenza.

"Ritenevo in cuor mio che il tuo favore sarebbe andato a una fra loro due."
"No", bofonchiò Tetra. In quel momento avrebbe negato anche l'ovvio da tanto avrebbe voluto comunicare al mondo il suo disgusto, ma quella particolare risposta era incredibilmente onesta. "Vieni fuori."
Sorpreso, Sheik attese chiarimenti.
"Mi sento ancora più pazza a parlare così con me stessa, vieni fuori e fatti vedere."
"Come tu desideri."
Era un trucco che avevano già provato molte volte, per desiderio di scoperta, di libertà o di semplice compagnia, e in uno spazio così sospeso fra ricordo e realtà per Sheik fu quasi naturale darsi un aspetto. Per metà vera illusione, per metà pura immaginazione e forza di volontà, la sua immagine incorporea si inchinò e si sedette al fianco di lei, uno degli ultimi fantasmi di un regno defunto.
"Non mi hai però risposto."
"Lei mi è troppo simile", disse, "avremmo litigato. E lei l'altra la dici solo perché la sceglieresti tu, non barare."
Sbuffò e tirò il filo di perle che indossava fino quasi a spezzarlo. La tristezza la stava consumando e in quella sala angusta e buia ogni pensiero, passato, presente, futuro, la riportava al suo dramma senza vie d'uscita, finendo per farle odiare qualunque cosa su cui posasse lo sguardo.
"Raccontami una storia."

Per tre anni, quando riuscivano a trovare pace dal resto del mondo – e ogni tanto anche quando non ci riuscivano – Sheik le aveva raccontato delle storie. Raccontare era, sopra ogni altra cosa, quello che sapeva e amava fare. E ne aveva vissute tante, ad altrettante aveva assistito come spettatore impotente, molte gli erano state tramandate già in vita. Ne inventava poche, e quando lo faceva Tetra se ne accorgeva sempre, perché nel narrarle era più sereno.
Dalla sua voce calma ed esperta aveva conosciuto i nomi delle Dee e la loro parte nella Creazione, ciò che lasciarono nel mondo a loro memoria e come venne spezzato dalla brama di un singolo; aveva studiato l'Unificazione di Hyrule e tutti i suoi popoli, le sue battaglie; imparato la leggenda dei templi e quella dell'Eroe del Tempo com'erano state tramandate nella loro forma più pura, a lungo perduta; ascoltato tutte le storie delle regine e delle persone che esse avevano amato, conosciuto, combattuto... Su un solo argomento taceva sempre, e Tetra suo malgrado si era ritrovata a dover rispettare quel limite, in attesa di giorni migliori.

"No", giunse inattesa la risposta.
"Ti ammutini così?" Lo guardò accigliata. Le stava togliendo l'unica possibilità di fuga, se ne rendeva conto? Non aveva solo voglia di pensare ad altro, ne aveva bisogno, un bisogno estremo. "Non mi ammutino", spiegò lui, seguendo un pensiero nuovo. "Mi riposo. Non mi hai mai detto nulla di te, per esempio: per questa volta, solo per questa volta, racconta tu..."
"Ma tu sai tutto di me! C'eri, fin da quando ho memoria!"
"Poco fa, tuttavia, hai affermato di essere la principessa dei pesci. Orbene, perdona la mia curiosità, ma nella mia intera esistenza non penso di aver mai incontrato un simile prodigio. Un intero regno abitato da creature marine! Ti prego, erudiscimi, sì che io possa cantarlo alle generazioni future!"
Una richiesta sì gentile e accorata venne purtroppo accolta da un'occhiata gelida: di tutto aveva bisogno in quel momento fuorché di venir canzonata. Lui però continuava a rivolgere un'aria di placida attesa, non irriverente, ma senza intenzione alcuna di consolarla come aveva sperato.

"Ascoltami, amica mia: siamo noi due soli reclusi qui, ed entrambi abbiamo visto momenti migliori. La tua tristezza è profonda e giusta, ne sono convinto, lo capisci, vero? Non è questo che voglio toglierti, anzi lo comprendo, lo comprendo bene. Sia perché io sono parte di te sia perché essa è da sempre parte di me, e lo sai. Ti fidi di quanto ho appena detto?"
"Mmmmmmmnh. Sì."
"Ne sono lieto. Ora, per quel che riguarda me... avrei preferito in verità non confessartelo, per poter rimanere un'ancora nel mare della tua insicurezza, ma forse è meglio che sia l'onestà a guidarmi, come avrei voluto che guidasse la mia ancora, quando le leggende vivevano e il mondo era giovane."
"Quindi...?"
"Sono terrorizzato dall'avvento di Ganondorf, Tetra. Terrorizzato. Il cuore si ferma e le forze mi abbandonano, perché, per quanto né l'uno né le altre siano reali, il pensiero lo è, e basta ad annientarmi. Non è mia intenzione dubitare della scelta del Re nello scegliere un Eroe, sono anzi certo che i suoi occhi abbiano visto il vero, e tu prima di lui, seguendo inconsciamente un richiamo antico, o così mi piace pensare. Ma sto divagando. Due volte vidi la sua coltre di tenebra calare su questo mondo, come la notte più buia, e in entrambe, prima che coraggio o... disperazione... lo confinassero nel Nulla che gli spetta, la distruzione che ebbe arrecato fu totale. Così totale che dubitai che le terre che avevo tanto amato si sarebbero mai riprese. So cosa significhi affrontarlo così come vivere sotto il suo giogo, e se ancora dovessimo attendere sette anni, o, peggio, se...", disse, e si fermò: gli tremava la voce.
"Peggio, cosa? Della seconda volta non mi hai mai..."
"Nulla. Non ha importanza, non ora. Mi sono lasciato trascinare come sempre dalla corrente dei ricordi. Ma dobbiamo farci forza, sorreggerci, non lasciare che lo sconforto ci vinca! Non abbiamo appoggi se non pensieri nuovi, vitali: per questo ti chiedo di condurmi là dove la tua immaginazione, e non la mia memoria, ci porta." "Non ne sono capace... e non voglio. Anche tu puoi inventare qualcosa."
"Te lo ripeto: io non parlerò. A te la scelta fra quello che ti ho proposto e un triste silenzio in cui macerarci entrambi finché qualcuno, forse, un giorno, verrà a salvarci."
Tetra lo guardò stupefatta e furente. Era la prima volta che si opponeva a lei in modo tanto sgradevole, e le sembrava un gran torto venir trattata così nel momento in cui più sentiva il bisogno di venir assecondata. Se non altro, però, l'orrenda depressione di prima si era tramutata in una più nota rabbia, che sapeva bene come incanalare, e per un attimo si sentì di nuovo se stessa. Non voleva dargliela vinta, ma non poteva darla vinta nemmeno alla ragazzina pallida che minacciava di prendere il suo posto se si fosse lasciata andare. Strinse i pugni, respirò a fondo finché fu sicura che la voce non l'avrebbe tradita e iniziò.

"Allora... allora diciamo che sotto il mare ci sarà il regno più bello che voialtri perdenti abbiate mai visto. E... e... e da dove parto?", chiese disorientata, già abbandonata dallo slancio iniziale.
"Prova dall'inizio", consigliò Sheik, "o dal centro, se preferisci."

"Il centro. Non sono capace, basta... piuttosto il silenzio."
"Il centro."
"Il centro... il centro è il palazzo. Sarà un palazzo grande." A quel punto qualcosa scattò. Probabilmente l'orgoglio. "Anzi grandissimo e bellissimo, fatto tutto di madreperla e del marmo trasportato da navi affondate, e il corallo l'avrà ricoperto tutto e..."
"Così, però, non si vedrà più la madreperla né il corallo, non credi?", fece pacatamente notare lui.
"Zitto! Hai detto che saresti stato zitto, fai il piacere e restaci. E stavo dicendo 'tutto, o quasi', davvero, lo stavo dicendo! Che c'è?"
"Niente. Niente del tutto."
"Meglio per te. Stavo parlando del mio palazzo, no? Sarà costruito sul punto più alto del fondale, una specie di collina, e per renderla più bella ci avrò fatto costruire degli enormi alberi di pietra intagliata. Avrà cento stanze e più solo per me, decorate con tutte le meraviglie del mare; i servitori vivranno in altre case apposta per loro. All'interno ci sarà un giardino variopinto con tutti gli anemoni del mondo, e al centro del giardino la mia nave, quella con cui sarò discesa nel mio regno, ormai ridotta a un relitto. Ma la parte più bella, la più maestosa sarà l'ingresso!"
"Racconta, dunque."

Tetra notò con orgoglio l'espressione attenta del suo ascoltatore: aveva deciso che l'unico modo di vincere in una situazione che sembrava contemplare soltanto perdite fosse ribaltare le regole del gioco e dare il benservito all'infame traditore, stupendolo con un racconto più ricco e sfarzoso di quanto lui fosse mai riuscito a fare. E non ce la stava forse facendo?
Sheik, dal canto suo, era solo felice che buona parte del suo viso fosse coperta, così da doversi sforzare di mantenere serio solo lo sguardo.

"L'ingresso, dicevo, sarà una lunga scalinata che sembrerà salire fino al cielo, pure lei di marmo bianchissimo, e che invece porterà direttamente alla sala del trono, dove si svolgeranno le udienze. Non che serva ai miei sudditi, s'intenda, quelli nuotano. Ma indicherà la strada. E ci sarà anche una torretta, sì, una torretta di guardia alla base della scala, tutta intarsiata con delle eleganti piccole colonne. Ai piedi della scala ci sarà un lago. Tanto è tutto per fare scena, no? Allora ci può stare anche il lago, calmo e scuro come una notte senza stelle, e senza contare che sott'acqua tutte le notti sono scure e senza stelle e non è un gran paragone. Li si rifletterà tutto il palazzo, come se fosse un suo doppio, il riflesso nell'acqua di un palazzo sottomarino. E dalla torretta si vedrà anche tutta la via principale, finché non si confonderà col blu dell'acqua all'orizzonte. Ma pietre luminose e brillanti luci incantate saranno appese o incastonate a ogni porta, angolo, finestra e insegna, così che nella mia città sarà sempre giorno e sarà il posto più vivo del mondo di sotto e di quello di sopra."

Sheik ascoltava solo per metà: la sua attenzione andava, più che alle parole, alla cadenza e al tono di voce con cui la giovane principessa parlava del suo fiabesco futuro. Dopo un avvio incerto si ritenne pienamente soddisfatto.

"E gli abitanti, che abitanti! Banchi di tonni a ogni vicolo, cernie che occhieggiano da dietro i banconi. Murene che sbucano da piccole finestre rotonde osservando panciuti cavallucci marini a passeggio con le loro uova. Una visione senza eguali. Dieci sirene guerriere saranno la mia guardia d'onore, con perle intrecciate nei capelli azzurri e armi ricavate dalle carcasse di mostri marini..."

"Ma, dimmi, come occuperà i suoi giorni codesto variopinto popolo che descrivi?"
"Oh, non vuoi saperlo", rispose Tetra con un ghigno.
"Penso invece che sia la parte che più mi interessa"
"L'hai chiesto tu, bada! Poi non lamentarti. Tutta la città sarà, in realtà... un'enorme base segreta!"
"Non dirmi..."
"Immagina di essere su una nave, un grande vascello mercantile che trasporta ogni tipo di merce preziosa. Dei pirati ti abbordano, prendono il tuo tesoro ma nella loro immensa grazia risparmiano te e la nave. Poi spariscono. Dove li insegui? Non li troverai mai, perché non saranno né a levante né a ponente, saranno sott'acqua e tu non potrai farci proprio nulla! È il futuro della pirateria, ti dico... una città in fondo all'oceano. Geniale. Con la sicurezza data dalle nostre rapide fughe potremmo arrivare ad attaccare impunemente anche altri pirati! In quelle occasioni io, la regina, salirò personalmente a bordo assieme alle mie guerriere più forti, e tutto il Grande Mare imparerà a temerci! Ma..."
"Ma?"
"Ma. Ma, anche con tutto questo, sarò una regina molto sola."
"Mh?"
L'attenzione di Sheik era del tutto destata, e con lei anche un poco d'ansia. L'ultima frase e, soprattutto, il tono sognante con cui era stata pronunciata lasciavano presagire un discorso del tutto inedito per la Tetra che conosceva e la sua sfera d'interessi, molto più affine alla nobile principessa dalla cui presa sembrava essersi quasi liberata. O forse era del tutto normale, e falsata la sua prospettiva. Quand'era stata l'ultima volta in cui aveva anche solo parlato con una giovane fanciulla della sua età? O forse ancora stava errando del tutto – 'preso un granchio', avrebbe detto lei ridendo – e tutte le sue preoccupazioni erano doppiamente invano. Si obbligò alla calma: se anelava così tanto a fare la parte del genitore ansioso aveva ben altri argomenti fra cui scegliere, col Re del Male al culmine del suo potere alla furente ricerca della Saggezza che gli era sfuggita. Presto o tardi li avrebbe trovati. L'ombra scura, occhi di follia, acqua... l'acqua che avevano portato entrambi, da cui erano circondati, da cui non poteva scappare, mai. Per un attimo, credette di sentire freddo.
Senza tradire alcun tipo di emozione si sedette a gambe incrociate e attese che la storia continuasse, fuga e sollievo per entrambi.

"Sì, molto sola", riprese lei con esagerato patetismo. "Ogni mattina, dopo che i miei servitori mi avranno portato una sontuosa colazione e mi avranno aiutata a vestirmi con le stoffe più pregiate, tessute con alghe dai mille colori e tempestate di coralli e conchiglie, uscirò dal palazzo reale accompagnata da due fidate guardie e da una damigella. Scenderò con grazia regale i gradini della scalinata e mi apposterò nella torretta. Li mi affaccerò e, per un'ora, guarderò malinconica l'orizzonte mentre la damigella acconcerà i miei capelli color del... oh, diamine."
Tetra si arricciò fra le dita una ciocca di capelli e la portò sotto gli occhi. "Che razza di colore è, questo?"
"Non chiederlo a me: la storia è tua."
"Sei di poco aiuto. Ma è già tanto se sono arrivata fin qui senza incagliarmi, vero?"
"È già tanto", concesse Sheik, e preferì non soffermarsi sui difetti di una tale narrazione: era, in fondo, la sua prima storia, e non l'aveva iniziata di sua volontà. Che poi ci stesse prendendo gusto era un altro, piacevole discorso di cui poteva andare doppiamente fiero. Non era mai stato un grande stratega, ma per una volta tutto stava andando amabilmente come nei piani e non sarebbe stato un abuso di superlativi, o un'immagine fin troppo idealizzata di sé, a farlo intervenire.

"Color del grano non c'è verso che siano. Color del... fieno?", propose, poco convinta. "Comunque starò a guardare l'orizzonte aspettando che lui arrivi. E lui arriverà, ne sono certa, perché avrò pregato tanto a lungo e gli – le Dee, uffa, non mi negheranno un favoruccio simile dopo tutto quello che ci hanno fatto. Così guarderò l'orizzonte, allo stesso tempo malinconica e serena, aspettando il giorno. E il giorno, ovviamente, giungerà..."
Si alzò in piedi per meglio sottolineare a gesti la parte culminante del suo racconto. Sheik la seguiva con lo sguardo in ogni movimento, aspettando la continuazione: aveva intuito il giusto. Con tali premesse, e chiaramente tale narratrice, era impaziente di scoprire che razza di principe azzurro sarebbe riuscita a inventarsi.

"Un giorno, una bella mattina dall'acqua calda e calma, finalmente lo troverò. Non avrò neppure bisogno di scendere fino al mio posto di guardia, perché lui stesso, di notte, allo stremo delle forze, sarà arrivato fino a metà della scalinata prima di crollare esa... esa...?"
"Esanime?"
"Quella roba lì. Se ti prendo di sorpresa mi aiuti? Buono a sapersi! Prima di crollare esanime, allora. Lo troverò vestito di una semplice tunica bianca, riverso sui gradini. Non sarà ferito, solo molto affamato e stanco per il lungo viaggio che l'avrà portato fin lì. Quindi manderò la mia scorta a chiamare un guaritore, un sapiente, un'anguilla, insomma qualcuno basta che sloggino sennò mi rovinano la scena principale. Resterò inginocchiata al suo fianco meravigliandomi per il prodigio, anche se in cuor mio l'avevo sempre saputo. Una scena degna di un quadro, quasi, col palazzo e le correnti e tutto oltre ovviamente ai due bellissimi soggetti. Gli accarezzerò i capelli biondi, contenta semplicemente di poterlo fare, chiedendomi quale sarà la sua prima reazione quando si sveglierà... conoscendolo, dopo poco tempo aprirà i suoi occhioni rossi e mi riempirà le orecchie di racconti su quant'è bello il mio regno, cosa che già sapevo, tanto che gliel'avevo già raccontato a mia volta prima che tutto iniziasse. Oh, caro, puoi anche raccogliere la mascella da sotto quella sciarpa che ti ritrovi, puoi nasconderlo qui", e si indicò gli occhi, "ma ti sento benissimo qui", disse toccandosi la fronte. Sembrava trovare il tutto molto divertente.
"Ci sei cascato come un tonno. Non te l'aspettavi, vero?"
Boccheggiante come un tonno, nel minimo.

"Sarà accolto a palazzo con grandi onori, gli sarà assegnata una stanza fra le più belle dove vivere e una nave per quando vorrà viaggiare in superficie. Nella sua stanza troverà cibo e ricchi vestiti nella foggia del regno; dopo essersi levato la stanchezza del viaggio e averli indossati sarà finalmente accolto dalla principessa, che, seduta sul suo trono, gli rivolgerà un grande sorriso e, col cuore ricolmo di gioia, gli dirà..."
Tetra, che stava imitando buona parte delle azioni e gesticolando le restanti, non riuscì più a trattenersi di fronte all'espressione allibita del suo ascoltatore e crollò sul suo 'trono', il regale sorriso trasformato in una risata sgangherata.
"E gli dirà, 'Bene, mi servivano giusto uno storico, un legislatore e un poeta, trovati uno studio e lavora!' E così il miracolo delle Dee, l'idea fatta carne, il prodigio vivrà la sua seconda vita sgobbando per tre agli ordini della sua tirannica amica fino alla fine dei suoi giorni. Vissero tutti felici e contenti, con le dovute eccezioni. Fine."

S'è proprio visto, il principe azzurro. Mi ha giocato come un ragazzino.
Anche mettendo da parte l'ingegno ferito, però, non riusciva a unirsi del tutto all'ilarità che tanto aveva sperato di veder sbocciare quel giorno.
"Tetra. Quel che dicevi riguardo alla tua supplica alle Dee, ai motivi di quella... le tue parole erano sincere?"
"Quanto si può esserlo raccontando una storia, sì." Lo guardò incuriosita. "Voglio dire, non credo che anche mettendomi ora in ginocchio qui, nel vecchio regno, e pregando per tutta la mia vita, otterrei davvero qualcosa. Però mi piacerebbe, dico sul serio."
"Grazie. Non sai quanto significhi per me."
"Credo di averlo capito. Almeno un po'."
Non servivano altre parole.

"Ora che il divertimento è finito devo tornare a intristirmi come prima?", chiese. Per un po' il silenzio complice l'aveva rasserenata, ma stava lasciando troppe aperture a pensieri sgraditi, pensieri che rischiavano di tornare a sopraffarla.
"No! Non ora, non per questo motivo. Non ne hai ragione, non vedi?"
"Non vedo cosa?"
"Apri gli occhi a te stessa, Tetra, me l'hai appena dimostrato. Ammetto di non essere un grande conoscitore di queste vicende", disse assumendo un'aria noncurante. "In fondo, cosa mai potrà sapere uno come me degli affari di corte? Ma il mio istinto mi dice che mai, mai, si è vista una regina che abbia governato con un tale piglio, o che sia stata capace di trasformare persino un atto di misericordia in un vantaggio personale. L'hai raccontato or ora, ne sei testimone. Vedo che non te l'aspettavi neanche tu, tonno, anzi, sardina?"
Uno pari, glielo doveva concedere.
"Affrontati", riprese, "poiché non hai nulla da temere. Sei Zelda: è nel tuo sangue, nel tuo destino. Ma sei Tetra, e la tua storia non finisce qui. Non 'anche' Tetra, 'prima di tutto' Tetra. Questa è la differenza. Non ti annullerai nella vita di una sconosciuta, piega piuttosto il suo ruolo al tuo essere! Ne hai la forza e, perdonami se mi ripeto, me l'hai appena mostrato. A modo tuo."
"Mi viene difficile, così conciata."
Sheik scosse la testa. "È un'illusione, non lasciartene dominare. Ricordi quando mi incontrasti? Forse che al risveglio ti trovasti cambiata, forse che influenzò le tue scelte? Quando i raggi del sole torneranno ad accarezzarti scomparirà come nebbia. Svanire per sempre dal mondo è tutt'altra cosa, fidati."
"Ah... grazie. Non dev'essere un bel discorso per te, credo. Non ci avevo pensato. Grazie..." Sentiva le lacrime farsi strada e, per una volta, le lasciò fare.
"No, al contrario. Questa volta non finirà in tragedia, ed è tutto quel che importa. Io ho avuto il mio tempo per riflettere", disse, anche se come bugia era poco convincente.
"Heh..."
"Che c'è?"
"'Niente, niente del tutto'. E sì che mi avevi anche preparata."
"Tutti i miei piani sono dunque rivelati? Sì, è così, per quanto mi è stato possibile e nonostante non fosse il mio principale intento. Speravo che capissi, ma non potevo dirti tutto. La storia doveva seguire il suo corso... sono lieto di essere stato qui e ora a sorreggerti, almeno."
"Oh, ma io avevo capito. Più o meno. Ma era così più comodo non pensarci che quasi me ne ero dimenticata... alla fine mi ero ben convinta che quello che dicevi, su di te, sulle regine del passato, era vero, ma, come dire, finito. Ne avevo l'eredità sotto il naso ma io, proprio io, ne ero fuori. Non so se mi spiego."
"Credo di sì. E, se il sigillo fosse stato solo un poco più forte, forse avrebbe continuato a non riguardarti: non te ma tua figlia, o la figlia di tua figlia, o più in là ancora nel futuro, chi può dirlo. Per te sarebbe stato più semplice. Ma le profezie hanno l'incorreggibile tendenza ad avverarsi e sono certo che dovessi essere tu, e nessun'altra, la fine della mia ricerca; peraltro, penso che l'Eroe non avrebbe potuto avere un aiuto migliore. Soddisfa ora una mia ingenua curiosità: come hai intenzione di salutare Ganondorf, quando infine i Portatori saranno riuniti?"
"Allora succederà davvero?"
"Temo sia difficile evitarlo, giunti a questo punto."
La giovane principessa si alzò, si sistemò la gonna e il diadema regale e con sguardo grave rifletté sul suo ruolo nella Storia.
"Così, a occhio, due insulti e un pugno sul naso. Che dici, è troppo discreto?"
"Penso possa andare... Ora Vi riconosco, Maestà. Ora Vi riconosco."

Here comes the breeze that's whispering again
So full of lights shining in colors
Listen to me, just keep on trying in your way
Get the courage to open the door and soon you'll be free...