- Antitesi -

Racconto di Crimsontriforce

Non in timeline con alcunché... malamente legata a La Voce del Sangue.

Buio.

Un treno.

E una mattina nebbiosa e gelida, e il rumore ritmico di rotaie, e la testa piena di pensieri stupidi e inutili e tristi e nebbiosi anch'essi.

Sonno.

Scompartimento vuoto, sono sola con me stessa.
Una stazione spoglia e apparentemente senza nome.
Il treno riparte.

Buio. Una galleria. Nuovamente luce.

Lui entra.

Il mio primo pensiero: troppo etereo per produrre rumore, ma abbastanza materiale per essere visto.
O forse ero solo io. O forse - è inutile.

...forse un angelo?

No, gli angeli hanno le ali, così mi dicevano da bambina, e poi portano lunghe vesti bianche, non jeans scuri e camicia blu. E comunque non ci credo, non ci ho mai creduto.

Eppure sembra non essere costretto dalle umane regole di spazio e tempo, e nonostante il suo corpo sia quello di un ragazzo, i movimenti, il modo stanco in cui reclina la testa lo negano. C'è qualcosa in lui che parla di regni ed ere lontane, quasi un personaggio uscito da una leggenda.
Sicuramente non il tipo che potresti aspettarti di incontrare in seconda classe, non c'è dubbio. Ma cose del genere non esistono. Non sono mai esistite. Così credevo.

E continuo ad osservarlo.

Il sole vince le nuvole e per qualche istante giunge a noi.
Luce.

I raggi mattutini lo illuminano giocando col biondo dei capelli, sfidando le palpebre tenacemente chiuse, accentuando quell'aria un po' ultraterrena che è riuscito a creare in uno sporco vagone, in una mattina autunnale.

Lo osservo ancora, cercando nei particolari qualcosa che mi dia la chiave per comprenderlo, ma è restio a mostrarsi. Una parola che potrebbe descriverlo... fragilità. Sì, può andare. Sembra quasi un calice che sia stato infranto da una mano troppo violenta, eppure... qualcosa ancora gli impedisce di andare in pezzi... non mi basta. Cerco un contatto con i suoi occhi.

Nuvole. Buio. Guasto alle lampadine. Più buio. Dannate FS. Sempre buio.

Protetto dalla penombra mi osserva
Occhi rossi? Naah, sarà un'impressione.

Ancora non capisco. Perché tanto dolore in quello sguardo? Rassegnata disperazione? Chi è questa figura senz'altro bagaglio che una cetra e la sua storia? Il linguaggio può essere ricercato, ma rimane un mezzo goffo e impreciso, e io non voglio rompere l'incanto: svanirebbe alla prima parola. Lui si stringe nella sua giacca blu.

Il tempo passa. Quanto? Non ne ho idea. Buio.

Il treno si ferma, ancora una volta non riesco a leggere la stazione... non riesco a capire se esiste davvero.

Il suo sguardo si fa triste, e mi domando se abbia mai conosciuto la gioia.
Esce.

...esce? No! Non così!

Ho in me tutte le parole di tutti i discorsi del mondo. I pensieri, quelli continuano a galleggiare nella mia testa, ma fuggono, corrono prima che possa fissarli in parole, per quanto volatili.
Riesco a sussurrare solo questo: "buona fortuna".

Piango, e non so perché. Non mi importa più di sapere perché. Ma non voglio che vada.

Luce. Un singolo raggio, su di lui. Il resto è buio.

I suoi occhi, sì, impassibilmente rossi parlano una lingua nota solo a loro, e non ne colgo che pochi frammenti: speranza, devozione, sacrificio, caduta, abbandono, amore, amore, amore. Ha perso tutto per amore? O qualcosa di più grande? Una cosa sola è sicura: lo rifarebbe, nonostante tutto.
Non riesco a dare loro altri significati. Fa per andarsene. Girandosi - "grazie.".

Se ne va.

Buio. Il treno parte. Buio. Piove. Buio. Galleria. Buio. Piove ancora.
Dannazione dannazione dannazione.

Buio. Voci, troppe voci, voglio solo silenzio, voglio solo ricordare, ricordare un angelo.
Anche se non esistono. Anche se non ho mai creduto.

Entra una donna troppo grassa con due marmocchi iperattivi. Parliamo di nulla per del tempo. Quanto? Irrilevante. Poco importa. Ho già dimenticato. Basta così poco.

Mi sveglio. Sono passati vent'anni, e non l'ho più rivisto. Solo in sogno.
Dovunque egli sia, qualunque sia la sua strada, posso solo pregare per lui. Credere in lui.
E sperare.