- Our distance and that person -

Racconto di Crimsontriforce

Soap Bubble – Our Distance and That Person – Verso la Pioggia – Stray Child – Knave – In una Bottiglia – Alla Fine – 1sentence fanfic challenge (A Chronicle)

Consiglio di leggere prima almeno Soap Bubble.
Entry randagia e vagabonda per il challenge 30kisses su LiveJournal.

Bambina mia carissima,

sei così lontana da me, ma ti tengo sempre nei miei sogni. Ti ricordi ancora di me? O sono già da tempo svanita dalle memorie tue e di chi ti sta vicino? Spero non sia così, ma in fondo non è importante: ti seguo ogni notte, e ti vedo crescere bella e coraggiosa, e mi riempi d'orgoglio.
E vedo altro davanti a te: la luce verde squarcia ancora una volta le tenebre, ma qualcosa è cambiato, e partite, partite... per il viaggio più importante che una di noi abbia mai intrapreso. Le mie visioni si stanno indebolendo, mia cara, e non posso esserti d'aiuto quanto vorrei. Ma ti posso dire una cosa: qualsiasi cosa tu faccia, a qualsiasi scelta tu sia portata, generazioni di regine ti sorreggono e guardano a te con sorriso benevolo. Sii forte, piccola, so che hai in te infinite possibilità: vivile.
Ti sento vicina.
Con affetto, un bacio alla mia principessa

Zelda, regina d'Hyrule
nel 46° anno dalla venuta dell'Eroe

Scrisse la lettera con carta di nuvole e inchiostro di sogni, e quando l'ebbe finita la sigillò con l'aquila della famiglia reale, impressa su lacca intangibile.
Si sedette sulla sabbia bianca e fine, incerta sul come farsi notare. Decise di prendere un pezzo di cristallo sepolto nella sabbia e gettarlo contro il basamento che ancora si ergeva lì, al centro del nulla. Non ricevette altra risposta che l'eco dell'impatto, che subito si disperse nell'aria tersa.
Passò del tempo.
Ne raccolse un altro, e stava per lanciarlo, quando sentì dietro di sé una presenza ostile: "Ai suoi ordini, mia regina", disse una voce fredda. "quale onore vederla qui."
Zelda si sentì gelare. Fece un passo avanti e si girò per guardarlo. Mentre i suoi lunghi capelli bianchi, splendenti nella luce eterna del deserto, ricadevano dopo il movimento improvviso, si scambiarono uno sguardo che parlava di amarezza e solitudine e incomprensioni e silenzi. Lui restò immobile: fu lei a parlare.
"Per le Dee... mi serbi ancora rancore."
Non era una domanda. "Sì", le giunse comunque la risposta.
"Eppure lo sai... sai bene che non avevamo scelta. Nessuno di noi l'ha avuta. Non conosci il perdono?"
"Forse non mi è stato dato. Non saprei."
La regina abbassò lo sguardo, colta da una profonda tristezza. "Sheik... ho bisogno di un favore. L'ultimo."
Egli la squadrò, sinceramente incuriosito da quell'atto di sottomissione. "Non credevo di godere della sua fiducia, mia signora. In verità, neanche della capacità di realizzare un qualsivoglia favore.", disse, attendendo spiegazioni.
"Non ho scelta. È un compito personale e, per me, importante. Si tratta di una lettera da consegnare...", gli rispose mostrandogli l'immateriale foglio sigillato.
Sheik scoppiò a ridere, una risata dura che fece desiderare all'anziana Hylian di non essersi mai spinta fin lì. "Zelda, suvvia... e a chi dovrei consegnarla? Non c'è nessuno, qui... mai nessuno da quando te ne sei andata."
"...attraverso il tempo.", concluse alzando la voce, non abituata ad essere interrotta. Calò il silenzio.
In Sheik sorse un'inquietudine che non seppe definire mentre ponderava quelle parole, e rispose soprappensiero mentre cercava di comprenderne la causa. "Un messaggio importante, mia regina? È sconsiderato affidare tali lavori ad un messaggero recalcitrante, potrebbe non portarlo a destinazione... Saggezza vorrebbe che lo affidaste al più robusto dei vostri scrigni, trasferendolo nei sotterranei del castello e sigillandolo magicamente fino al tempo cui è destinato. Non certo qui." "La scelta che ho compiuto è stata a lungo ponderata, e sono certa di quello che affermo quando dico che sei l'unico possibile messaggero. Per quanto i miei poteri siano affievoliti, ormai, non vi è dubbio: 'quel tempo' sarà oltre la durata di questo castello – di questo regno.", sostenne Zelda.
"E se io rifiutassi?"
Lei tacque, e portò una mano sul fianco mentre cercava di intuire quanto di vero ci fosse nel rifiuto appena pronunciato. I lineamenti dello Sheikah erano inaspriti dal risentimento e dalla solitudine, ma sotto quella maschera poteva sempre intravedere il ragazzo dolce e gentile che anni prima le aveva dedicato ogni giorno sguardi carichi di domande e di affetto, inconsapevole delle sue origini e del suo destino. Sperò che quella parte di lui fosse veramente ancora viva, e non una sua fantasia. "Rifiuteresti un favore a me... ma non a una bambina non ancora nata.", disse scandendo bene le parole.
Sheik distolse lo sguardo. "Dammi la lettera", rispose brusco, "e parlami della bambina."
"Da un anno e più riempie le mie visioni, costantemente. Non può che significare che sarà un punto cardine del nostro futuro... E anche se non lo fosse è la mia bambina, nonostante i secoli ci separino, figlia della figlia di mia figlia, e tempi difficili la attendono. Io non ci sarò. Per questo voglio che sia tu a raggiungerla in mia vece, e sostenerla, e aiutarla. A colmare la nostra distanza.
L'avere accettato ti rende onore... è bene che non ci siamo separati nell'astio, poiché non ci vedremo fino alla fine dei tempi. Addio, e..." "E...?", chiese Sheik, fortemente turbato.
"...niente. Che le Dee ti accompagnino." Zelda si girò e fece per andarsene, ma Sheik le aveva afferrato l'orlo del mantello, trattenendola. Lo sentì cadere in ginocchio e bisbigliare: "Lo scorrere del tempo è sempre crudele... per alcuni più che per altri. Oltre quest'era... sei spietata, mia regina. A quando... a quando la pace?" Non seppe trovare parole di conforto. Si liberò con delicatezza e si allontanò di qualche passo, scomparendo da quel luogo al centro del nulla.

P.s:
Chiedigli di perdonarmi, se può.