- Stray Child -

Racconto di Crimsontriforce

Soap Bubble – Our Distance and That Person – Verso la Pioggia – Stray Child – Knave - In una Bottiglia – Alla Fine – 1sentence fanfic challenge (A Chronicle)

Consiglio di leggere prima almeno Soap Bubble e Our Distance and That Person.
Quest’incontro è il motivo principale per cui ho ideato questa sorta di serie.

If you are lost in your way,
deep in an awesome story
don't be in doubt and stray:
cling to your lonesome folly...

Tetra si sedette sulla branda a gambe incrociate, perplessa.
Accese la lampada a olio e scorse per l'ennesima volta i suoi appunti:
Principesse rinchiuse in alte torri...
Principesse rapite da mostri marini...
Principesse segregate in isole sperdute...
Niente principesse che solcavano i mari alla guida del loro veliero, notò con una punta di stizza, ma soprattutto niente principi da salvare.
Mordicchiò la penna d'oca e buttò all'aria i fogli sparsi. Mesi di ricerche, e non un risultato... non un racconto da marinaio, non una ballata, non una leggenda.
Eppure il suo principe – o quello che era, ma racconti da marinai e ballate e leggende sembravano faticare ad andare oltre "principe", "pirata", "principessa", "strega", e Tetra sapeva riconoscere un pirata quando ne vedeva uno – esisteva da qualche parte nel vasto Mare, e lei era più che determinata a trovarlo. Per lontano che andasse con la memoria, lo ritrovava sempre nei suoi sogni, a volte ogni notte, più spesso a distanza di mesi: una figura scavata e indistinta che chiedeva il suo aiuto. "Né Hylian né pesce, però, sembra aver sentito parlare di lui", ragionò mesta la giovane piratessa, "e se continuo con queste domande finirò per essere lo zimbello delle quarantanove isole, io e la mia caccia allo spettro..."
Restò immobile per qualche istante, la penna ferma a mezz'aria, poi colta da ispirazione la mandò a far compagnia ai fogli sul pavimento e, saltata in piedi con quanta forza aveva in corpo, si precipitò fuori dalla cabina.
Percorse i corridoi ondeggianti col passo sicuro di chi è nato tra i flutti, e non ebbe problemi nello sgattaiolare dietro a Nico per entrare di nascosto in cambusa e procurarsi i viveri per... qualche tempo. Neanche lei sapeva quanto le sarebbe servito, e a ogni buon conto si riempì una saccoccia intera. Non aveva nessun bisogno di quella messinscena, pensò sulla via del ritorno mentre faceva una linguaccia alle spalle dell'ignaro sottoposto, ma era più divertente così. Piratessa era nata e piratessa sarebbe morta, la sua vita fatta di vento mare e azzardo, e finchè ogni mattina il sole fosse sorto a oriente nulla l'avrebbe potuta cambiare.
Giunta di nuovo in cabina, urlò alla ciurma che non la disturbassero fino a nuovo ordine e passò mentalmente in rassegna i preparativi che le rimanevano.
Raccolse gli appunti e dispose i viveri sul tavolo, e spense il lume con un soffio. Osservò il filo di fumo innalzarsi e perdersi nel buio della stanza. Da ultimo guardò fuori dall'oblò, chiedendosi che sorta di mari ci fossero 'dall'altra parte'.
Aveva un po' di paura, ma non l'avrebbe mai ammesso, e ad ogni modo l'eccitazione era molta di più. Chiuse gli occhi.

***

Li riaprì in un oceano diverso, una distesa di sabbia bianca e vento eterno che spazzava la terra vuota, sferzando i suoi biondi capelli sciolti, l'ampia gonna e lo scialle di raso. Non si udiva altro suono. Noncurante del suo stesso mutamento, sbattè le palpebre e osservò ammaliata quel paesaggio alieno, privo d'acqua, in cui l'unica parvenza di vita era data dai moti caotici dei granelli di sabbia. Ma presto il vento divenne un soffio feroce e ostile, che voleva strapparle le vesti, la pelle, la più profonda essenza pur di mandarla via di lì.

Tetra piantò i piedi per terra e lanciò la sua silenziosa sfida: senza distogliere lo sguardo dall'orizzonte, né la mente dal suo obiettivo, spostò le ciocche di capelli che continuavano ad oscurarle il viso e le legò dietro la nuca. Poi, con gesti calmi e misurati, strappò la gonna e la annodò da un lato, così che non la impacciasse. Guardò in alto, cercando un astro che desse un perché alla luce accecante che sovrastava, incontrastata, il luogo, ma non trovò nulla, solo un cielo bianco e vuoto. Si rese però conto in quello stesso istante di non avere bisogno di astri né bussole per orientarsi, perché la sua meta era quella zona della sua mente che aveva sempre saputo essere parte di lei, ma che si era sempre ritratta ad un'analisi più approfondita, sepolta dietro altri ricordi, fatti, convinzioni, finendo per deviare altrove i suoi pensieri.
Iniziò così il suo cammino, senz'altra certezza che se stessa, perché non vi era segno visibile all'orizzonte, e le sue orme non restavano a lungo impresse sulla sabbia.
Proseguì per... del tempo. Come in sogno seppe di essersi alzata più e più volte per nutrirsi di pane, carne essiccata o acqua, finchè non finirono; si sentì di tanto in tanto in colpa per Gonzo, lui più degli altri si sarebbe preoccupato per il suo capitano assente, ma era giunta troppo avanti per ritirarsi, pensò. E non era neanche troppo sicura di saper tornare indietro.

***

Stava perdendo contatto con le sue gambe e la stanchezza la pervadeva in ogni fibra quando, dopo un viaggio interminabile dilatato nel tempo mutevole del sogno, il paesaggio cambiò sotto i suoi occhi: la sabbia sollevata dal vento iniziò a rivelare rocce lucide e appuntite che le ferivano i piedi, mentre il cielo assumeva una cupa tonalità rossastra.
"Vattene", le sussurrò il vento.
"Mi hai chiamata tu", ribattè lei con logica elementare, e non arretrò.

***

Proseguì.
Fu una discesa nella follia, la sua, una follia lucida e feroce. Sulla sua strada vide specchi rotti riflettere regine morte da tempo. Roccia viva scolpita in figure impossibili, forme fosche e indistinte affrontarsi in macabri duelli senza fine accanto a gigantesche maschere malamente gettate a coprire volti informi e grotteschi esseri bifronti immortalati in un anelito di libertà negata. Ancora maschere, preziose e costellate di gemme, ma fragili tanto da dissolversi in polvere sotto uno sguardo troppo intenso. La statua di un giovane rinchiuso nei suoi pensieri piangere sangue vero dall'unico occhio formando un lago nero attorno a sé. Nubi temporalesche in forma di mostri sovrastare teschi, teschi a perdita d'occhio sull'intera piana, fino ad un vortice colossale che si intravedeva in lontananza.
In seguito una mano amorevole avrebbe cancellato quelle immagini dalla sua memoria, ma in quei momenti di orrore si sentì drammaticamente piccola e inadeguata, e la sua decisione vacillò per un momento. "Lasciami in pace", scrisse il vento sulla sabbia.
"Mi hai chiamata tu", rispose lei, e ritrovò coraggio.

Non solo le gambe le dolevano, ma il dorso della mano destra aveva iniziato a pulsare sempre più forte man mano che si avvicinava al vortice e le terribili visioni di prima lasciavano nuovamente spazio al nulla. La terra iniziò a farsi nera come la pece, e l'aria pesante e appestata rendendole difficile la respirazione. Dovette diminuire il passo, e solo con estrema lentezza raggiunse la base del vortice.
"Perché perseveri...", lamentò il vento turbinandole attorno.
"Perché mi hai chiamata tu", insistette lei caparbia.

***

"Portatori della Triforza... ho fallito, non merito fiducia...", sospirò. "Cosa volete ancora da me? Lasciatemi consumare nel nulla...", e con queste parole tornò a disperdersi nel rumore assordante. "Non so di cosa tu stia parlando", mentì in parte Tetra, ma le era stato detto di rispondere così a chiunque tranne che alla figlia cui avrebbe tramandato il suo amato ciondolo, quando fosse giunto il tempo. Era comunque più vicina alla realtà di quanto non pensasse, ed era anche vero che non avesse idea di quello cui si riferiva la voce parlando di fallimento, rendendola più che mai decisa ad andare fino in fondo.
Provò ad avvicinarsi al vortice, sperando di trovare un varco, un punto debole attraverso il quale vincere la tempesta. Per tre volte girò attorno alla nera tormenta, ogni sforzo in vano: ogniqualvolta osasse allungare la mano nel vortice, questa rischiava di venirle strappata dalla violenza delle correnti.
Tetra si fermò e inarcò un sopracciglio... impensabile essere costretta a fermarsi lì, a un passo dalla conclusione. Inarcò anche l'altro, in un'espressione che il suo equipaggio aveva imparato a temere, che mostrava una volontà incrollabile e una non inferiore cocciutaggine: la sconfitta non era un'opzione. Si sedette, e massaggiandosi i piedi doloranti ripensò al suo viaggio, a come era giunta fin lì, alla traccia che aveva seguito, e ripercorrendo ogni tappa si rese conto pian piano di un notevole vantaggio tattico, come ebbe a chiamarlo. Bofonchiò qualche parola di esultanza prima di rialzarsi, puntare gli occhi al cielo nero e, con le mani baldanzosamente poggiate sui fianchi, proclamare la sua vittoria. "Signor mio", iniziò con un ghigno, "chiunque tu sia. Pirata non sei, e un principe dovrebbe essere più cortese. Stammi bene a sentire! Perché con tutto quello che ci hai fatto, questa rimane sempre casa mia, la MIA TESTA, non so se mi spiego. Quindi... non so perché tu abbia eretto questo orrendo ciclone, ma non puoi seriamente pensare di battermi qui... se IO decido che quell'affare è una brezzolina leggera, beh, che ti piaccia o no, IO passerò attraverso quell'affare come in una brezzolina leggera, e nessun altro può avere diritto in merito...
...spero."
Si accinse a varcare il muro di vento con passi lenti e teatrali, troppo presa dalla foga del discorso per accorgersi che mentre parlava sulla sua mano destra andava formandosi, in sottili linee dorate, un piccolo triangolo inscritto in un altro suo simile, e la forma armoniosa brillava dolcemente...

***

"È sempre stato così...", scrisse il vento sulla sabbia in caratteri dimenticati da secoli, ma Tetra era già oltre, e non lo vide.
Traversò il vento illusorio nell'oscurità più completa. Dovette prestare attenzione a non stupirsi troppo di poter vivere e respirare in quell'ambiente a lei ostile onde non ricadere nell'illusione mortale, e proprio mentre iniziava a dubitare, nonostante la sicumera iniziale, di riuscire a mantenere salda la concentrazione, in quel momento esatto l'aria iniziò a schiarirsi davanti a lei, dandole la forza di percorrere gli ultimi metri di corsa prima di crollare carponi di fronte alla meta ultima del suo viaggio.

***

Era una visione straniante, dopo tutto quel buio. Dalla sabbia candida sorgeva, come se si innalzasse direttamente dalle viscere di quella terra impossibile, un cristallo azzurro dalla mirabile trasparenza. Era frantumato, forse a metà della sua altezza originale, e i frammenti disseminati nella circoscritta oasi di pace contribuivano, assieme alla loro origine, a illuminare l'occhio della tempesta di una luce strana e spaventosa, soprannaturale nella sua calma.
Lo stupore provocatole dalla visione si tramutò ben presto in orrore, però, quando notò che dalle crepe fuoriusciva un fluido nero e denso che formava delle piccole pozze prima di defluire nel terreno, contaminandolo e creando tutte le perversioni che aveva visto durante il cammino. "Ugh", si disse sgomenta, "sembra oscurità liquida... se non peggio."
Si avvicinò al cristallo – visto da quell'angolazione la superficie spezzata sembrava un trono, o una culla – ponendo estrema attenzione a dove metteva i piedi.

***

Al suo centro giaceva, rannicchiata su se stessa e apparentemente priva di vita, una figura d'ombra, vera fonte da cui si spandeva il malsano fluido che impestava lo spazio del sogno. In mano stringeva una vecchia busta sgualcita.
Tetra represse il disgusto e allungò una mano per scuotere quello che, ne era sicura – perché così funzionano le cose nei luoghi cangianti – era colui che andava cercando. Una folta schiera di imprecazioni si affollò dietro alle sue labbra nei lunghi istanti prima che il suo gesto producesse risposta. Prima che si decidesse a dar loro sfogo, però, la figura le afferrò il braccio e aprì gli occhi, fissandola con sguardo vuoto.
"Mia Regina... sto ancora sognando?", articolò con grande fatica. "Ma gli altri sogni erano orribili", soggiunse piano mentre l'oscurità gocciolava dalle sue vesti dissolvendosi a terra.
"Non so di cosa tu stia parlando", rispose lei, e questa volta era del tutto sincera.
Solo allora sembrò metterla a fuoco e vederla per chi realmente era. Aveva bisogno di molte risposte, e le cercò negli occhi curiosi di lei, e vi trovò...
...mare, mare fin dove si può posare lo sguardo...
Il grido gli morì in gola, tuttavia l'eco si ripercosse in tutto il luogo, scuotendolo fino alle fondamenta. Il vortice si strinse intorno a loro, e di nuovo l'uomo, tremante, venne assalito dalle ombre. Il vento parlò con molteplici voci, ma Tetra non fu sicura di comprenderne l'idioma. Vedendo che la tempesta minacciava di inghiottirli entrambi concentrò invece la sua volontà sulla forma delle cose, stupendosi di quanto le venisse semplice, e la oppose a quella distruttiva dell'altro, riuscendo dopo un aspro duello a placarla.
Il vento era quasi disperso, e fra le nubi si intravedeva il cielo, ma ci sarebbe voluto del tempo prima che quella terra massacrata si liberasse del suo veleno. Rabbrividì al pensiero di dove esattamente si stesse svolgendo il tutto, ma cercò di darvi poco peso. "Contento ora?", ansimò rivolta all'altro, chiedendosi quanto di conscio ci fosse nelle sue richieste d'aiuto, se il benvenuto era quello...
"Aveva previsto tutto... tutto... capisci? E io non ci volevo credere... non potevo. Forse volevo anche darle torto. Dimostrare di non essere solo una pedina, ma non era solo quello, davvero... non così meschino, mai... ho tentato... mi puoi... mi puoi capire?", mormorò lui di rimando nascondendosi il volto fra le mani.
No, Tetra non poteva capire, e aveva la netta sensazione che non si stesse proprio rivolgendo a lei. Ma restò ad ascoltarlo fino alla fine. E a consolarlo, come è dato di fare a una bambina, e per la prima volta in così tanti secoli fu per lui pace.

***

"Ero perso oltre ogni redenzione, e mi hai tratto in salvo... nonostante chi io sia, chi tu sia... ti devo più della vita, figlia del futuro. Non lo dimenticherò", disse lui, senza ancora osare allontanarsi dal cristallo, lo sguardo sempre basso. Non proferì più parola. Alzò invece una mano e con un gioco di dita trasse dall'aria una piccola chiave rossa dalla forma inusuale. Gliela porse indicandole una porticina che aveva l'aria di essere sempre stata lì.
Lei scrollò le spalle e la varcò. Era tutto finito? Così? Non sapeva che tipo di gratitudine fosse lecito aspettarsi da un sogno, ma...

***

Tetra si svegliò con l'amaro in bocca e un gran mal di piedi, inspiegabili entrambi.
"Tutto qui?", mugugnò la piratessa, mentre metteva in fila una mezza dozzina di possibili motivazioni per il disastro che era diventata la sua cabina e lottava per cavarne almeno una credibile. Aveva fatto un sogno strano, di quelli rari e complessi che è impossibile ricordare per bene. Eppure era dannatamente certa che fosse importante...
Il gorgoglio del suo stomaco la riportò definitivamente nel mondo reale.

***

Non fu che qualche settimana più tardi.
Era stata una giornata incredibilmente stancante: chiuse gli occhi appena toccò il cuscino.
...li riaprì in una sala maestosa dagli alti muri bianchi. Era decorata a festa, e illuminata da mille candele rosse disposte su opulenti lampadari o a terra, alle pareti. I tappeti intrecciavano motivi che le sembravano familiari, ma mai del tutto noti... Si sentì felice.
Non era uno dei suoi soliti sogni, incentrati su tesori mari draghi avventure e ancora tesori, pensò portandosi un dito sulle labbra sorridenti mentre osservava i dintorni. E aveva giusto un'idea di chi potesse esserne responsabile, perché così vanno le cose nei luoghi cangianti... o forse solo per intuito... di fatto non si sorprese di sentire dei passi alle sue spalle.
Ma non potè trattenere lo stupore nel vederlo comparire alla sua vista: ben diverso dalla patetica figura che aveva sottratto all'ombra pochi giorni addietro, il suo incedere era sicuro e sereno, e nonostante il viso fosse quasi interamente coperto da un turbante la sua identità non lasciava adito a dubbi, poiché occhi di fuoco come quelli non si dimenticano. Forse l'aura di tristezza non lo avrebbe più abbandonato, ma era un inizio.
"Porgo le mie più umili scuse per il brusco invito", disse lui, e non era difficile intuire un'espressione lieta sotto tutta la stoffa, "ma mi è sovvenuto di aver perso, nel nostro precedente incontro, ogni oncia di buona creanza, e non aver mai provveduto a presentarmi... usavo essere Sheik, ultimo degli Sheikah, servitore della famiglia reale d'Hyrule. Ai Vostri ordini, mia coraggiosa salvatrice."
"Tetra, capitano di nave e pirata del Grande Mare. Piacere", rispose con un sorriso radioso.
Era un inizio.

Now you are lost in your way,
deep in an awesome story
so I will find you again,
kiss you for lonesome folly.