- La nuova terra -

Racconto di Furulu

- Prologo -

Silenzio. E quiete. In quella sconfinata distesa d'acqua salata c'era solo quello. Vista dall'alto, sulle ali di uno sfuggente gabbiano, doveva presentarsi piú o meno cosí: azzurra, calma, omogenea e piatta in tutte le direzioni. Quasi infinita. Ma se dall'alto un gabbiano avesse socchiuso gli occhi e guardato con attenzione, forse avrebbe notato un piccolo, minuscolo, quasi invisibile puntino. Se, incuriosito (a patto che i gabbiani s'incuriosiscano), si fosse abbassato abbastanza da capire che cosa fosse quel puntino, avrebbe visto qualcosa che da tempi immemorabili non solcava quelle acque. Forse solo il nonno del nonno di suo nonno ne aveva vista una, quando era giovane. Si trattava di una nave, anzi, a dir la verità erano due. Probabilmente un gabbiano ci avrebbe girato attorno più volte, osservando il brulichio di gente sul ponte, apparentemente diretto da una ragazza dai capelli biondi e dallo sguardo duro. Avrebbe osservato, stupito, la vedetta della nave che osservava, dritta davanti a sé, la linea dell’orizzonte, e si sarebbe chiesto che cosa cercava, che cosa si aspettava di vedere, se non altra acqua dal gusto salato. Si sarebbe soffermato a fissare, rapito, a nave più piccola, con la prua intagliata a forma di testa e a bordo, come unico passeggero, un ragazzo vestito di verde che reggeva in mano un oggetto assai strano, facendolo spostare nell'aria e producendo delicate note musicali. Sicuramente, subito dopo, già annoiato dalla nuova scoperta, se ne sarebbe andato, scrutando l'acqua verde alla ricerca di un qualche pesce di suo gradimento. Chissà, forse, per qualche tempo, si sarebbe domandato che cosa facessero quelle strane imbarcazioni, quale motivo li aveva spinti ad addentrarsi in quell’oceano vuoto,in cui, secondo il gabbiano, non c'era niente né a nord, né a sud, né a est e neanche ad ovest.

Ebbene, non poteva saperlo, ma stavano cercando una nuova terra.