- Il coraggio nel sangue -

Racconto di Furulu

Nessun rumore sul campo di battaglia.
I due eserciti si scrutavano in una calma innaturale, quella che precede sempre le tempeste.
Da una parte, l'esercito delle terre di Hyrule, con in testa l'attuale monarca, Zelda, e un suo servitore che non s'era mai visto prima.
Dall'altra l'esercito invasore, materializzatosi dal nulla poco tempo prima, inatteso, quasi immateriale sotto lo sguardo di chi, fino a pochi mesi prima, osservava pascoli e fattorie al posto di accampamenti e desolazione. L'esercito era capitanato da una figura robusta, invisibile sotto l'imponente armatura che portava.
Gli Hylian non avevano idea di chi fosse il capo avversario, poiché ogni tentativo di un approccio diplomatico con le forze nemiche era fallito. Solo la principessa aveva un'idea, un presentimento che non voleva accettare, assurdo, ma che si era ingigantito ad ogni battaglia persa, ad ogni centimetro di terreno passato sotto il controllo nemico, ad ogni cittadina di confine inghiottita da quell'enorme forza nera.
Deglutì e si rivolse al suo misterioso servitore, la voce roca ridotta ad un sussurro: "C'è qualche possibilità?"
L'altro, che non aveva mai distolto lo sguardo dalle truppe nemiche, sembrò non sentirla. Dopo qualche minuto rispose: "Ti fidi di lui?"
"Sì, ma... ce la farà?"
"Ce la farà. Quel ragazzo ha... non saprei descriverlo a parole".
"Capisco cosa intendi. È esattamente ciò che provo io quando osservo il suo sguardo".
Ci fu di nuovo silenzio per qualche tempo e, di nuovo, nessun suono né fremito nella pianura.
"E... per quanto riguarda lui?" indicò con un cenno del capo il capitano dell'esercito nemico.
"Pensi che...?"
"No" disse lui fermamente, diventando d'un tratto rigido "Quella storia è finita tanto tempo fa. Non ci... non ti riguarda più".
"Lo so. Eppure..."
"Eppure...?"
"Niente. Non è niente" disse sospirando.
"Devo smettere di temere fantasmi. Siamo in rapporto uno a dieci con le forze avversarie, non possiamo più permetterci di attendere. Dai il segnale".
Ad un gesto di Sheik, i corni Hyrulei squillarono, forti e limpidi nell'aria mattutina, e lo scontro decisivo per le terre di Hyrule ebbe inizio.

"Finalmente" pensò il ragazzo, il volto tirato e sudaticcio a causa della tensione. Il suo compito era di vitale importanza e non poteva permettersi di fallire. Al primo squillar del corno l'esercito di Zelda, esiguo in confronto a quello avversario, si lanciò all'attacco. Dalla sua postazione protetta, collocata dietro uno degli enormi sassi che torreggiavano in tutta la piana, poteva osservare entrambi gli schieramenti, e non tardò ad accorgersi che, se il piano fosse fallito, Zelda non sarebbe riuscita a cavarsela con i pochi soldati che si ritrovava.
Cacciò quei pensieri nefasti dalla testa e si concentrò sul suo bersaglio.
Il capitano nemico restava immobile in testa al suo esercito, nonostante il suo avversario gli fosse ormai davanti.
"Ma che fa, non si sposta?" pensò attonito il ragazzo. Non poteva colpirlo se stava lì fermo, ad un passo dai suoi sodati!
Il primo cavaliere dell'avanguardia Hylian lo aveva ormai raggiunto, puntandogli contro una delle aguzze lance fabbricate dai Goron per l'occasione.
Fu uno spettacolo incredibile.
La lancia si accartocciò contro l'armatura del capitano e il cavaliere cadde a terra proprio accanto all'individuo, che non si mosse.
Passò qualche secondo in cui il cavaliere agonizzò sul terreno, poi, d'un tratto, lo zoccolo del cavallo nero del generale nemico saettò rapido e lo finì.
Ora non poteva più aspettare.
Infuriato, salì a cavallo, e pensando: "Al diavolo gli ordini!" si lanciò a rotta di collo contro l'imponente figura nera. L'esercito nemico rimase sorpreso quell'attimo che gli permise di oltrepassare l'ala di soldati più vicina al suo nascondiglio. Non per niente gli avevano dato il cavallo più veloce delle scuderie reali.
Mancavano poche decine di metri all'obiettivo, la sua furia cieca avrebbe presto trovato di che sfogarsi, quando il primo nugolo di frecce gli si scagliò contro. Usò lo scudo per difendersi, e fortuitamente non venne colpito, ma con la coda dell'occhio vide che ne stavano arrivando altre. Estrasse velocemente il Cristallo Oscuro e se lo mise in testa, preparandosi ad attaccare.
Un nuovo nugolo di frecce, si difese...
Il cavallo nitrì di dolore e si fermò di scatto, disarcionandolo e facendolo atterrare sul terreno gelido.
Aveva fallito.
Sentì una mano afferrare il suo mantello e tirarlo verso l'alto.
Quando aprì gli occhi, si ritrovò davanti a lui.
Era enorme, più di quanto si potesse intuire da lontano. Lo fissava, uno sguardo che lo paralizzò e lo fece sentire freddo fin dentro le ossa. Dopo qualche secondo, avrebbe dato qualsiasi cosa pur di liberarsi di quel gelo penetrato a fondo nella sua anima. Ma l'altro continuava a fissarlo, finché il suo sguardo divenne talmente insostenibile che il ragazzo prese a divincolarsi, tentando di sfuggirgli. Un sorriso affiorò sulle labbra del generale, un sorriso che non riscaldò niente e nessuno.
"Allora c'è chi è ancora in grado di fermarmi".
Qualcosa esplose nella testa del ragazzo.
Urlò, e il Cristallo Oscuro sentì il suo dolore e accorse in suo aiuto.
Oscurità.

Riaprì gli occhi solo qualche ora più tardi, accolto da una fiumana di soldati festanti che lo innalzarono dal suo letto, ancora intontito, per trasportarlo attraverso tutta la cittadina-accampamento, urlando a squarciagola ai passanti di come avesse sconfitto valorosamente il generale avversario.