- La nuova terra -

Racconto di Furulu

- Seconda parte -

L'uomo fissava il mare dall'alto di un promontorio. Portava un'enorme maschera dalle sembianze animali e sul suo corpo figuravano molti tatuaggi. Era vestito esclusivamente di un paio di braghe fatte della pelle di qualche strano animale. Scrutava l'orizzonte da parecchio tempo, cercando con lo sguardo qualcosa tra le onde. Quando, qualche minuto dopo, tolto alle acque profonde da un'onda, spuntò il corpo di un ragazzo vestito di verde, egli chiuse gli occhi per qualche istante e subito, dolcemente, le onde cominciarono a trasportare il ragazzo verso la riva. Allora l'uomo si allontanó dal promontorio e cammino fino al limitare della spiaggia. Chiuse di nuovo gli occhi e modellò qualcosa nell'aria con le mani. Lì apparve immediatamente uno specchio. La sua superficie era liscia e limpida, quasi sembrava possibile trapassarla con una mano. L'uomo osservò la sua opera. Tutto stava andando come previsto. "Ora vedremo cosa sai veramente fare" pensò, e subito dopo era già scomparso.

Il dolce cullare delle onde era come una ninna nanna: avanti, indietro, avanti, indietro... terminò quando Link fu adagiato sulle spiagge dell'isola. Il ragazzo si svegliò immediatamente e cercò di rammentare cosa fosse successo. Guardandosi intorno, vide dei pezzi della nave sparpagliati sulla spiaggia e tutto gli ritornò alla mente. Colto da un gelo improvviso, il ragazzo si fece strada fra la marea di detriti alla ricerca degli altri membri dell'equipaggio. Perlustrò tutta la spiaggia da cima a fondo per ben due volte, ma alla fine dovette arrendersi all'evidenza: non c'era traccia né di Dazel né degli altri. Fu colto da un'improvvisa disperazione e passò delle ore sdraiato sulla spiaggia, nella più cupa angoscia per il destino dei suoi amici, ormai senza più speranza di proseguire il viaggio. La notte stava per sopraggiungere. Smarrito e senza saper più cosa fare, il nostro eroe decise di perlustrare l'isola, nella magra speranza che qualche suo compagno di sventura vi avesse trovato rifugio. Fu allora che notò lo specchio. Si trovava al limitare della spiaggia, dove essa incontrava l'erba verde dell'isola. Emanava luce propria, allontanando le ombre attorno a sé. Aveva un non so che di magico, e Link fu subito attratto da quell'inusuale visione. Non seppe mai quanto tempo passò ad osservarne la liscia e splendente superficie. Sicuramente molto. Ad un certo punto, senza più riuscire a trattenersi, provò a toccarlo. Allungò la mano, e, appena dopo averlo sfiorato, si sentì pervaso da un'intensa sensazione di calore. Il suo corpo si svuotò di ogni energia, ed egli cadde al di là della superficie dello specchio.

Link si svegliò di soprassalto, cadendo rovinosamente dal letto. Si rialzò, ancora intontito, e si accorse subito che c'era qualcosa di strano. Guardò il letto e la stanza, ormai completamente sveglio. Non c'erano dubbi. Quella era la sua stanza. Ma come diamine aveva fatto a finire lì?
Ricordava perfettamente: Dazel, l'attacco dell'Octorok e... accidenti, che cosa era successo dopo?
In quel momento la nonna salì le scale e, vedendolo tutto sudato in piedi in mezzo alla stanza, si preoccupò e gli chiese "Va tutto bene, tesoro?". Il ragazzo si voltò, ancora più stupito, e balbettò qualche frase senza senso. "L'Octorok...la nave... dove sono tutti?" "Di cosa stai parlando, stellina?" disse la nonna, un po' preoccupata. "Hai forse avuto un incubo?". Un incubo? Poteva essere un incubo? Si domandò il ragazzo, dubbioso. La nonna era ormai sicura che Link ne avesse avuto uno, quindi portò il ragazzo di sotto e gli preparò una ciotola di zuppa, che Link bevve con avidità. Ormai anche l'eroe era convinto di aver avuto un incubo, dato che le spaventose immagini stavano lentamente svanendo dalla sua mente. Ringraziò la nonna per la zuppa e, dopo averle assicurato di essersi completamente rimesso, uscì di casa. Aveva bisogno di una passeggiata per rilassarsi, dunque si diresse verso la spiaggia. Da quando si era svegliato sentiva come un campanello d'allarme nella testa, che gli intimava di stare attento. Il perché non sapeva spiegarselo. Decise di dare tutta la colpa all'incubo. "Mi ha davvero traumatizzato" pensò. Non lo ricordava per intero, anzi, cominciava a farsi sempre più sbiadito e lontano. Camminava sulla spiaggia dell'isola da qualche minuto solamente, quando incontrò la ragazza che abitava nella casa accanto a lui. Si salutarono cordialmente e Link notò che non portava la giara in testa come al solito. "Strano" pensò il ragazzo. Il campanello d'allarme si fece più forte. Link cercò di ignorarlo. Stava diventando paranoico, c'erano centinaia di possibili ragioni per le quali ella non portava la giara quel giorno. Non c'era niente di strano. Proprio in quel momento vide Dazel che correva verso di lui. La salutò gioiosamente e lei fece lo stesso. Camminarono ancora un po' parlando del più e del meno, finché Dazel non notò il turbamento sul viso di Link. Gli chiese se qualcosa non andava, e allora Link gli raccontò in breve del sogno e della sensazione che lo perseguitava. Dazel ascoltò attentamente il resoconto, piuttosto stupita. Alla fine disse a Link di non preoccuparsi, che sicuramente l'incubo era dovuto allo stress degli ultimi tempi. "E per quanto riguardava quella sensazione di cui parlavi...", aggiunse la ragazza, "beh, non puoi pretendere di svegliarti tranquillo e rilassato dopo aver sognato di essere stritolato da un tentacolo" ricostruì l'attacco dell'Octorok con un rametto attorcigliato e un sasso, che sostituiva il povero Link. Risero entrambi, mentre il rametto attaccava il sasso, gli si attorcigliava attorno e lo scagliava lontano. La ragazza sapeva come metterlo di buon umore. D'un tratto notò che erano già arrivati al ponte di legno che conduceva alla foresta. Erano più o meno alla sua metà, quando Link ebbe una folgorazione. "Io non ti ho parlato del tentacolo". Dazel si fermò. "Che cosa?" "Quando ti ho raccontato del sogno, non ho menzionato il tentacolo". Il ragazzo si girò e la squadrò con uno sguardo strano. "Davvero?" disse la ragazza, visibilmente tesa. Un rivolo di sudore le scendeva dal collo. Link rimase fermo, valutando la situazione. Socchiuse gli occhi e disse con voce accusatoria "tu non sei Dazel!". La ragazza capì che ormai era inutile continuare a fingere. "No, non lo sono" disse "almeno non quella vera...". Link sguainò la spada, pronto a combattere. "Sciocco, pensi che serva a qualcosa quella?" disse la ragazza, e subito apparve dietro di lei un plotone di Moblin. "Io comando questo posto", continuò, " posso plasmare la realtà a mio piacimento!". Link corse all'altro lato del ponte nel tentativo di rifugiarsi nella foresta, ma anche lì apparve un gruppo di mostri, impossibile da penetrare. "Non è possibile" pensò il ragazzo. In quel momento vide un luccichio nell'acqua sotto il ponte. In quel momento ricordo tutto, e capì immediatamente cosa fare. "È un'illusione" disse "è solo un'illusione, e ogni illusione ha un'uscita!" spaccò le corde del ponte, facendolo precipitare. Caddero tutti in acqua, un ammasso di corpi che si dibatteva. Link nuotò deciso sul fondo, cercando di raggiungere il riflesso argenteo. Trovò lo specchio sul fondale e ne toccò la superficie increspata.

Cadde sul terreno, mentre lo specchio si frantumava in mille pezzi. Ce l'aveva fatta. L'uomo l'osservava da sopra un grosso masso. Sorrise: aveva finalmente trovato un suo degno pari.