- La nuova terra -

Racconto di Furulu

- Terza parte, atto primo -

L'isola gli si stagliava davanti, verde come uno smeraldo iridescente. Ormeggiò la barchetta sulla spiaggia, un minuscolo lembo di sabbia non più lungo di quindici metri. Scese lentamente a terra e osservò attentamente, dritta davanti a sé, la foresta che ricopriva l'intera isola. All'improvviso sentì un rumore alla sua sinistra. Si voltò, appena in tempo per vedere uno scoiattolo nero sparire sotto le fronde. Lentamente riprese a respirare: per un attimo, il suo cuore si era fermato. Aveva capito già da tempo di non essere solo. Certo, come si spiegava sennò il ritrovamento della barca sulla spiaggia dell'altra isola? C'era qualcuno, lo sentiva. Estrasse un foglietto spiegazzato dalla tasca. Lo aveva trovato sulla spiaggia, portato avanti e indietro dalle onde. Era corroso dall'acqua di mare, che lo aveva reso illeggibile in vari punti. Si riusciva tuttavia a capire che si trattava del frammento di una carta nautica. Scritto in grassetto, nella parte alta del foglio, figurava una scritta: arcipelago delle memorie. Poco più in basso si notava una macchia marrone, che poteva forse essere l'isola appena lasciata, "L'Isola dello Specchio", come l'aveva battezzata Link. Riportò lo sguardo all'inquietante foresta. Non era molto invitante: si sentivano strani rumori provenire dall'interno, e oltre le fronde si intravedeva una cupa oscurità. Ma non aveva scelto, doveva entrare: Dazel avrebbe potuto essere là dentro. Sguainò la spada e mosse i primi titubanti passi in direzione della foresta. Un attimo dopo, il buio l'aveva già inghiottito.

"Capitano! Capitano!" quelle grida assordanti le rimbombavano nelle orecchie. Con enorme fatica, Dazel si alzò dal freddo pavimento sul quale era distesa da parecchie ore. Sentiva pulsare la testa. Si accorse con orrore che dalla ferita sulla tempia colava del sangue."Grazie al cielo, riuscite a stare in piedi! Non fateci più spaventare in questo modo!" urlò felice Gonzo. Dazel gli lanciò un'occhiataccia che lo fece indietreggiare. Con un enorme sforzo, prese a contare mentalmente i pirati. C'erano ancora tutti, per fortuna. Si diresse verso l'unica finestra presente nella loro cella. Ovviamente era sbarrata, ma tanto nessuno sarebbe riuscito a passarci, tanto era piccola. Mentre contemplava il panorama, non poté non pensare all'assurdità della loro situazione. Erano imprigionati, e senza neanche sapere come fosse successo e perché! Poi pensò a Link, e una grande tristezza la pervase. Barcollò, e sarebbe caduta se l'onnipresente Gonzo non l'avesse sostenuta all'ultimo momento. "Siete molto pallida, capitano. Cercate di dormire." Le consigliò adagiandola nuovamente sul pavimento. "Accidenti" pensò la ragazza "che dolore alla testa". Ormai allo stremo, chiuse gli occhi e si lasciò andare al sonno.

Stava camminando ormai da qualche ora, menando fendenti a destra e a manca contro il fogliame per farsi strada, quando sbucò all'improvviso in una piccola radura. Aveva una forma ovale e il terreno era grigiastro, molto diverso da quello della foresta. Proprio al centro, sorgeva una piccola capanna, fatta completamente in legno e giunco intrecciato. Dal comignolo usciva un sottile, quasi invisibile, filo di fumo. Con molta cautela, Link si avvicinò alla baracca. Notò una piccola finestrella sulla sinistra, dalla quale proveniva un forte canto. Link si accucciò e sbirciò all'interno. Era una capanna molto modesta, solo un piccolo tavolo, qualche sgabello e una credenza. Al centro della stanza vi era un enorme calderone, il cui contenuto veniva continuamente rimescolato da uno strano vecchietto. Aveva una barba lunghissima e bianca ed era pressoché senza capelli. Cantava ad alta voce un'allegra canzone con parole che Link non conosceva. Non parve accorgersi dell'inaspettato visitatore che origliava dalla finestra. L'eroe era indeciso se farsi vedere o meno, ma dato che non sapeva che altro fare, si mise davanti alla porta e bussò. Nessuna risposta. Allora Link socchiuse lentamente la porta ed entrò. Il canto si interruppe bruscamente, ed il vecchio si girò. Aveva degli splendidi occhi azzurri, dall'aspetto insolitamente giovane. Lo osservò a lungo, e poi, con una voce che non si addiceva minimamente ad un uomo di quell'età, disse "benvenuto, Eroe dei venti". Le parole morirono in bocca al nostro eroe.