- La nuova terra -

Racconto di Furulu

- Terza parte, atto secondo -

Era passata solo qualche ora dall'ultimo capogiro di Dazel, ma la ragazza si era già completamente ripresa. Stava discutendo animatamente con gli altri pirati un piano per fuggire dalla prigione. Sapevano tutti che non c'era la minima possibilità di riuscire a scappare, ma almeno Dazel si distraeva e non pensava a Link. Quel pensiero la ossessionava e la portava sull'orlo della disperazione, e, da quando uno dei marinai aveva confessato di aver visto, un attimo prima di perdere i sensi, il ragazzo galleggiare alla deriva poco lontano dal luogo in cui era affondata la nave, l'immagine del suo corpo che veniva trasportato verso chissà quali lidi, vivo o morto che fosse, non le dava pace.
D'un tratto, mentre stavano pianificando una disperata evasione, bussarono alla porta. Entrarono due guardie, vestite talmente sontuosamente che si faticava a riconoscerle come tali. Senza perdere tempo in discorsi inutili, afferrarono Dazel e la trascinarono verso la porta. Un pirata provò a fermarli, ma finì disteso con il naso sanguinante. Le guardie la trascinarono attraverso numerosi corridoi e saloni, tutti adornati splendidamente e molto colorati, per quella che doveva essere una fortezza. Infine giunsero nel salone più grande, dove, seduto sopra uno sfarzoso trono, figurava un uomo alto e robusto. Aveva il viso coperto da un enorme maschera tribale. Dazel si sentì Diventare piccola piccola, una volta giunta al suo cospetto. Sentiva come una sottile vena di malvagità, forse di pazzia, provenire dal misterioso signore della fortezza.
"Finalmente ci conosciamo di persona, mia cara ospite" esordì l'individuo mascherato "spero che gli alloggi siano di tuo gradimento" una risatina innaturale provenì da sotto la maschera a puntualizzare l'ironia della domanda. Dazel non provò nemmeno a trattenersi "chi sei? Cosa vuoi da noi?" gridò "Dov'è Link?" il suo grido si spezzò sul finale, poiché si rese conto che non avrebbe dovuto commettere una tale sciocchezza. Il nemico non doveva assolutamente venire a sapere dell'esistenza di un altro individuo, poteva essere la loro unica speranza di salvezza. "Link..." assaporò quel nome, pensieroso "dunque è cosi che si chiama...". Dazel si diede della sciocca, ma quando si rese conto che l'uomo sapeva di chi stesse parlando, cominciò a sudare freddo. L'uomo doveva averlo notato, perché disse "Comunque, non ti preoccupare, il tuo amichetto sta bene... per ora. È riuscito ad eludere le mie sorveglianze... un ragazzo straordinario..." annuì con convinzione fra sé e sé. Dazel sentì l'enorme peso che la aveva attanagliata negli ultimi giorni dissolversi e scomparire. Dunque era ancora vivo, e stava bene. "Non mi rilasserei molto se fossi in te... a quest'ora avrà sicuramente incontrato Grahàr... quindi, dubito che lo rivedrai ancora" Lanciò uno sguardo complice alle guardie, che per tutta risposta si misero a sghignazzare. Dazel si sentì pervadere da un'immensa rabbia "se osi anche solo toccarlo, io..." "Tu cosa? Non sei certo nella posizione per fare certe minacce... in ogni caso, non gli torcerò un capello, anzi, sono sicuro che rimarrà sull'isola di sua iniziativa..." sbadigliò, annoiato, e ordinò alle guardie di ricondurre Dazel nella cella. Quando pochi minuti dopo, si ritrovò solo nella sala, fece chiamare il capitano delle guardie. "La sicurezza non è mai troppa. Fai sguinzagliare Bertrant." Un ampio sorriso apparve sul volto del capitano, che, senza dire una parola, uscì dalla sala, diretto alle scuderie.
La porta si richiuse, e Dazel si ritrovò di nuovo nella sua cella. In risposta alle pressanti domande degli altri pirati, mormorò, quasi fra sé e sé "c'è molto di cui preoccuparsi..."

Link si sedette e sorseggiò lentamente la zuppa offertagli dal vecchio, non senza una certa diffidenza. Grahàr, aveva detto di chiamarsi. Lo osservò mentre rimescolava la zuppa, apparentemente innocuo. Ma non c'era da fidarsi, e lo sapeva bene. Si concesse un attimo di pausa, prima di ricominciare con l'interrogatorio.
"Chi sei?"
"Ragazzo, non ho mai, dico mai, incontrato uno cocciuto come te! Te lo ripeto da questa mattina, sono Gahàr, ed abito qui da molto prima che tu nascessi, quindi vedi di portarmi rispetto!"
"Come vuoi. Sei solo?"
"solo?"
"Sì, solo."
"Beh, sono il solo ad abitare in questa capanna, se è questo che intendi..."
È furbo...
"va bene, sei solo. E ora mi spieghi come diamine hai fatto a finire quaggiù?"
"Ti consiglio di moderare i toni, figliolo, perché la pazienza non è mai stata una delle mie virtù. In ogni caso, non capisco cosa tu intenda."
Fai lo gnorri, eh vecchio? Ma a me non la fai, non ci riuscirai...
"Capisco, va bene, sorvoliamo sulla tua vita personale e passiamo a ciò che mi preme di più. Perché mi hai chiamato con quel nome?"
"Beh, ragazzo, ti ho chiamato con il nome che mi hai detto di avere, no? Se preferisci posso chiamarti in un altro modo, come più ti aggrada!"
Splash!
Il contenuto della ciotola di Link si era schiantato violentemente per terra.
"Ora basta, vecchio! Se pensi di riuscire a gabbarmi in questo modo, ti sbagli! Voglio sapere immediatamente come facevi a sapere l'altro mio nome, prima, davanti alla porta."
L'atmosfera si fece silenziosa, tranne che per i rantoli di rabbia di Link.
"Ora capisco a cosa ti riferisci..." Disse il vecchio "vedi, in quest'isola dimenticata da tutti, al centro dell'arcipelago delle memorie, tempo e spazio s'incontrano e si fondono, e può capitare che un frammento di essi mostri qualcosa di passato, presente e futuro. A dir la verità è un evento abbastanza raro, non capita quasi mai. Ieri è però accaduto, e così ho appreso il tuo nome."
L'arcipelago delle memorie. Link soppesò le parole di Grahàr, indeciso se crederci o no.
Savano succedendo cose strane, troppo strane.
"Dimmi la verità, Grahàr, cos'è l'arcipelago delle memorie? Cosa vi accade di così misterioso?"
Un lampo di paura baluginò negli occhi del vecchio, che si accorse di aver parlato troppo. Cominciò a mormorare, tremando, più a se stesso che a Link.
"L'Arcipelago... devi prestare attenzione, figliolo ... guardati da tutti, fa' attenzione... è tutto sotto il suo potere, sì, tutto... fa' attenzione, molta attenzione..."
Sembrava totalmente impazzito, lo sguardo perso nel vuoto e la testa nascosta fra le ginocchia. Link cominciava a spaventarsi. Qualcosa di orribile doveva essere accaduto al vecchio, tanto da non riuscire a parlarne. Provò a sussurrargli gentilmente che andava tutto bene, di calmarsi un poco. Dopo qualche minuto i singhiozzi parvero placarsi, e Grahàr smise di tremare. Link gli si avvicinò, e allora il vecchio mosse fulmineo la mano e gli afferrò il polso. Il ragazzo sentì diffondersi una dolce fragranza che induceva sonnolenza. Un attimo dopo era disteso sul pavimento, profondamente addormentato, con il volto ancora stravolto dalla pazzia di Grahàr chino su di lui.

Appena Link si assopì, il vecchio si catapultò vicino alla credenza. Aveva ripreso a farfugliare, perlopiù frasi sconnesse di scusa. Frugò disordinatamente nella credenza finché non trovò quello che cercava: un pugnale. Lo estrasse lentamente, lanciando occhiate nervose al ragazzo. A quel punto tremava da capo a piedi, e continuava a ripetere che non voleva farlo, che non doveva farlo. Strisciò fino al corpo inerme di Link, e mentre levava in il pugnale piangeva. "Perdonami" esclamò, e calò il pugnale. Fu allora che la triforza sul palmo della mano di Link splendette di una luce abbagliante. Grahàr venne spinto contro la parete della capanna e il pugnale gli cadde di mano. Poi avvenne la trasformazione. La barba e i capelli divennero lunghissimi, mentre la faccia si increspava di rughe. Grahàr si stava mostrando per la sua vera forma, un uomo vecchio oltre l'immaginabile. E nel momento esatto in cui il mutamento fu completato, Grahàr spirò. "Grazie..." l'eco dei suoi pensieri si fece strada nella mente di Link. "Grazie per avermi liberato dal giogo che mi teneva stretto da tanto tempo" l'immagine del vecchio sorridente apparve nei suoi pensieri. "Il mio tempo è finito, ma desidero chiederti un favore. Sciogli la maledizione che grava su queste acque, affinché esse possano tornare libere. Tanto tempo fa, il mio popolo fu scacciato dalle terre che abitava, e si trovò costretto a partire per mare. Fu un viaggio lungo e terribile, e pochi sopravvissero. Nonostante ciò, infine giungemmo su un'isola, e lì decidemmo di stabilirci. Fu una scelta nefasta, poiché di lì a poco un violento tifone ci colpì, distruggendo tutto ciò che avevamo costruito. Solo in due rimanemmo, io e mio fratello, Ahiushi. Eravamo molto potenti, e questa fu la nostra sciagura. Distrutto dal dolore, Ahiushi impazzì e facendo appello a tutti i suoi poteri creò un'enorme illusione, un arcipelago che rassomigliasse alla nostra terra natia, di cui lui diventò sovrano. Ben presto però si accorse che ciò non bastava a lenire il dolore, e l'odio crebbe nel suo cuore. Creò orribili creature e nefasti tranelli per difendere la sua fortezza, e quando provai a farlo ragionare mi rese schiavo e mi relegò su quest'isola. Finché sarà in vita, anche l'arcipelago esisterà. Ti prego di avere pietà di lui e liberarlo dalle sue sofferenze, poiché è un'anima dannata distrutta dal dolore. Sento che hai la forza necessaria per portare a termine l'impresa. Sulla spiaggia ad est dovresti trovare un vecchio amico che ti aiuterà. So che ce la puoi fare" la figura del vecchio svanì dalla sua mente, e lentamente tornò cosciente. Si alzò, ma del corpo di Grahàr non c'era traccia. La triforza sulla sua mano baluginava ancora. Doveva essere stata lei a rompere l'incantesimo che gravava sul vecchio, lasciandolo finalmente riposare in pace. Ma non c'era tempo da perdere, ora che aveva appreso la verità, sapeva cosa doveva fare. Uscì dalla capanna e si diresse a perdifiato verso quella che avrebbe dovuto essere la spiaggia est.