- Solo un fantasma -

Racconto di Furulu

"Corri, corri!", quelle grida gli rimbombavano nella testa, come un'eco che, al posto di spegnersi pian piano, aumenti d'intensità. Ansimava, e, nonostante fosse inverno, dei rivoli di sudore gli scendevano lungo il viso. Era solo un ragazzo, poteva avere a malapena dodici anni. Correva veloce, ma non abbastanza. Sentì dei rantoli dietro di lui, e capì che i lupi erano vicini. Ormai non aveva più scampo, ma non avrebbe permesso che lo uccidessero in quel modo, avrebbe combattuto fino all'ultimo. Estrasse trafelato il piccolo pugnale che portava sempre con sé. Aveva la punta smussata ed era leggermente arrugginito, poiché non aveva mai pensato di doverlo usare, fino a quel momento. Ma ormai pentirsi non sarebbe servito a nulla. Sentì di nuovo gli ululati, dietro e intorno a lui. Lo stavano circondando. Sbucò in una piccola radura, dove solo qualche sparuto ciuffo d'erba riusciva a farsi strada ed emergere dall'enorme coltre di neve. In un lampo, i lupi gli furono addosso da entrambi i lati, senza lasciargli via di fuga. Un lupo balzò, ma il ragazzo lesto scartò di lato e lo colpì alla testa. Un altro gli si avventò contro, e nel tentativo di schivarlo perse l'equilibrio e cadde a terra. Non ebbe il tempo di rialzarsi. Sentì la schiena lacerarsi, gli artigli penetrare nella carne provocando un dolore al di là di ogni immaginazione. Poi, improvvisamente, cessò. I guaiti dei lupi si attenuarono fino a scomparire del tutto, lasciando il posto ad una delicata musica. Riaprì gli occhi a fatica, attratto dalla sfuggente melodia, e vide un uomo. Era piuttosto giovane, magro, e portava dei vestiti chiarissimi. In mano, una cetra, l'origine del suono divino che permeava quel luogo. Provò ad alzarsi, ma una fitta alla schiena lo rispedì a terra. Riportò lo sguardo sull'uomo, o forse sul ragazzo, poiché non riusciva a dargli un'età precisa. "Chi sei?" mormorò, con gli ultimi residui di forza rimastigli. L'uomo lo guardò per un istante che sembrò eterno. "Un fantasma" disse infine "solo un fantasma". Dopodiché riprese imperterrito a suonare, stavolta una specie di ninnananna, finché il ragazzo, stremato, non si addormentò.

Si svegliò qualche ora dopo, quando i raggi del sole lo colpirono in piena fronte. Si guardò intorno, e con stupore si accorse di non essere più nella radura, bensì ai margini del bosco, una zona che conosceva abbastanza bene. Quando gli tornarono alla mente gli ultimi avvenimenti, si tastò freneticamente la schiena. Le sue dita incontrarono uno strato di bende ruvide, che coprivano la ferita per tutta la lunghezza. Provò ad alzarsi, e scoprì di non sentire alcun dolore. Un fuocherello ardeva lì accanto, vicino a delle salsicce abbrustolite. Lentamente ne addentò una, facendo vagare lo sguardo alla ricerca del giovane che lo aveva tratto in salvo, ma non ve n'era traccia. Solo in quel momento si accorse della cetra, che giaceva abbandonata a pochi metri dal falò. La raccolse e provò a strimpellare qualche nota. Ne uscirono dei suoni dolcissimi, quasi ultraterreni. Si alzò e si avviò tranquillamente verso casa, sempre giocherellando con lo strumento musicale, inconsapevole dell’importanza di quel dono, e del suo significato.
Poco lontano, una figura avvolta nell'ombra sorrise fugacemente prima di scomparire nel folto del bosco.