- Sotto il cielo stellato -

Racconto di Furulu

Era una notte splendida.
Le stelle brillavano, lucenti e vigorose, rischiarando tutta Hyrule con la loro luce.
Non era una notte come tutte le altre, era speciale.
La gente non poteva fare a meno di restare sveglia fino a tardi ad osservare gli astri nel cielo, luminosi come non mai, fino a cadere, esausta, in un sonno beato.
Tutti meno uno.
Correva veloce lungo la sconfinata Piana di Hyrule, una figura nera sotto la luce delle stelle.
Era impegnato in una dura lotta contro il tempo.
Purtroppo, era già tardi quando s'era accorto dell'assenza della principessa.
Non le avrebbe permesso di attuare il suo piano, doveva riuscire a fermarla!
Intravvide in lontananza il bagliore di un fuoco, e, quando giunsero alle sue orecchie le inconfondibili note di una cetra, fu certo che non stava sbagliando direzione.
Accelerò il passo.

Zelda fissava il terreno, incapace di distoglierne lo sguardo.
Ora che aveva raccontato la verità al ragazzo, sapeva di aver fatto il proprio dovere.
Tuttavia, ne soffriva terribilmente.
Lui restava in silenzio, osservando il cielo.
Passò una stella cometa.
"Così... tu saresti scappata dal castello, solo per dirmi questo?"
"Sì"
"..."
"Fa male, vero?"
"Cosa?"
" La verità"
"..."
Riprese a suonare. Zelda aveva già notato che, appena poteva, metteva mano alla cetra.
Le sue dita si muovevano veloci da una corda all'altra, senza un attimo d'indecisione.
Era anche più abile di Sheik.
"È... è tutta colpa di questa, vero?" domandò, mostrandole lo strumento.
Silenzio.
"Sì... potremmo dire... dire che è così" Rispose Zelda, con un sorriso poco convinto.
"Allora non la voglio più" Le depose la cetra in grembo con decisione.
"Te la regalo"
La principessa sospirò.
Quanto odiava quel compito.
Sollevò la cetra e gliela mise sul palmo della mano, con delicatezza.
"Mi dispiace... non puoi, non puoi liberartene in questo modo. È destinata a te, sei stato scelto"
"Scelto?" Il tono della sua voce era quasi canzonatorio.
"Io non ho la minima intenzione di fare ciò che vuoi"
Ancora silenzio.
Zelda si era aspettata che rifiutasse, era una cosa normale, dato lo sbigottimento della scoperta.
Scelse con attenzione le parole.
"Pensaci bene, avrai l'onore di..."
"Di servire la famiglia reale e di proteggere Hyrule?" Ora sorrideva, un sorriso che derideva la giovane principessa di fronte a lui.
"Mai"
Un rifiuto netto.
Zelda capì che le rimanevano ben poche carte da giocare.
Sospirò, sapendo benissimo che si sarebbe pentita amaramente di ciò che stava per fare.
"Forse... forse c'è qualcosa che potrebbe farti capire"
Lentamente, quasi non ne fosse del tutto convinta, estrasse dalla tasca un involucro di pelle.
Lo teneva delicatamente, quasi fosse un tesoro.
"Questo è un cimelio che viene tramandato di generazione in generazione nella famiglia reale"
Svolse lo straccio di pelle, rivelando la natura dell'oggetto.
Un cristallo, puro e limpido.
Gli occhi del ragazzo vi si specchiarono, osservandone le mille sfaccettature, la purezza...
D'un tratto, sentì lo sfrenato desiderio di toccarlo.
Dapprima flebile, poi sempre più intenso, più impellente.
La principessa doveva essersene accorta, poiché ricoprì fulminea la gemma.
Come un incantesimo che si fosse spezzato, il desiderio svanì.
"Ti prego di scusarmi, non avrei dovuto mostratelo senza prima avvertirti del suo effetto"
"Scusami tu. I-io ho sentito l'irrefrenabile bisogno di toccarlo..."
"Sì, devi prestare attenzione, è un oggetto molto potente.
I suoi effetti variano da persona a persona, ma ha un unico scopo"
Fece una pausa, per assicurarsi che le sue parole fossero ben assorbite.
"Rivelare la verità"
Solo in quel momento il ragazzo comprese a che gioco stava giocando la principessa.
Ma era ormai tardi, la curiosità stava già prendendo il sopravvento.
"Lo metto a tua disposizione"
Continuò Zelda, guardandolo fisso negli occhi.
"Se scoprirai che non ne vuoi davvero sapere di essere uno Sheikah, ti lascerò in pace, in caso contrario..."
Era allettante, allettante davvero.
Probabilmente non avrebbe dovuto accettare, lo sapeva bene.
Come sapeva che non si sarebbe tirato indietro per nulla al mondo.
La guardò negli occhi, come aveva sempre fatto quando voleva conoscere le intenzioni di una persona. Inaspettatamente, non vi lesse niente.
La principessa sapeva come nascondere le emozioni.
Fu questo, probabilmente, che tramutò la ferrea decisione di qualche attimo prima in dubbio.
"Devo.... pensarci. Sì. Pensarci" disse sottovoce, quasi inconsciamente.
Zelda capì che per quel giorno aveva fatto tutto il possibile.
"Va benissimo" disse, sorridendo "Allora tornerò domani" tese la mano.
Il ragazzo la guardò, silenzioso, per qualche attimo.
"Sì, a domani" l'ombra di un sorriso sul suo volto, poi la sua mano che si tendeva verso quella di lei, stringendola.

Sheik osservava già da un po' la scena, e la sua rabbia era aumentata d'attimo in attimo.
Fu forse proprio quel gesto, quella mano che si tendeva verso l'altra, interpretato in modo equivoco, ad indurre lo Sheikah ad agire.
Irruppe nel campo come una furia.
Travolse tutto ciò che lo separava dal suo obiettivo: la principessa.
Si scagliò su di lei con foga, con tutta la forza di cui era capace.
Caddero insieme a terra.
La mano destra di Zelda stringeva ancora quella del ragazzo, che fu trascinato assieme agli altri due sul duro suolo.
Durante il volo, il cristallo sfuggì dalla mano sinistra della principessa.
Bastò un attimo, un momento, forse anche solo un secondo, e il corpo del bardo e il cristallo si sfiorarono silenziosamente.
Sheik si rialzò, ansimante di rabbia, che si trasformò prima in sbigottimento e poi in disperazione quando si accorse di ciò che aveva involontariamente causato.
Passò un'ora, forse due, prima che Zelda riprendesse coscienza.
Lo Sheikah era lì, in ginocchio, e piangeva.
"Perché?" urlò, una due, tre volte.
"Perché hai voluto imporgli il mio fato, chiuderlo nella stessa morsa che mi attanaglia?"
La principessa rimase impassibile, il volto di granito, senza più alcuna emozione.
"Puoi richiamarlo" sussurrò, una voce flebile, stanca.
Il volto di Sheik riprese un po' di colore.
"Come? Cosa devo fare? Farò qualunque cosa, dovessi andare in capo..."
"Il suo nome" lo interruppe Zelda "avevi detto di saperlo".
Probabilmente non si può neanche immaginare, o descrivere, il dolore dipinto sulla faccia di Sheik.
"Non me lo ha mai rivelato"
Rimasero così, amareggiati, in un silenzio che sapeva di tristezza, negligenza e dolore.

Anche se era ormai l'alba, le stelle splendevano ancora, lucenti e vigorose.