- Agguato -

Racconto di Furulu

Era una mattina d'inizio autunno. Le foglie stavano iniziando a cadere, rosse e gialle, formando un allegro strato colorato sul terreno. V'era ancora il forte sole d'estate, sebbene non fosse più così caldo, e mucchi di ghiande si erano accumulati sotto le fronde degli alberi più imponenti.
Una giornata perfetta per fare una passeggiata.
Si poteva sentire il profumo degli ultimi fiori, raccogliere qualche manciata di nocciole e, se si era fortunati, trovare pure dei funghi!
Niente poteva rovinare una giornata simile.
O almeno, così si pensava.

Il rossore nel cielo indicava che era ormai ora di tornare a casa, se non si voleva essere colti di sorpresa dai lupi. Stava giusto riportandosi sulla strada di casa, quando sentì un fruscio di foglie ai lati del sentiero. Si fermò, i sensi all'erta, osservando il punto da cui proveniva il rumore.
Esattamente quello che volevano.
I palloncini d'acqua lo colpirono da entrambi i lati, senza alcuna possibilità di evitarli. Corse dritto davanti a sé nel tentativo di scappare, ma una noce Deku tirata da una mano esperta gli sbarrò la strada. Il gas che fuoriuscì lo fece tossire e gli annebbiò la vista, facendolo cadere in ginocchio. Rimase così, immobile con gli occhi chiusi, finche la nuvola si diradò.
Mido fu il primo a mostrarsi, seguito dagli altri tre.
Lo squadrarono da capo a piedi, bagnato fradicio, colpito nel profondo del suo orgoglio.
Di nuovo.
"Piaciuto lo scherzetto, Senza Fatina?" esordì Mido, sprezzante.
Gli avrebbe cancellato volentieri quel ghigno dalla faccia.
Uno degli scagnozzi di Mido afferrò il suo cestino. Lui non reagì. Ormai aveva imparato.
"Cos'abbiamo qui, pezzente?" ne tastò velocemente il contenuto.
"Ma... sono funghi!"
"Non dovresti raccogliere questa roba" disse un altro dei ragazzi "possono farlo solo i Kokiri".
"Quelli veri, si intende!" puntualizzò il compagno, con molta più enfasi del necessario.
"Calma ragazzi, calma" esclamò Mido "Non c'è bisogno di essere scortesi con il nostro amico".
Un sorriso maligno gli crebbe sulle labbra. "Facciamogli vedere cosa succede se si azzarda ancora a toccare i nostri funghi".
Il Kokiri che teneva il cesto non aspettava altro. Lo lanciò con forza contro il tronco dell'albero più vicino. Un gridolino emerse dalla bocca del povero ragazzo, che cercò invano di salvare il frutto di un pomeriggio di lavoro. Il cesto si frantumò e il suo contenuto fu ridotto in briciole. Il ragazzo strisciò disperato vicino all'albero, con la pallida speranza che qualcosa si fosse salvato. Mido gli si avvicinò e lo osservò attentamente "capito il concetto, ragazzino?"
Questo era troppo.
Non potevano trattarlo così.
La rabbia eruppe come un tornado: il pugno stava già per partire, quando la ragione ebbe la meglio. Sospirò. Non poteva farlo. Era esattamente ciò che voleva Mido. Lo avrebbero cacciato dalla foresta.
E lui non aveva altra casa che quella. Lentamente si rialzò, prese il suo cesto sfasciato e quel poco che vi rimaneva di integro e, senza guardare in faccia i suoi avversari, si allontanò. Nessuno tentò di fermarlo. Poco dopo, il gruppetto si ritrovò solo nel bosco.
"Peccato, capo, che non abbia abboccato".
"Già, magari era la volta buona che lo cacciavamo..."
"Quel senza fatina buono a nulla... non capisco perché piaccia tanto a Saria!"
"Sono certo che non combinerà mai nulla!"
Mido interruppe la discussione con un cenno della mano. "Basta ragazzi, è tardi, se non vogliamo diventare la cena dei lupi è meglio tornare al villaggio" alla vista delle facce deluse dei suoi compagni, aggiunse: "avremo un'altra occasione per rifarci!"

Qualche ora dopo, il capo dei Kokiri si tuffò esausto nel letto. Poco primo di addormentarsi, per chissà quale ragione, sorrise fra sé e sé e mormorò: " Link... sì, non combinerà mai niente. Sicuro".

Non immaginava nemmeno quanto si stesse sbagliando, come non immaginava nemmeno quale pruriginoso risveglio gli avrebbe causato una certa polverina sparsa sul suo letto da un "ragazzino incapace" gongolante di vendetta qualche minuto prima.