- Capitolo 1: Fuoco e Tenebre -

Racconto di Ganon

Il buio invadeva qualunque cosa. Poteva percepire però il luogo in cui si trovava, perchè lei era una Gerudo, una razza che ha fatto di questo elemento il suo miglior alleato.
Era strano.
Quel buio le metteva paura, il che non era normale.
Stava già sudando freddo, chissà perchè poi, quando un braciere si accese, illuminando il suo viso. Guardo lo spazio intorno a lei, e qualcosa le bruciò la mano.
Scattò di lato, trovando un secondo braciere, il cui fuoco le aveva fatto notare qualcosa in fondo alla presunta stanza.
<<Chi è?>>
La risposta fu il silenzio.
<<C'è qualcuno?>> chiese, al buio.
"E' solo suggestione" pensò, quindi si avvicinò a uno dei bracieri e prese una torcia da terra, che prima non aveva notato, e che accese. Il lino prese rapidamente fuoco.
Si avvicinò rapidamente verso il posto in cui aveva visto qualcuno, ma la torcia non sembrava essere d'aiuto.
Continuò a camminare, finchè un terzo braciere non si accese.
Di colpo sentì la testa esplodergli, e strane immagini riempirle gli occhi. Con i quali, pulsanti dal dolore, cadde a terra.
Provò a riaprirli, ma ebbe un altro flash, che la costrinse a socchiuderli.
Provò ad alzarsi, e ricadde bocconi, dopo pochi passi.
Stavolta però non avverti il duro pavimento, bensì qualcosa di morbido sotto le sue mani.
Aprì gli occhi, impaurita: un’enorme creatura era distesa supina, la più strana che avesse mai visto.
D’istinto impugnò le sciabole, mentre rivoli di sudore freddo le colavano dalla fronte.
La creatura era veramente grande, tre uomini di possente stazza messi uno in piedi sul’altro non avrebbero eguagliato la sua altezza.
Non era un moblin, e tanto meno uno del loro capi, era troppo piccolo.
Gli camminò intorno, sempre in guardia, e notò la testa: era... veramente strana.
La cosa che gli saltò più all’occhio fu il naso della bestia, il quale era a forma di grugno, anzi, era un grugno. Erano gli ornamenti che teneva intorno al collo, e il diadema sulla fronte che però la fecero trasalire.
Quelli, Elena ne era sicura, erano ornamenti Gerudo. Rimase sconvolta da quella riflessione: Gerudo? Ciò voleva dire che quella bestia... si era impossessata di quei gioielli! Perché era semplicemente impossibile che anche una sola tribù estranea alla sua li avesse fabbricati!
Dove li aveva presi?
Di sicuro, notò, quella era un qualche capo-branco, o roba del genere, i segni erano troppo evidenti: i gioielli, la stazza... il mantello? L’arma che impugnava!
No, non poteva essere una bestia...
Si avvicinò alla sua faccia, e osservò gli occhi: vuoti, ormai riflettevano solo l’abisso in cui si trovava. Il diadema, invece, sembrava brillare di luce propria, come se fosse vivo, incurante della scena. Elena si alzò, e notò le mani della creatura, che stringevano un grosso tridente, simbolo dell’onnipotenza. Benché sembrasse normalissimo metallo, anche l’arma sembrava emanare un qualche tipo di energia sconosciuta. E solo allora guardo la mano della bestia.
E improvvisamente capì.
L’arma.
Il mantello.
I gioielli.
La mano!
Si scostò dalla bestia e indietreggiò, impaurita.
Quella non era una bestia.
Quello non era un capo-moblin.
Era: <<Ganondorf Dragmire!>> Esclamò, capendo dopo una frazione di secondo l’errore commesso.