- Capitolo 2: Voci nell'abisso -

Racconto di Ganon

Il triangolo brillava sul dorso della mano. Elena lo guardava, attonita, non capendo ancora quale sarebbe stata la sua prossima mossa. Fece qualche passo indietro, non capendo dove stesse andando. Voleva scappare, si, ma non voleva mollare lo sguardo da quello che, prima della Caduta, era stato uno dei più malvagi Re delle Gerudo. Aveva paura che se si fosse girata, quell’enorme creatura avrebbe ripreso vita, e l’incarnazione del male sarebbe scesa su di lei.
Era davvero troppo, immagini di stragi e sciagure le riempivano gli occhi, le intorbidavano il cervello. In quell’eterno secondo sentiva tutta l’ansia di vivere addosso, mentre la avvolgeva nella sua nera depressione, trascinandola in una cupa disperazione che non riusciva a cacciare. Sentiva ogni pensiero che potesse dargli un briciolo di speranza allontanarsi, diventando irraggiungibile, imprendibile. Non riusciva più a percepirli, era come se quei ricordi che erano stati definiti indelebili qualche tempo prima, in quell’istante fossero stati cancellati, distrutti, spazzati via. Era caduta in un abisso profondo, immenso. Non riusciva a respirare, provava ad aprire la bocca ma quel poco ossigeno che le era rimasto le veniva strappato via da ciò che la circondava.

<<Lo immaginavo, controllo mentale sottozero!>>
<<Non essere severa. Neanche i Detentori avrebbero resistito ad un simile attacco! Anzi, mi sembra stia reagendo discretamente, per quello che è.>>
<<Non giustificarla sorella, quest’essere è debole!>>
<<Quest’essere debole, come te lo chiami, potrebbe ormai essere la nostra ultima speranza di farlo regnare!>>
<<Lei? Lei sarebbe la nostra ultima occasione? Lei contribuirà in modo inevitabile alla riuscita del nostro piano?>>
<<Sì sorella. Lei.>>

L’abisso continuava a regnare nella stanza, ma poteva finalmente tornare a respirare. La nebbia che intorpidiva la sua mente andava diradandosi. Tornava finalmente a distinguere i particolari della stanza, e nella sua testa pian piano tornava l’ordine: immagini, ricordi... Eccoli di nuovo lì, come se non fosse successo nulla. Il respiro era ancora affannato, e la fronte imperlata di sudore, quando sentì un irrefrenabile desiderio di voltare lo sguardo.

E chissà, forse se non lo avesse fatto, la sua storia sarebbe rimasta quella di una qualsiasi Gerudo.
Ma, questo, non era scritto nel destino di Elena.