- Sotto il Sole Giaguaro -

Racconto di Jack Fairy

[e fu allora che divenne un'altra persona, d'altronde lo era sempre stato]

"Cosa fai?" "Guardo la luna. È strana stasera"
"A me sembra piena"
"A me lo sembra anche troppo. Non è un pò più grande del solito?"
"Ora che mi ci fai pensare... No. Per niente"
"Sarà... Ma mi inquieta"
"Se ti dà fastidio smetti di fissarla"
"Non posso. Non so come spiegarmi, ma... Mi sembra il presagio. Il segnale che qualcosa di brutto sta per succedere, ed è questo che mi inquieta"
"Motivo in più per smetterla"
"Lo so. Ma anche se è una vista che mi fa paura, vedere questa luna minacciosa mi fa sentire anche... Come dire..."
"... Viva?" "... Sì. Forse è questo. La paura fa davvero capire quando sei viva"
"... E non averne significa non esserlo affatto. Bello! Perchè non ci scrivi una canzone? Ti avrà pur insegnato qualcosa tua madre..."
"Lascia stare mia madre! Ma perchè no? La musica la scrivi tu?"
"Io? beh, ok. Però ho cominciato a suonare solo la settimana scorsa, lo sai"
"E chissene frega? A me non ha insegnato proprio nessuno a scrivere, impariamo ora!"

Sei nato sotto il sole più scintillante del regno. La prima apparizione ai tuoi occhi ciechi è stato il suo abbagliante riflesso sopra alle rocce bianche, suo il primo tocco sulla tua pelle bagnata. Il primo abbraccio di cui tu sia mai stato protagonista è stata la ruvida stretta della sabbia arroventata da quel sole. Quando, appena nato, non potevi né sentire né urlare già una donna piangeva di dolore, maledicendo il benedetto sole. Una donna alla quale avevi già parlato con voce assordante.
La prima persona che abbia mai pianto al tuo cospetto, annientata dalla sofferenza, sotto il regno azzurro del sole tuo padre e tuo re, o figlio di nessuno.
Prima che tu nascessi.
Alla luce del sole, quella donna stava compiendo la sua vita. Ebbra di gioia, felice alle lacrime per poter soffrire in nome di una bambina che avrebbe portato il suo nome.
Un nome che tu le hai strappato, al cospetto del sole. Quando quella bambina ha sentito tiepido tocco dell'aria del deserto sulla testa, quando ormai quella giovane donna stava per urlare al mondo la gioia travolgente, la sostanza stessa che componeva il corpo di sua figlia... Tu.
Tu.
Quella bambina non ha mai pianto. Quella bambina non ha mai sentito avvampare i suoi polmoni di quel fuoco ardente che è l'aria, di quella sensazione bruciante che gli uomini stolti chiamano vita.
Era quello un bambino disperato, disperato ancora prima di sapere di essere vivo. Eri tu quel bambino, avvinghiato a lei. Con tutta la forza della tua paura avevi stretto con le tue manine quel minuscolo collo e con tua sorella sei caduto su quel misero panno.
Poi, hai capito l'enormità del tuo agire. E ti sei staccato orripilato da quell'abbraccio e sei fuggito e sei rotolato e hai cercato rifugio sotto una tenda più grande. E al cospetto del sole hai gridato tutto il tuo muto pentimento.
La tua donna ti ha odiato. Forse davvero ha creduto che fossi stato tu ad uccidere sua figlia. Una vera madre forse avrebbe capito, avrebbe pianto, ma non lei.
Ha visto te, suo figlio, un figlio che nessuna guerriera Gerudo può avere, e ha maledetto tutto ciò che poteva vedere:
Ha maledetto il deserto che l'ha generata e il cielo che l'ha sempre accompagnata, ha maledetto la tenda che l'aveva accolta con generosità e ha maledetto il sole che l'aveva amata.
Infine ti ha dato il tuo nome.
Ha dato un nome alla sola creatura che le abbia mai fatto paura. Non ti ha distrutto quando poteva perchè ti temeva sopra ogni cosa. Ti ha dato un nome che è la paura stessa, la paura di tutte le genti.
Ganondorf.
Sulla strada di quel Ganon, demone di paura, ne sei diventato la sintesi ed il superamento.
Per Te, la tua donna (no, non è quella donna la tua vera madre) ha affrontato il deserto, per affidarti alle fattucchiere del Tempio degli Spiriti.
Per Te, la tua donna è diventata ella stessa uno spirito di terrore che vive in un corpo d'acciaio che non può sentire la paura - al servizio delle fattucchiere.
Per Te, Farore e Nayru hanno inviato sulla terra i loro campioni, solo per sconfiggere Te.
Tu, che unico hai steso la mano sopra i tre sacri triangoli, segno tangibile delle divinità.
Tu, che hai esiliato il tuo spettro nel buio dell'immensità.
Tu, che sotto un sole avido di morte sei nato nelle maledizioni.
Io sono quel sole che ti ha voluto, Ganondorf. Nel mio nome, sotto il mio sguardo, hai vissuto la tua intera ed empia vita.
Io ti ho visto nascere, io ti ho visto morire.
Io ho visto la sofferenza che hai causato e lo spregio che hai fatto del mio nome.

Tu sei il potere Ganondorf. Quell'unica potenza che può opporsi alla vita e che nel contempo la riempie di significato e ne dona sapore. E per questo sono fiera di te e non mi pento che tu sia il prescelto per portare il mio triangolo, Tu, che sotto il Sole Giaguaro sei stato sopraffatto dalla paura e ti sei aggrappato con tutta la tua forza alla vita.

"Hai fatto?" "Certo! Fammi leggere il Poema!"
"Potevi anche scrivere un testo più allegro!"
"Scrivilo tu la prossima volta!"
"E va bene pignola! È solo che ho fatto una musichetta piuttosto scanzonata, non so quanto vada bene"
"Andrà benissimo, per questa notte non ho voglia di scrivere altro"
"Come vuoi. Ma almeno prova a cantarla una volta, dopo ci facciamo una nuotata!"
"D'accordo! un, due, un due tre quattro!!"

I see the bad moon arising.
I see trouble on the way.
I see earthquakes and lightning.
I see bad times today.

CHORUS:
Don't go around tonight,
Well, it's bound to take your life,
There's a bad moon on the rise.

I hear hurricanes ablowing.
I know the end is coming soon.
I fear rivers over flowing.
I hear the voice of rage and ruin.

CHORUS

All right!
Hope you got your things together.
Hope you are quite prepared to die.
Looks like we're in for nasty weather.
One eye is taken for an eye.