- Il cerchio del tempo -

Racconto di Kaepora's Wings

Il male afferrò il cerchio del tempo e lo torse, fino a quando i bordi coincisero.

Si svegliò di soprassalto stranamente inquieto, si sedette sul bordo del letto prendendosi la testa tra le mani. Non riusciva a mettere a fuoco la realtà. Improvvisamente realizzò il motivo della sensazione che ci fosse qualcosa di stonato: non era ritornato bambino.
Guardò perplesso le pietre incastonate nel soffitto, da verdi e pulsanti erano divenute grigie e immobili. Scese lo scalone e guardò stupefatto la grande clessidra, era posta parallela al pavimento, come se qualcosa avesse fermato la sua rotazione.
Doveva scoprire cosa era successo.
Superò la spianata del tempio, traversò il cunicolo scavato nella roccia e sbucò sul fianco della montagna. Il cielo era grigio, immoto e la foresta che si stendeva a valle, il cui verde aveva perso ogni brillantezza, non echeggiava nessun suono.

Dall'albero più alto Kaepora osservava il panorama intorno a sé.
Grazie alla sua presenza quella era rimasta una delle ultime aree non invase dalla desolazione, ma era un'area che si restringeva sempre di più.
Anche se i suoi artigli seminavano morte tra le file dei mostri questi arrivavano sempre più numerosi ed erano sempre più potenti.
Era invecchiato e il suo volo non era più potente, silenzioso e letale come un tempo. La ferita ad un'ala, rimediata in uno degli ultimi scontri, aveva ulteriormente peggiorato la situazione.
Non era nell'ordine delle cose che lui dovesse combattere ma non era l'aspetto che più lo preoccupava. Quello che l'angosciava era il mancato risveglio del ragazzo.
Era tornato diverse volte al tempio ma aveva visto fenomeni inspiegabili. La grande clessidra, dopo aver ruotato come al solito, aveva ripreso la rotazione e si era come congelata a metà della stessa rotazione. La porta della stanza del sonno era bloccata e il cerchio del tempo, scolpito sul frontone si era trasformato in una sorta di otto coricato.

Assestò meglio lo scudo e la spada sulle spalle e cominciò la discesa verso la valle sottostante. Camminò a lungo senza incontrare nessun essere vivente fino a quando, ai limiti della foresta, sbucarono materializzati dal nulla gli Stalfos che iniziarono a girargli intorno pronti all'attacco.
Il ragazzo sguainò la spada e il combattimento ebbe inizio.
Gli Stalfos erano veloci, paravano i colpi con efficacia e sferravano colpi potenti, ma il ragazzo era Un combattente micidiale e , nonostante i colpi ricevuti, ad uno ad uno abbattè i mostri.
Quando era ormai convinto di aver vinto la battaglia una nuova ondata di nemici emerse dalla foresta.

Il rumore della battaglia attirò l'attenzione di Kaepora. Deciso a scoprire cosa stava succedendo spiccò il volo verso l’origine dei suoni.
Dall’alto scorse il ragazzo, in posizione di difesa, fronteggiare l'ultimo Stalfos rimasto in vita.
Scendendo a spirale, non staccando gli occhi dalla scena, vide che il ragazzo non aveva quasi più energia e che centellinava le forze per sferrare l’attacco nel momento più opportuno.
Lo Stalfos scattò in avanti, il ragazzo rotolò a terra e nel rialzarsi affondò la spada passando sotto lo scudo dell'avversario. Lo Stalfos stramazzò e il ragazzo scivolò a terra senza più forza.
Quando gli atterrò vicino Kaepora si rese conto che il ragazzo non ce l'avrebbe mai fatta a raggiungere una fontana delle fate. La più vicina era infatti in cima alla montagna a nord e c'era troppa strada e troppi nemici sul suo percorso.
- Afferrati alle mie zampe e tieniti più stretto che puoi – gli disse mostrando una sicurezza che non aveva.

I primi colpi d'ala confermarono le sue paure: lui era vecchio e ferito e il ragazzo non era più il bambino leggero che aveva volato con lui. Penosamente, un colpo d'ala dopo l'altro, lentamente, prese quota e si diresse verso le montagne. Realizzò che non ce l’avrebbe mai fatta ad aggirare le montagne, l'unica via era cercare di scavalcarle.
A mano a mano che prendeva quota il suo volo diventò sempre più difficile. La stanchezza, la ferita lo rallentavano sempre di più ed ogni metro guadagnato era uno sforzo tremendo.
Finalmente scavalcò la cima della montagna e vide la sporgenza su cui era situata la fontana delle fate. Si rese conto che non aveva più tempo per scendere a spirale, sentiva che il ragazzo stava perdendo la presa sulle sue zampe, vide un gruppo di cespugli vicino all’entrata della grotta e decise. Iniziò la discesa calcolando la rotta più breve e cominciò la picchiata.
La velocità aumentava sempre di più ma mantenne la traiettoria in modo che il ragazzo si schiantasse sulla cima dei cespugli, rimanendone impigliato, mentre lui proseguiva la picchiata lungo il fianco della montagna.

Il ragazzo emerse lentamente dal cespuglio e si diresse alla grotta delle fate, raggiunse la fontana e vi si lasciò scivolare dentro. Una miriade di luci gli ruotarono intorno e si sentì tornare alla vita.
Uscì nuovamente impaziente di riferire a Kaepora quanto aveva visto nel tempio, ma sull'albero, posto vicino all'entrata della grotta sui cui di solito si posava, Kaepora non c'era.
Raggiunse allora il bordo del pianoro per vedere dove era volato ma nel cielo non vi era nessuna traccia di lui. Improvvisamente lo scorse più in basso, caduto al suolo, con un'ala in una posizione innaturale. Si precipitò per la discesa gli si avvicinò e vide che aveva gli occhi chiusi. Allungo la mano lentamente e gli accarezzò la testa... Gli occhi di Kaepora si socchiusero, ebbero un lampo di riconoscimento, poi si velarono definitivamente.
Un urlo di dolore sciabolò il cielo.