- Eroe -

Racconto di Kaepora's Wings

Nel grande salone del castello mi avete definito il vostro amato eroe del tempo.
È una menzogna ed il fatto che sia ripetuta da secoli non la trasforma certo in una verità.
Non è vero che gli eroi sono amati. Molti li ammirano, a qualcuno sono indifferenti, alcuni li odiano, solo pochi li amano.
Le persone non sopportano chi mette in evidenza la loro mediocrità e sono tanto meschine da non aver nemmeno il coraggio di ammetterlo. Stimo di più chi resta indifferente o odia; almeno non finge, non è ipocrita.
Ammirare qualcuno è più facile perché riduce la distanza tra noi e lui. È stato grande si dice e nel frattempo si pensa: è della mia terra, è biondo come me, assomiglia a mio figlio e a chi sa quale altro inesistente legame.
Anche voi re e principesse, che sembrate magnanimi, lo siete solo perché i nobili lombi da cui provenite vi mettono al riparo dal confronto, e voi saggi, che sentenziate che si diventa un eroe grazie alla natura che ha regalato chi sa quali qualità, non siete diversi.
Ma che diavolo ne sapete tutti quanti!
Credete che non sia fatto come tutti voi?
Credete che non senta i muscoli e i tendini urlare dalla fatica, che non senta le urla e il fetore dei mostri, che non mi si torcano le budella dalla paura, come tutti, come un qualunque essere umano?
Che ne sapete del peso della responsabilità di essere all’altezza delle aspettative, della solitudine, del silenzio.
Del silenzio.
Voi tutti credete che io non parli per modestia o ritrosia, ma io taccio per non rischiare di dirvi la verità, di mettervi di fronte uno specchio e farvi vedere quali veramente siete.
Lo faccio per difendere quei pochi capaci di amare in modo disinteressato, perché le parole sono pericolose, taglienti come una lama, letali come gli occhi di una donna.
State tranquilli, non dirò niente.
Continuate a progettare un futuro radioso, un ritorno al benessere, un nuovo e più grande giardino per il castello.
Di una sola cosa prego le tre dee: che la statua che avete progettato non mi ritragga in qualche stupida posa marziale, ma così, come sono adesso, con il viso e le palme delle mani rivolte al cielo.
Così la pioggia potrà disegnare sul mio viso le lacrime che non posseggo, potrà lavare il sangue dalle mie mani.
Voi potrete sempre mentire dicendo che sto pregando alla luna.