- L'urlo di battaglia -

Racconto di Kaepora's Wings

Camminava nella foresta a passi decisi e nello stesso tempo circospetti: provava una strana inquietudine, una specie di presagio.
All'improvviso i suoi nervi si tesero.
Non riusciva a capire cosa avesse determinato quella sensazione di pericolo incombente, quella strana sensazione di freddo sulla nuca, quella sospensione dei battiti del cuore.
Si bloccò e, cominciando a sciogliere i lacci che assicuravano lo scudo alle spalle, prese a guardarsi attorno lentamente, guardingo.
Non riuscì a vedere nulla; la foresta era come sospesa nel tempo, senza nessun movimento, senza nessun suono. Ecco quello che lo aveva messo in allarme, realizzò: l'aria. Il vento era cessato e l'aria era diventata spessa, pesante, di un minaccioso colore sulfureo.
Come se quell'aria avesse acuito i suoi sensi avvertì tutti gli odori della foresta, il profumo dei fiori, l'odore del legno putrescente, la scia della paura lasciata dagli animali in fuga.
Scattò senza pensare, solo per puro istinto, correndo sempre più veloce.

Era difficile correre: il terreno era insidioso e i suoi occhi sembravano divenuti incapaci di distinguere i colori. Vedeva un mondo colorato solo di grigio e faceva fatica a distinguere i contorni delle cose inanimate.
-L'aria mi sta avvelenando- pensò -devo fuggire il più presto possibile.
Faceva sempre più fatica a correre, i muscoli delle sue gambe si erano come irrigiditi, inciampava continuamente, faticava a mantenersi in equilibrio.
Cadde, non riusciva a rialzarsi, cominciò a fuggire a carponi, utilizzando anche le braccia.
Provò un senso di impotenza, un cocente rimpianto di non aver potuto morire combattendo, come avrebbe voluto. Una rabbia feroce, di cui avvertiva il sapore metallico in bocca, esplose, facendogli colare la saliva dalla bocca. Il suo cuore, che sembrava sul punto di esplodere e martellava impazzito, impennò ancora di più i battiti e il sangue iniziò a correre tumultuoso nelle vene.
I muscoli, che sembrano essere diventati di legno, si trasformarono in molle di acciaio fasciate di velluto. Scattò ad una velocità impressionate e con quattro balzi poderosi si trovò sulla cima della rupe, in salvo.

Mentre riprendeva fiato vide l'aria allontanarsi sotto di lui con l'incedere di un serpente.
Inspirò a pieni polmoni, tese il collo e lanciò il suo urlo di battaglia: potente, feroce, angosciante.

Ancora oggi, in una vetrata del castello, l'Eroe del tempo è rappresentato così: come un grande lupo grigio che, col collo teso, ulula la sua sfida.