- L'amuleto -

Racconto di Kaepora's Wings

Le mostruose lucertole erano la sua ossessione.
Vigliacche creature, crudeli con i deboli, paurose con i forti.
Quella che aveva intravisto era l'ultima rimasta in vita, il loro capo.
Allenato da anni di caccia spietata era riuscito ad aggirarla prima che essa potesse fiutarlo, ora non poteva più sfuggirgli.
Finalmente i lori occhi si incrociarono.
Conosceva bene quelle fessure nere, apparentemente immobili, che costituivano le loro pupille; sembravano capaci di aspirarti l'anima.
Con un colpo al bordo dello scudo lo assestò meglio sul braccio, sguainò la spada e assunse la postura da combattimento.

Cominciò uno strano e letale balletto.
Giravano in cerchio, fingendo di attaccare per scoprire la guardia dell'avversario, colpendo e ritirandosi.
Avevano subito tutti e due molte ferite ma quella macabra danza sembrava non aver fine. Sentiva il sangue colargli dal fianco e dalla testa ma continuava a combattere, non perdendo mai di vista quelle due fessure nere.
Improvvisamente, una leggera dilatazione delle pupille tradì l'intenzione di attaccare del rettile. Egli schivò e colpì con una potente, imparabile, letale stoccata.

Senza fiato si appoggiò alla spada, le gambe non lo reggevano. Scivolò lentamente in ginocchio, la testa appoggiata all'elsa.
Avrebbe voluto vedere ancora una volta il cielo: in quella posizione poteva vedere solo una zolla d'erba punteggiata dalle gocce di sangue che colavano lentamente dal suo capo.
La sua presa divenne sempre più debole e cadde, senza un gemito, su un fianco.

Se non fosse stato per quello strano volo di farfalle a segnalarlo non l'avrebbe scorto.
Fermò il cavallo facendolo impennare e scese con un balzo. Un attimo dopo era inginocchiato a sostenergli le spalle e il capo, per farlo respirare meglio.
Il respiro era flebile e gli occhi sembravano ormai solo capaci di vedere un mondo diverso e lontano.
Sembrava mormorare qualcosa.
Avvicinò l'orecchio alle sue labbra cercando di comprendere il mormorio.
- Nessun bimbo oggi morirà – finalmente riuscì a decifrare.
Restò così a lungo a sostenerlo, anche quando ormai non serviva più a nulla.

Lo issò a fatica sulle spalle e lentamente lo caricò sulla groppa di Epona.
Fu allora che scorse quello strano amuleto che aveva legato al collo.
Lo esaminò perplesso finchè, improvvisamente, la riconobbe. Anche se sciupata dal tempo, quella era la maschera che tanti anni fa aveva regalato alla guardia per suo figlio.

Narra la leggenda che le parole scolpite in onore del capo della guardia siano state dettate dall'eroe del tempo:
Non colui che combatte con il coraggio infuso dalle dee e una spada fatata è un eroe.
Eroe è colui che combatte con il coraggio del suo cuore e una vecchia e logora spada.