- La pioggia di Hyrule -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo sei: un rapimento -

I Goblin.
Erano arrivati nella Città.
Le poche guardie che non avevano partecipato alla battaglia, provarono a difendersi, ma furono massacrate.
Gli abitanti provarono a scappare, ma si salvarono in pochissimi, soprattutto uomini.
Le donne e i bambini furono rapiti o uccisi senza pietà.
Presto i mostri arrivarono al castello. Distrussero il cancello con i loro cinghiali giganti e salirono sulla collina.
I soldati rimasti all'interno del maniero lanciarono loro frecce infuocate, ma lo sciamano capo li eliminò con una sola sfera di ghiaccio.
Il ponte levatoio crollò sotto i colpi delle creature ed esse riuscirono ad entrare nel castello.
C'erano pochissimi soldati, che non riuscirono neppure a difendersi.
- Forza! - incitò lo sciamano, con i vestiti sporchi di sangue. Ma questo non sembrava dargli fastidio, anzi.
Non c'era più nessuno che potesse proteggere la corte del Re.

Link si svegliò a causa delle urla.
C'era odore di sangue nell'aria.
Si alzò e cercò di capire cosa stesse succedendo.
Poi comprese.
"I Goblin!!" pensò disperato.
Prese la spada poggiata in un angolo e si mise a cercare Corin.
Entrò nella Sala del Trono: c'erano due persone per terra.
Morte.
"Oh, no! No, anche qui no!"
Si ricordò della porta oltre la quale Impa aveva portato Cor.
L'aprì e si ritrovò in una specie di infermeria.
Corin, nascosto sotto le coperte di un grande letto, tremava. Riusciva a vederlo anche da lì...
- Corin! - esclamò Link, sollevato.
Il bambino si tirò su e sorrise, felicissimo.
- Link! Allora non sei... -
- Cor, dobbiamo fuggire ancora. Ma questa volta dobbiamo salvare una persona importante... soprattutto per me. -
- Link, è una vera fortuna che i Goblin non ci abbiano trovato, vero? Mi sono nascosto così bene sotto le coperte? -
L'Eroe del Tempo sorrise.
- Sì, sei stato bravissimo. Ora andiamo. -
Dappertutto aleggiava la risata della morte.
In ogni angolo si potevano scorgere le sagome di qualche funzionario di corte o di qualche guardia.
Link mise un pezzo di stoffa intorno agli occhi di Corin, per non fargli vedere quello spettacolo orribile.
Ogni tanto, gli sembrava di udire i commenti ironici dei Goblin, ma non poteva giurarlo.
Giunsero in una grande sala.
Con orrore, Link si ritrovò davanti due Goblin, che rubavano qualcosa dal corpo di un uomo.
Gli davano le spalle.
Rimase immobile, il terrore che gli premeva il cuore come un macigno.
Alzò lentamente una mano e toccò l'elsa della spada. La tirò fuori cercando di non far rumore e deglutì.
Gli occhi ancora bendati, ignaro del pericolo, il piccolo Corin chiese a voce alta: - Siamo arrivati? -
I Goblin si voltarono subito.
Link tolse la benda dagli occhi di Cor e gli ordinò di scappare.
Il bambino esitò un attimo, ma alla vista delle due immonde creature corse verso una porta aperta.
Uno dei due Goblin lo rincorse, con sommo terrore dell'Eroe.
- No! Corin, corri, corri!! - urlò Link. Aveva provato a rincorrere il Goblin che dava la caccia al bambino, ma l'altra creatura gli aveva sbarrato la strada.
Con la spada stretta in mano, Link cominciò a combattere. Il Goblin lottava con una pesante ascia di ferro.
"Devo sconfiggerlo in fretta se voglio salvare Corin dalle mani di quel lurido mostro!" pensò il giovane guerriero.
Ma il Goblin si difendeva bene. L'ascia gli forniva una grande protezione e quando voleva sapeva sferrare attacchi molto violenti. Link cominciò a sentirsi stanco. Quella creatura non voleva morire.
Ben presto, si rese conto che così non l'avrebbe mai sconfitta.
Prese un pesante candelabro da un tavolo lì vicino e lo lanciò contro il Goblin. Quest'ultimo non aveva grandi riflessi e venne colpito in pieno volto. Barcollò per qualche secondo poi svenne.
L'astuzia a volte fa miracoli...
L' Eroe si mise a correre verso la direzione che aveva preso Corin.
Non lo vedeva.
Si ritrovò in un corridoio illuminato solo dalla luce di alcune piccole candele.
E davanti a sè vide una figura incappucciata.
- Chi sei? - urlò Link, agitando la spada. - Fai vedere il tuo volto! -
- Link, o Link, sei tu? - disse la figura.
Il ragazzo riconobbe la voce.
- Zelda! -
La principessa tirò giù il cappuccio: era pallida e gli occhi erano rossi di pianto.
Si avvicinò all'amico e gli chiese affettuosamente: - Come stai? Sei ferito? -
- No, e tu? -
- Neanch'io, sono riuscita a sfuggire per un pelo alle grinfie di quei mostri, ma... -
Link le prese una mano.
- Ma...? -
- Ho sentito uno di loro... dire che mio padre il Re... è morto. Durante la battaglia sulla montagna. -
La principessa si mise a piangere sommessamente.
- Oh, Dee... Zelda... mi dispiace moltissimo... io... -
La principessa si asciugò le lacrime.
- Non parliamone adesso, ti prego. Dobbiamo fuggire. Sono... sono tutti morti qui... non c'è più nessuno! -
Link scosse la testa con decisione.
- No, devo salvare Corin! Siamo scappati insieme da Toaru, lo devo proteggere. È l'unica cosa che mi resta di importante... oltre a te. -
Zelda annuì, arrossendo.
- È un bambino, vero? Mi pare di aver visto un ragazzino fuggire, ma mi era sembrato un Goblin e così non sono uscita allo scoperto. -
- Da che parte lo hai visto fuggire? -
Zelda indicò un corridoio male illuminato che si snodava per parecchi metri e che si concludeva di fronte ad una porta.
I due si misero a correre in quella direzione. Per terra c'era del sangue.
- No! - gridò Link e spalancò la porta.
Si ritrovarono in una biblioteca.
Vicino ad una grande libreria, c'erano due braccialetti che brillavano alla luce della luna che entrava da una finestrella.
L' Eroe li prese e mormorò: - Sono di Corin... No... -
Una voce improvvisa li fece sobbalzare dalla paura.
- Lo hanno portato via. Non è morto, però. -
Si voltarono.
Uno Zora, muscoloso e vestito solo di una veste bianca, li osservava triste. Accanto a lui, c'era Darunia, ferito ma vivo.
- Darunia! - esclamarono Link e Zelda, felici. La principessa corse dall'amico Saggio e lo abbracciò affettuosamente.
- Principessa, il Re... io... lui è... - tentò di dire il Saggio del Fuoco, ma venne interrotto dalla fanciulla.
- Lo so, amico mio. Ma vorrei parlarne più tardi. -
Anche Link si avvicinò e abbracciò il "fratellastro".
- Come stai? - gli chiese Darunia. - Ti vedo stanco e avvilito. -
Lo Zora misterioso intervenne: - Basta parlare. Darunia, mio carissimo amico, mi ha chiesto aiuto. E io manterrò la promessa.
Ma con le chiacchiere non concluderemo nulla. Se vuoi rivedere il tuo amichetto, - disse all'indirizzo dell' Eroe del Tempo. - vedi di sbrigarti. O sarà troppo tardi. -
- Cosa intendi dire? - A Link quel tipo non piaceva. Aveva gli occhi austeri e freddi come il ghiaccio.
- I Goblin hanno uno sciamano. - spiegò Darunia. - È anche il loro capo. Questo sciamano sa fare magie molto potenti e la più pericolosa è quella di trasformare deboli umani... in Goblin potenti e crudeli. -
Link impallidì, senza parole.
- Vuoi dire che quei Goblin...? Prima erano esseri umani? -
Lo Zora annuì, mesto.
- E c'è il rischio che facciano lo stesso anche a Corin? -
- Certo. - rispose Darunia. - Dobbiamo fermarli, Link. E dobbiamo far tornare alla normalità gli esseri umani tramutati in Goblin. -
- In che modo? - chiese Zelda.
- Con la Pioggia Sacra di Hyrule. - rispose lo Zora.
La principessa e l' Eroe ammutolirono.
- Non sapete cos'è, vero? - fece lo Zora, quasi sorridendo ironicamente. - Ve lo spiegherò strada facendo. Dobbiamo andare a prendere una cosa essenziale per la missione. Ah, a proposito: io sono Keilo. -
E cominciò ad avviarsi verso la porta.
Link lo osservò, con un misto di paura e ammirazione nel cuore...

CONTINUA NEL CAPITOLO SETTE