- Kafei e ciò che non avrebbe mai voluto accadesse -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo due: una vincita alla lotteria e un improvviso (forse) attacco di follia -

Il Centro di Cure delle fate era cambiato davvero molto.
Kafei rimase impalato per più di trenta secondi a fissare le fontane che sprigionavano oro fuso, i lampadari d'argento, i pavimenti in marmo rosa, le bellissime (e ricchissime) donne che passeggiavano per i corridoi sorseggiando bevande dietetiche.
La fatina che lo aveva accompagnato gli diede una leggera botta per risvegliarlo e gli disse:
"Vieni, ti porto dalla Grande Fata".
Il giovane si lasciò condurre senza fare commenti maligni (succedeva una volta l'anno, secondo i calcoli di Anju): era troppo occupato a guardarsi intorno per ribattere.
Molti clienti si giravano ad osservarlo. Lo riconobbero e gli urlarono dietro:
"Ehi piccolo, che ci fai qui? Dov'è tua cugina?"
Ma Kaf non rispose. Un'angelica visione era apparsa di fronte a lui.
Chiariamo una cosa: Anju non era un mostro brufoloso e pallido, anzi. Era una bella ragazza con i capelli rossi, gli occhi castani, snella e gentile d'animo. Ma Kafei, come già detto nel precedente capitolo, aveva assunto dei comportamenti arroganti dovuti al suo carattere pessimo. Perciò non si accontentava più della bellezza della moglie.
Per questo motivo, quando vide "l'angelica visione", si dimenticò completamente di essere sposato e decretò che quella creatura era la cosa più bella che avesse mai visto.
La creatura in questione era la figlia della Grande Fata. Aveva vent'anni al massimo.
I suoi capelli erano biondi come l'oro che veniva spruzzato dalle fontane, i suoi occhi erano di un viola così chiaro che sembravano ametisti; era magra, molto alta e indossava una tunica bianca.
Le mancavano solo le ali per sembrare un angelo!
Kafei si bloccò, creando le proteste della sua accompagnatrice, e si mise ad osservare la bellissima fata che chiedeva ad un cliente, con la sua voce cristallina, se l'alloggio fosse di suo gradimento.
Poi si accorse delle occhiate di Kaf e gli sorrise dolcemente.
Il ragazzino entrò in fibrillazione.
La giovane fata gli si avvicinò e gli domandò, soave: "Come stai, bel bambino?"
Kafei provò a spiccicare qualche parola, ma riuscì a produrre solo un semplice: "Oh...!"
"Buongiorno, principessina" disse la fatina che accompagnava Kaf. "Lui è un nostro vecchio cliente. Si chiama Kafei."
La principessa osservò con più curiosità il bambino, che era diventato rossissimo.
"Così piccolo e già fa delle Cure?" esclamò sorpresa la meravigliosa fata.
"Non è sempre stato così." spiegò la fata piccola. "La Majora lo ha ridotto in questo modo. Tra due settimane tornerà normale, adulto. Ma dato che è veramente impaziente, ha voluto fare una cura qui da noi per tornare subito grande, ma... emh... c'è stato qualche problema... Per scusarci, gli facciamo fare una cura dimagrante alle guance, gratis naturalmente".
Imbarazzato fino al midollo, Kafei si infuriò e si mise a gridare: "E sta' un po' zitta, stupida fata! Che razza di pettegola che sei! Chiudi quella bocca, che figure che mi fai fare!!"
La sua accompagnatrice lo guardò torva e se ne andò.
Kafei provò ancora più imbarazzo, notando l'espressione un po' contrariata della figlia della Grande Fata.
"Non si dicono queste cose." lo ammonì. "Bisogna portare rispetto".
"Mi scusi..." Kafei divenne un pezzo di ghiaccio.
"Forza andiamo da mia madre." La principessina lo prese per mano (provocando in lui un movimento di viscere simile ad un terremoto) e lo condusse lungo un grande corridoio.
Giunsero ad una porta di bronzo e oro: con educazione, la principessina bussò tre volte.
"Avanti!" gridò una voce gentile.
Entrarono in una grande sala dall'aspetto frivolo e troppo... colorato.
Su tutte le pareti infatti, erano attaccati arazzi che rappresentavano arcobaleni, fiumi dalle acque rosa, montagne dai picchi gialli, pianure con gli steli d'erba azzurri...
Sembravano i disegni di un bambino psicopatico.
Al centro di questa stanza veramente poco seria, c'era una grande scrivania (arancione), dietro la quale era seduta la Grande Fata. Quest'ultima era sicuramente un personaggio molto originale, ma Kafei era ormai abituato a vedere i risultati del suo poco gusto.
Innanzitutto, i suoi capelli erano colorati in mille modI: c'erano ciocche rosse, ciocche gialle, ciocche blu, ciocche viola... i suoi vestiti non erano meno strani: dei lunghi calzoni con mille toppe, una maglietta con su scritto "THE GIANT!!!!!" e delle scarpe con sopra attaccati tanti fiorellini.
"Tiranda! Kafei!" esclamò la Grande Fata. Si alzò e andò loro incontro.
"Kafei, la fatina che ti ha portato qui al Centro, Nuri, mi ha detto che vorresti essere ripagato per... i... emh.. danni.
Mi ha proposto una cura dimagrante per le tue guancie. Sei d'accordo?"
"No" rispose Kafei. "Non mi interessa un'altra cura. Voglio i soldi indietro!"
La Grande Fata era un tantino tirchia e queste parole non le garbarono molto.
"Soldi?" ripetè. "Mi spiace, ma non è previsto dal contratto, il rimborso. Dovrai chiedere qualcos'altro."
"Beh, allora mi permetta di passare una serata con sua figlia!" Kafei aveva improvvisamente riacquistato la sua sfacciataggine e il suo coraggio (se si può definire così...).
Tiranda arrossì e ribattè: "Gli altri abitanti non sanno che tu in realtà sei un adulto. Vedendoci insieme potrebbero pensare chissà che..."
"Già" convenne la madre, sebbene l'idea la tentasse. Non vedeva l'ora di far convolare a nozze sua figlia (quest'ultima rifiutava tutti gli spasimanti) e quel ragazzino tra due settimane sarebbe diventato un bel giovanotto... Certo avrebbe fatto soffrire la povera Anju, ma cosa non si fa nella vita per far felici i figli... Nonostante ciò, la Grande Fata decise di confermare le parole della figlia: "Tu sei anche sposato, mio caro. Non dimenticarlo!"
Kafei sbuffò, irritato.
"Beh, allora con che cosa mi ripagate??" quasi urlò. "Guardate che vi denuncio!"
Queste parole suonarono come un campanello di allarme alle orecchie della Grande Fata. Una denuncia?
Di certo non avrebbe fatto bene alla reputazione del Centro...!
"E va bene!" acconsentì la Fata. "Trascorri pure una serata con mia figlia, ma siate discreti!"
"Mamma!!" protestò Tiranda, ma la madre la zittì con un gesto.
Kafei, felice come una pasqua, si voltò verso la bella principessa e le sorrise dolcemente.

Poco dopo, passeggiavano mano nella mano lungo i corridoi sfiziosamente decorati del Centro. A volte, dei clienti si giravano a guardarli, ma non commentavano mai.
"Perchè non ti ho mai vista quando frequentavo il Centro, prima che cambiasse in questo modo?" chiese Kaf.
"Non vengo spesso a trovare mia madre." gli spiegò la bella fata. "Studio all'Università della Triforza, a Hyrule."
"Oh, è davvero lontano da qui! E cosa studi?"
"Archeologia".
Kafei continuò a fare domande su domande, sempre più colpito dalla bellezza e dai modi di Tiranda. Aveva completamente dimenticato Anju, che, povera disgraziata, si stava divertendo come una matta alla festa del sindaco, ignara del fatto che il marito, in un certo senso, la stava tradendo.

Giunsero in una saletta, la più semplice, nella quale si teneva una specie di lotteria.
Una giovane fatina gridava un numero e la persona fortunata che lo possedeva doveva gridare:
"IO!!"
"Ti va di partecipare? È divertente, sai?" disse Tiranda.
"Va bene".
Acquistarono due biglietti ciascuno e si unirono ai ricchi clienti che aguzzavano le orecchie per sentire il numero vincitore. Se si vinceva tre volte, si riceveva il primo premio, sicuramente il dono più ambito.
La fata che gridava i numeri strillò con la sua vocetta acuta: "Venti!"
"IO!" rispose Tiranda, felice.
"Bene! Secondo numero: otto!"
Kafei esultò.
"IO!!!" gridò a squarciagola.
"Ottimo, ottimo, continuiamo" fece la fata. "Numero... novantadue!"
"Sempre io!" urlò Kafei. A quanto pare, la Dea Bendata aveva deciso di tornare da lui...
"Okay! Altro numero! Diciotto!"
"Sìììììììììì! Ho vinto!!!!!!!!!!!!!! Il primo premio!!!"
Kafei sembrava un... beh, lo lascio immaginare a voi!
Gli altri giocatori lo fissarono torvi, invisiosi, ma lui non ci fece caso.
Si mise a danzare per la stanza, mentre Tiranda batteva le mani, contenta per lui.
Quando si calmò, corse subito a ritirare il primo premio.
Si trattava di un biglietto aereo per andare...
"...al Regno dei Funghi?! Uao!!"
Un momento. Tiranda abitava a Hyrule per gli studi di Archeologia...
Un'idea si affacciò alla mente (criminale, se mi permettete) di Kafei.
Tornò dalla principessina e le chiese, con aria innocente:
"Tiranda, tu quando pensi di tornare a Hyrule?"
"Partirò fra tre giorni, mi aspettano degli esami importanti. Perchè?"
"No, niente... Così, per sapere..." rispose vagamente il ragazzino. Si incamminarono verso l'uscita della saletta.
"Dimmi, che cos'è il primo premio?" gli domandò Tiranda, curiosa.
"Oh, nulla di che. Un biglietto per un concerto..." mentì Kafei.

Ormai aveva deciso.
Avrebbe raggiunto Tiranda a Hyrule.
Così non avrebbe più visto la faccia chiazzata di sua suocera, non avrebbe più sentito i discorsi mielosi di Anju e avrebbe abbandonato per sempre quella città di pazzi.
A Hyrule, sarebbe cominciata la sua nuova vita in compagnia di Tiranda.
Lui, da adulto, era proprio un bel giovanotto e di certo la fata avrebbe accettato di diventare sua moglie.
Anju ormai non esisteva quasi più.
La bella fata lo aveva stregato!

Ma l'avventura di Kafei continuerà nel prossimo capitolo...