- La pioggia di Hyrule -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo sette: il Gruppo del Cielo -

Principessa principessa,
dove scappi, dove vai?
Che cosa speri di ottenere?
La tua anima è in una bambola.
Principessa principessa,
ahia ahi, non capisci, non capisci!
Principessa, principessa.
La tua anima è in una bambola.

Zelda si svegliò, madida di sudore e gli occhi spaventati.
Aveva sognato dei Goblin che cantavano un'orrenda canzoncina.
Sicuramente, non portava fortuna.

Dopo essere fuggiti dal castello grazie ad alcuni passaggi segreti, Link, Zelda, Keilo e Darunia si erano fermati in una radura. Anche da lì, il castello e le fiamme che lo stringevano in una morsa letale si potevano ben vedere.
Dovevano raggiungere un luogo importante. O almeno, così diceva Keilo.
Mentre correvano, nascondendosi dietro alberi e cespugli per non correre il rischio di farsi vedere, lo Zora, sebbene con il fiato corto, aveva spiegato ai due Hylian il mistero della Pioggia Sacra di Hyrule.
Con uno speciale rituale, si poteva creare questo magico diluvio, che poteva far tornare allo stato umano i "falsi" Goblin. La Pioggia Sacra non era d'acqua, ma di frammenti di luna.
A queste parole, Link e Zelda si erano guardati, sorpresissimi, ma Keilo non aveva aggiunto altro.

Link provava un certo timore nei confronti dello Zora.
Aveva gli occhi severi, ma a volte sembravano immensamente tristi.
Piangevano in silenzio, senza lacrime, ma sembrava che con quegli occhi Keilo parlasse una lingua fatta di solitudine e inquietudine.
Forse, per questo motivo, Link aveva paura dello Zora.

Il sole apparve all'orizzonte, i raggi che contornavano le chiome degli alberi come tante aureole.
Gli uccellini cantavano gioiosi, l'erba si muoveva dolcemente, cullata da un vento fresco e delicato.
Ma quel giorno, contrariamente ai precedenti, Link non si fermò ad osservare tali bellezze.
Pensava solo a Corin.
"Sarà già diventato un Goblin?" si chiedeva continuamente.
Keilo fece cenno di ripartire.
- Dovremo viaggiare a lungo - disse.
Darunia, le cui ferite era state curate dalla principessa, sembrava stanco e inquieto.
Link gli chiese cosa avesse, ma non ottenne risposta.
Il Goron evidentemente era triste per il suo popolo massacrato e Link e Zelda non osarono chiedere altro.

A mezzogiorno, arrivarono in un villaggio Zora, piccolo e bucolico.
Lì i Goblin non erano ancora arrivati, per fortuna.
Gli Zora salutarono Keilo come un re, ma non degnarono di uno sguardo Darunia e i due Hylian.
Fecero rifornimento di provviste e tornarono in marcia.

Il paesaggio, mano a mano che si avvicinavano al Deserto delle Gerudo, cambiò.
Dapprima, gli alberi scomparvero per lasciar posto a piccoli cespugli di more.
L'erba divenne, da verde smeraldo, color dell'oro.
L'aria, prima fresca e che invitava ad un picnic, si fece calda e portava con sè odore di cenere.
Gli uccelli festosi non si vedevano più, solo corvi e aquile erano gli unici volatili da quelle parti.
Inutile dire che il gruppo divenne cupo e silenzioso.
E poi, il Deserto non era di certo un luogo divertente o bello alla vista...

Le urla delle povere vittime riempivano l'aria di dolore.
Le ombre, nate dalle piccole fiaccole appese alle mure di pietra, si proiettavano minacciose sulle schiene di due Goblin, che, chini ad osservare qualcosa per terra, non sembravano affatto infreddoliti dalla neve che cadeva sulle loro teste da un buco del tetto.
Per terra, sdraiato ai piedi delle due creature, c'era un bambino.
Mani e piedi erano legati a delle catene arrugginite; tremava, i vestiti sporchi di neve e sangue.
- Tork lo trasformerà in un bellissimo Goblin! - ridacchiò uno dei due mostri, che, a giudicare dai vestiti lunghi, era una femmina.
- Sì, sicuro. - convenne l'altra Goblin, sua amica. - Una volta cresciuto, scommetto che non ci penserà due volte a sposare la mia bambina! -
- Oh, tu pensi sempre al matrimonio di quella tua diavoletta! - scherzò la Goblin, il cui nome era Shann.
L'altra, Berbece, fece finta di offendersi.
- Sarà, ma io almeno dei figli li ho avuti. - ribattè freddamente.
Shann non sembrò minimamente mortificata o triste.
- Sempre la solita cafona, eh? - fece con tono cattivo. Si chinò di nuovo per osservare meglio il bambino.
- Certo che è proprio brutto! - commentò spostando una ciocca di capelli biondicci dagli occhi del piccino.
- Guarda che occhi grandi! Orribile - aggiunse malignamente.
Berbece si strinse nelle spalle.
- In effetti, non è bello nella sua forma umana...- convenne. - Ma sai com'è Tork: lui non crede alla tradizione. -

Corin si svegliò in un luogo che non riconobbe.
La paura lo fece sentire quasi male.
Dove era finito?
Provò ad alzarsi per guardarsi meglio intorno, ma le gambe erano paralizzate a causa del terrore.
Ed era anche incatenato.
Della neve si posava lentamente al suolo, usciva da un buco sul tetto.
Il bambino cercò di capire, di scoprire, di ricordare.
Ma tutto ciò che rammentava era solo una lunga corsa.
E dei versi terribili.
Si controllò i polsi, perchè gli facevano male: infatti sanguinavano, le catene erano troppo strette e corte.
Provò a toccarsi la testa, perchè anche quella gli doleva, e avvertì qualcosa di caldo.
- Sangue... - mormorò il bambino spaventato.
Questo gli ricordò qualcosa.
Un villaggio... un ragazzo su un cavallo... e dei mostri assassini.
Aveva perso la memoria: non rammentava neppure il suo nome.
Cominciò a piagnucolare, sempre più disperato; improvvisamente, una porta di ferro si aprì.
Entrarono due Goblin, le stesse che poco prima lo avevano così amaramente criticato.
Shann, la più anziana delle due, si avvicinò al ragazzino, che le osservava colpito e terrorizzato allo stesso tempo.
- Ti sei svegliato, finalmente - sbottò Shann, freddamente.
- Io... - mormorò il bambino, ma l'altra Goblin, Berbece, lo zittì con uno schiaffo.
- Zitto! - gli ordinò. - Non devi parlare con noi! Non osare! -
- Ma... - tentò Corin, che nonostante tutto il terrore che gli invadeva il cuore, era piuttosto coraggioso.
- Zitto! - ripetè Berbece, ma Shann le impedì di dare un altro schiaffo al ragazzino.
- Tork lo vuole vedere: deve essere presentabile, senza sangue che gli esca dal naso! - disse Shann.
La sua amica annuì, ma senza troppa convinzione.
Gli tolsero le catene e lo trascinarono sino ad una piccola porta.
- Entra - gli ordinò Shann.
Corin ubbidì, per paura di essere nuovamente picchiato, malgrado le parole della Goblin.
Si ritrovò in una stanza arredata con poco gusto. C'erano tre divani dall'aspetto frivolo, un grande tavolo e due lampade ad olio che pendevano dal soffitto.
Seduto dietro il tavolo, c'era Tork, lo sciamano.
- Ciao, piccolino. - disse il Goblin con un tono così dolce che fece venire i brividi al povero Cor. - Avvicinati. Mi dicono che non sei un granché da umano. -
Corin fece alcuni passi avanti e si mise sotto l'alone di luce creato dalle lampade.
- Avevano ragione. - constatò Tork. - Come ti chiami? -
- Non lo so. - rispose Corin dopo molti secondi.
- Non prendermi in giro! - quasi urlò Tork, dimenticando il tono dolce. - Dimmi il tuo nome! -
Corin scosse la testa e disse: - Non me lo ricordo. Credo... di aver sbattuto la testa. -
Tork lo fissò rabbioso ma non disse niente.
Si alzò e si mise a passeggiare per la stanza; si fermò accanto ad un divano e sospirò.
- Ascoltami, ragazzino. - disse il Goblin. - Non mi far perdere la pazienza. O posso diventare molto cattivo. Mi hai capito? -
- Sì... - mormorò Corin, con le lacrime agli occhi.
Tork sorrise malignamente.
- Bene. E ora dimmi il tuo nome. -
- Non lo ricordo. - ripetè il bambino, sapendo di correre un rischio enorme rispondendo in quel modo.
Tork urlò di rabbia e con un gesto della mano, fece esplodere un vaso orribile vicino al tavolo.
- Ti capiterà lo stesso se non mi dirai il tuo nome. - gridò a Corin. - È essenziale! Lo devo conoscere! -
Il bimbo scoppiò in lacrime, sempre più spaventato.
- Non lo ricordo! Non lo so! - disse tra i singhiozzi.
Tork scosse la testa, lo afferrò per un braccio e lo buttò fuori dalla stanza.
C'erano Shann e Berbece ad aspettare.
- Rimettetelo in cella. Domani riportatelo qui da me. -
Le due Goblin si inchinarono, poi, quando Tork si richiuse la porta alle spalle, interrogarono Corin.
- Perchè urlava? Cosa ti ha detto? Non abbiamo capito. -
- Vuole sapere il mio nome. - rispose Corin.
- E tu non glielo hai voluto dire, vero? Che razza di moccioso! - esclamò Berbece.
- Riportiamolo in cella. - si limitò a dire Shann.

Il gruppo si fermò sulle sponde di un fiume.
Keilo disse che dalle Gerudo c'era un oggetto molto importante, ma non volle dire altro.
Link era sempre più preoccupato per Corin e cominciava a deperire.
Non volle mangiare nulla di quello che Keilo aveva nel suo zaino e bevette a malapena due sorsi d'acqua.
Zelda e Darunia erano molto tristi e stavano in pensiero, ma lo Zora non sembrava minimamente interessato allo stato del giovane Hylian.
Quando ripartirono, lo Zora si chiuse in se stesso e non parlò per molte ore. Link lo osservava quasi amareggiato: sembrava che Keilo credesse di avere tutto il tempo di questo mondo e non cercava di far affrettare il passo.
Che razza di leader era?
Sempre più sconvolto, Link non si confidò più con Zelda e con Darunia ed il gruppo divenne molto silenzioso. Solo la bella Hylian e il Goron ogni tanto aprivano bocca, ma si dicevano solo cose futili, che il più delle volte li mettevano a disagio. Insomma, l'atmosfera non era delle migliori ed il pensiero di tutto ciò che era successo e che ancora doveva accadere complicava le cose.
All'improvviso, Keilo si fermò e sorrise, provocando una grande ira nel cuore di Link.
- Siamo arrivati - disse lo Zora. Indicò la via di terra battuta che conduceva alla Valle Gerudo.
- E ora? Non vorremmo fermarci di nuovo, vero? - sbottò l' Eroe del Tempo.
- Certo che no - rispose Zelda, che aveva capito le preoccupazioni di Link. - Giusto, Keilo? -
Lo Zora sembrò seccato, ma annuì. Darunia provò una strana voglia di andarsene di lì.
Proseguirono, ma ad ogni passo Keilo sembrava sempre più stanco.
Alla fine, si sedette su una pietra e sospirò.
- Facciamo una pausa, vi prego... - implorò, il fiato corto.
Darunia e Zelda, viste le sue condizioni, lo lasciarono riposare senza obiettare, ma Link era sempre più seccato.
Dopo qualche secondo, il respiro di Keilo tornò normale e lui potè finalmente parlare:
- Voglio dirvi qualcosa di più su cosa dobbiamo prendere dalle Gerudo. Man mano che andrò avanti, vi sorprenderete sempre più, ne sono certo, ma sappiate che questo oggetto ci sarà utilissimo.
Dunque, molto tempo fa viveva a Hyrule un uomo molto buono. Aveva dieci figli, li amava moltissimo e per ognuno di loro fabbricava ogni giorno un giocattolo meraviglioso. Ma Hyrule venne colpita da un'epidemia e i dieci bambini morirono tragicamente. L'uomo quasi impazzì di dolore, ma quando finalmente si riprese decise di creare un'opera bellissima in onore dei figli. Riprodusse, fin nel più piccolo insignificante dettaglio, la loro casa, in miniatura, e nel minuscolo giardino mise dieci piccole figure vestite di bianco. -
- I suoi figli morti... - fece Darunia.
- Esatto. - confermò Keilo. - Chiamò l'opera "il Gruppo del Cielo", perchè appunto raffigurava un gruppo di bambini saliti al Cielo, ed era talmente bella che tutta Hyrule accorse per vederla.
Ma l'uomo, per paura che gli venisse rubata, la nascose e non permise più a nessuno di ammirarla.
Quando morì, però, due Gerudo la trovarono e rimasero così colpite dalla bellezza di quel capolavoro che lo portarono alla loro Fortezza, dove è ancora custodito. Si dice che le Dee abbiano lanciato un incantesimo su quella opera d'arte: se una creatura dal cuore impuro la tocca, diventa un Hylian buono e pacifico. -
- Che magnifico miracolo! - esclamò Zelda. - Ma come possiamo prenderlo? Le Gerudo non ce lo faranno mai portare via, dato che questo capolavoro possiede una tale magnificenza da colpire anche delle guerriere come loro. -
- Giusto. E poi, non possiamo certo andare da tutti i Goblin che vediamo e dire: "Potreste toccarlo, per favore?" ... - disse Link, con ironia.
- Troveremo un modo per sottrarlo alle Gerudo. - disse Keilo. - Per quanto riguarda i Goblin, vi dirò dopo il piano. -
Si alzò e aggiunse: - Andiamo, ora. Ora che purtroppo il Re non c'è più, Hyrule non tarderà a cadere nella disperazione più totale! -
Link annuì: finalmente quello Zora cominciava a capire!

CONTINUA NEL CAPITOLO OTTO