- Kafei e ciò che non avrebbe mai voluto accadesse -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo tre: due viaggi, uno più sfortunato dell'altro [prima parte] -

Cara Anju, ho deciso di partire. Ho bisogno di una pausa di riflessione.
Non cercarmi, e se scopri il mio futuro indirizzo non provare nemmeno a scrivermi perchè altrimenti ti mando una bomba via posta. Ho bisogno di pace.
Ciao,
Kafei.

P.S.: di' a tua madre che è una grandissima cretina

Non saranno state le parole più affettuose di questo mondo, ma almeno non aveva esagerato.
Kafei, soddisfatto, posò il foglio di carta su cui aveva appena scritto sul tavolo della cucina e, cercando di non far scricchiolare le assi di legno del pavimento, si diresse verso la porta d'ingresso.
Erano esattamente le sei e mezzo di mattina: erano passati due giorni da quando Kafei era andato al Centro delle Fate.
Il suo piano era semplice: sarebbe partito per il Regno dei Funghi e da lì si sarebbe poi diretto a Hyrule, per continuare la sua esistenza in compagnia di Tiranda.
Il Regno dei Funghi lo avrebbe di certo curato da quella depressione maledetta che non gli dava un attimo di pace!
Ogni cinque ore (lo aveva calcolato) gli veniva in mente di suicidarsi (e si è visto pure nel primo capitolo) o di ubriacarsi. Non erano belle sensazioni, me lo ha detto lui stesso.
In una piccola borsa da viaggio, Kafei aveva messo tutto ciò che gli apparteneva: vestiti, soldi, carta d'identità, carta di credito e un pendaglio che faceva venire in mente uno scarabeo.
In passato, quando era in vena di "romanticherie", lo aveva donato ad Anju come pegno d'amore.
Ma dopo il matrimonio, se lo era ripreso.
Mica era scemo... beh, non del tutto.

Proprio mentre allungava una mano per afferrare la maniglia della porta, questa si aprì.
Con sgomento, Kafei si ritrovò davanti... un uomo assai strano, vestito da folletto dei boschi, un pallone a gas rosso che gli penzolava moscio dalla schiena e due occhietti vispi che osservavano la reception con curiosità.
"Ma che cavolo...? La porta rimane chiusa fino alle otto! Come ha fatto ad aprire, questo qui?" pensò Kaf.
- Saalve! - salutò l'uomo, entrando senza tanti complimenti. Si guardava attorno, con espressione soddisfatta.
Si voltò verso Kafei, che lo osservava a bocca aperta.
- Lei è il proprietario? - chiese l'uomo, che all'incirca avrà avuto una trentina d'anni. Una domanda un po' stupida...
Può un bambino di otto anni (ma che ne dimostra di meno) essere il proprietario di un albergo??
- No... cioè sì... beh, ecco... - Kafei scosse la testa. - Mi scusi, ma come ha fatto ad entrare? -
- Ho aperto la porta. - rispose l'uomo con semplicità. Kaf si accorse che in mano aveva un piccolo borsone.
- Lo so che ha aperto la porta! - ribattè il ragazzino, seccato e stupito al tempo stesso. - Ma l'albergo solitamente apre alle otto! La porta non poteva essere aperta, a quest'ora! Non l'avrà mica scassinata?? -
L'uomo scoppiò a ridere e questo fece infuriare ancora di più Kafei. Stava perdendo tempo prezioso, ma l'uomo non lo convinceva. Poteva essere un ladro: il borsone in effetti poteva servire per raccogliere la refurtiva.
Anche se gli stava sulle scatole, Kafei voleva bene ad Anju e non voleva che si spaventasse o che le venisse fatto del male.
Invece, alla suocera poteva pure venire un infarto: un bel favore all' l'umanità...
- Scassinata? Ma che dici, piccoletto? - rise l'uomo. - Era già aperta! E poi, da quello che c'è scritto fuori, l'albergo non apre più alle otto. -
- Eh? - fece Kafei. Che storia era quella? Perchè Anju o sua suocera non gli avevano detto nulla?
Corse fuori e vide, attaccato vicino ad una finestra bassa, un nuovo cartello con su scritto:

Albergo di Clock Town
Aperto: tutti i giorni, dalle 6 AM alle 23 PM

"Ma che diavolo...?"
Rientrò, un po' stupito, ma in fondo non era così importante. Lui non sarebbe più tornato lì.
Che gli importava se l'albergo ora apriva così presto? Lui avrebbe cominciato, di lì a poco, una nuova vita.
"Chissà perchè Anju e sua madre non si sono ancora alzate... Evidentemente, non sono abituate a questi nuovi orari... beh, meglio per me! Ma ora devo sbrigarmi, si potrebbero destare da un momento all'altro!"
Si rivolse all'uomo, che intanto si era seduto su una sedia.
- Mi scusi, io sono il cuginetto della proprietaria, lei ancora non si è alzata. Dovrà tornare più tardi -
- Oh, capisco, ragazzo. Beh, potevi dirlo subito! Tornerò tra una mezz'oretta. Grazie e ciao! - Gli fece l'occhiolino, si alzò e uscì.
"Uff, e anche questa è fatta" pensò Kafei. Non gli interessava più se quel tizio era un ladro o no.
Voleva solo andarsene da lì!

Uscì e corse a perdifiato per la piazzetta.
L'uomo vestito da folletto si era messo a disegnare qualcosa su un cartoncino.
Kafei lo superò e si girò a guardarlo: era molto buffo e strano, ma sembrava simpatico.

Doveva arrivare al Villaggio della Montagna Goron se voleva prendere l'aereo.

La strada non era lunga. E poi, era ancora presto, poteva pure camminare con calma.

Quando arrivò al Villaggio, mancavano solo dieci minuti alla partenza del suo aereo.
Si maledisse per aver camminato così lentamente.
Aveva fatto troppe soste: si era fermato per comprare un braccialetto bellissimo da un venditore ambulante, per... ehm... espletare un certo bisogno e per bere.
Con il cuore in gola, corse come un dannato verso l'aeroporto.

Montò sull'aereo appena in tempo. Un minuto dopo, decollò.
Decise di far passare il tempo schiacciando un pisolino, ma qualcosa o, meglio, qualcuno, non glielo permise.
Stava proprio per entrare nel mondo dei sogni, quando una hostess lo toccò delicatamente.
- Ehi, piccolo! - gli disse. - Dove sono i tuoi genitori? -
La solita solfa.
Sospirando, Kafei tirò fuori la sua speciale carta d'identità.
Sotto la sua foto, c'era infatti scritto: "Persona sotto l'effetto dei sortilegi della Majora. In realtà è: un ragazzo di vent'anni"
La hostess lesse attentamente la carta, annuì e gliela restituì, con fare comprensivo. Poi, se ne andò, alla ricerca di qualche altra persona da infastidire.
Ma non era lei il qualcuno che non permise a Kafei di riposare.
Il bambino stava chiudendo di nuovo gli occhi, quando sentì una voce familiare urlargli nelle orecchie:
- Ma guarda che coincidenza!! -
Aprì gli occhi e si ritrovò davanti l'uomo bizzarro che aveva incontrato nell'albergo.
- L-lei? - balbettò Kafei. Va bene, era simpatico, ma ritrovarselo pure in aereo... e per di più, sedeva accanto a lui!
- Lei che ci fa qui?? - chiese Kaf, stupitissimo.
- Ho cambiato idea. Preferisco il Regno dei Funghi a Termina... anche se quest'ultima è la mia terra natale... - rispose l'uomo.
Tese una mano grassottella.
- Ciao, io mi chiamo Tingle. E tu, giovanotto? -
Qualcosa nel tono dell'uomo, colpì Kafei.
- Come...? Lei sa che... -
- Ho riconosciuto la carta d'identità che hanno dato alle persone colpite dalla magia della Majora. - spiegò Tingle. - Ti ho visto mentre la davi alla hostess e ho capito subito il tuo problema. E poi, si capisce anche dal tuo modo di parlare: troppo da adulti e complicato per un ragazzino di sei anni! -
- Otto - lo corresse Kafei, rabbuiandosi.
- Davvero? Perdonami, ma avrei detto molto meno... -
Il bambino non fece più il broncio e disse: - Comunque, il mio nome è Kafei -
Tingle annuì, come per confermare qualcosa.
- Sì? Bel nome. Sai, mi sembra di averti già visto... -
- Forse al mercato, mentre facevo la spesa... - azzardò Kaf, grattandosi la testa.
- No, è da un po' che non vengo a Termina. - rispose Tingle, pensieroso. - Umh... mi ricordi qualcuno... Una persona che ho visto tanti anni fa, proprio a Termina. Fammi pensare... -
Riflettè per più di mezz'ora e Kafei ne approfittò per riposare un po'.
Dopo quei preziosi minuti di sonno, il bambino venne svegliato bruscamente.
- Ehi, ora ricordo! Sei identico ad uno Sheikah che conobbi più di vent'anni fa! Io all'epoca aveva dieci anni al massimo! -
"Uno Sheikah? Identico a me? Ma allora...!" pensò Kafei.
E, come un flash, gli tornarono in mente i racconti di suo zio su suo padre.
<< Lui era uguale a te. >> soleva ripetergli lo zio Alair. << Ed era anche uno Sheikah davvero bravo e coraggioso! >>
"Forse... l'uomo che Tingle ha visto da piccolo..."
- Come... come si chiamava? Te lo ricordi? - domandò speranzoso a Tingle.
Ma questi si era appisolato...
Provò a svegliarlo, ma a quanto pare quell'uomo aveva un sonno molto molto pesante...
Avvilito, Kafei lasciò perdere.
Tentò di dormire anche lui, ma non ce la faceva proprio.
Quando, dopo vari tentativi, stava per addormentarsi, delle urla lo fecero tornare alla realtà.
- Un motore! È scoppiato un motore! - urlavano gli altri passeggeri.
- Stiamo precipitando! - gridò una vecchietta che guardava tremante fuori da un finestrino.
Pessima mossa. Queste ultime parole terrorizzarono a dismisura i passeggeri.
- Tingle! Svegliati! Svegliati! - Kafei scrollò l'uomo, ma questi era completamente andato.
Non voleva proprio aprire gli occhi e russava come un dannato.
- Ma insomma, vuoi svegliarti??! -

Insomma, la situazione non era delle più promettenti.
Ma dovrò continuare la storia nella parte seconda di questo sfortunato e disgraziato capitolo...