- Kafei e ciò che non avrebbe mai voluto accadesse -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo tre: due viaggi, uno più sfortunato dell'altro [seconda parte] -

"Okaaay..." pensò Kafei. "Andrà tutto bene... o almeno credo... magari sono già morto.... oh cribbio..."
Il braccio rotto gli faceva un male assurdo, la testa gli girava e in bocca aveva uno strano sapore amarognolo.
Non osava aprire gli occhi. Chissà cosa avrebbe visto... non voleva rimanere scioccato.
L'aereo non aveva fatto quello che si può definire "un atterraggio morbido".
Oltre a centinaia di urla, pianti di disperazione e qualche altra cosetta poco allegra, Kafei ricordava solo una grande botta alla testa... e tanti piccoli dolori nelle varie parti delle gambe.
Poteva avvertire sotto di sè qualcosa di morbido e fresco, ma non riusciva muovere neppure un muscolo.
"Vuoi vedere che sono rimasto paralizzato?? Oh santa pace...."
Per di più, il silenzio che regnava sovrano non era confortante.
Kafei improvvisamente si sentì solo e triste.
Voleva un po' di coccole.
Come quelle che gli faceva sempre Anju...
La sua mogliettina se lo spupazzava ben bene: gli preparava un buon brodo, uno dei piatti preferiti dal bambino, poi giocavano a carte (Kafei le amava molto e passava giornate intere a fare solitari) e infine si faceva raccontare le leggende Sheikah che lo zio di Kafei aveva insegnato a quest'ultimo.
Kaf infatti amava raccontarle e anche se le aveva ascoltate mille volte, Anju stava attenta e sorrideva.
Ecco il suo modo di coccolare il marito e al povero ragazzino mancava molto.
Improvvisamente, Kaf si pentì di ciò che aveva scritto nella lettera d'addio.
Ma ripensando ai periodi trascorsi con la suocera, mise da parte il pentimento e decise di aprire gli occhi: non poteva restare lì per sempre. Doveva agire, diamine!
Piano piano, alzò le palbebre.
- OH MIO DIO!!! -
Reazione esagerata?
Non credo.
Davanti a Kafei c'era l'enorme carcassa di una aereo, esploso, ancora fumante.
Sparsi dappertutto, accasciati su della morbida neve, c'erano i cadaveri dei passeggeri.
Non erano ridotti proprio bene.
Diciamo solo che la hostess non avrebbe più potuto vincere Miss Termina 2006.
"Era meglio tenere gli occhi chiusi..." pensò Kafei, scosso.
Provò ad alzarsi, ma non ci riuscì.
E capì il perchè.
Le sue gambe erano schiacciate da un pezzo di un'ala dell'aereo.
- Accidenti! - borbottò Kafei.
Si guardò intorno, ma sembrava non ci fosse nessuna forma di vita.
Tentò di tirarsi di nuovo su, ma invano.
Gli rimaneva una sola cosa da fare.

- AIUTOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!! -

Bisogna ammettere che ne aveva di fiato in corpo.

- AIUTOOOOOOOO! -

Inutile. Non accorse nessuno.

- HO DETTO AIUTOOO! -

- E CHISSENE FREGA NON CE LO METTI?! IO VOGLIO DORMIRE! -

Kafei rimase di stucco.
- Eh? -
Si riscosse e riprese a urlare:
- Vi prego, aiutatemi, sono bloccato! Aiuto, vi prego! -
Da dietro alcuni alberi spuntò... il signor Tingle!
Aveva il viso rosso, camminava a passo di marcia e sembrava mooolto arrabbiato.
Ma quando vide chi aveva chiesto soccorso, ogni sentimento negativo scomparve dal suo viso.
- Oh, sei tu ragazzo! Che ci fai lì sotto? -
- Secondo lei?? Ma che domande fa?! Sono rimasto qua sotto dopo l'impatto dell'aereo! -
Con tono decisamente più gentile, Kaf aggiunse: - La scongiuro, mi liberi! Non ce la faccio più! -
Tingle annuì e spinse con forza il pezzo d'ala.
Questi si spostò abbastanza da permettere a Kafei di rimuovere le gambe ed alzarsi.
Strano a dirsi, ma era illeso, a parte qualche livido sulle braccia e sulle ginocchia.
Anche il signor Tingle sembrava in ottima forma.
- Grazie mille! - gli disse Kafei, sinceramente grato.
- Di nulla, ragazzo. Ora, con permesso, torno a dormire... -
- Eh?? Ma come fa a dormire dopo quanto è successo? -
Con un gesto della mano, Kafei gli mostrò il macabro spettacolo.
Ma Tingle non sembrò molto colpito.
- Sì, veramente sconcertante. - disse senza troppa convinzione - Ma ora fammi tornare al mio alberello... -
- Non pensi a dormire! Dobbiamo trovare un villaggio, un paese, qualsiasi cosa o moriremo di fame o assiderati! -
In effetti, l'aria cominciava a diventare troppo fredda per i gusti di Kafei, abituato al clima mite di Clock Town.
- Uffa, quanto sei cocciuto! E va bene, andiamo, dunque! -

Si incamminarono verso una grande montagna che si innalzava imponente di fronte a loro.
Il suo picco era bianco, ricoperto di neve, ma ai piedi era completamente verde.
Kafei non aveva la più pallida idea di dove si trovassero e la cosa lo preoccupò non poco.
Tingle invece sembrava felice come una pasqua... piuttosto snervante, in effetti.
Nessuna persona depressa ama avere accanto a sé un tipo arzillo e pieno di vitalità come il signor Tingle...

Arrivarono ai piedi della montagna.
Kafei sperava di trovare qualche paese, ma a quanto pare la Dea Bendata si era dimenticata di lui.
Lì non c'era nulla, se non alberi, cespugli, erbacce e animali strani ricoperti di neve.
- Orpo, ragazzo, e ora che si fa? - fece il signor Tingle.
- Lo chiede a me? Io che ne so! -
Proprio in quel momento, davanti a loro atterrò una bella aquila.
Kafei e Tingle la osservarono, estasiati.
Era veramente meravigliosa!
Le sue piume erano color dell'oro, con riflessi d'argento e sulla fronte si creava uno strano simbolo.
"Scommetto che è inoffensiva. Si capisce da come ci guarda" pensò Kafei. Allungò una mano per toccare il morbido piumaggio, sorrise e...
- PORCA MISERIACCIA LADRA!! - urlò il ragazzino.
L'aquila si era alzata di qualche centimetro da terra e gli aveva colpito la mano con uno dei suoi artigli affilati.
Dalla mano ferita del bambino, cominciò ad uscire molto sangue.
L'aquila si alzò sempre più in alto e se ne andò.
- Cavoli, ragazzo, stai bene?? - esclamò Tingle, avvicinandosi a Kaf per dare un'occhiata alla sua mano.
- Secondo lei?? -
- Non la dovevi toccare sai? Era molto pericolosa, l'ho capito da come ci guardava. Pensavo l'avessi compreso anche tu! -
Kafei lo guardò rabbuiato e pensò: "Bifolco!"

- E ora dove andiamo? - chiese Tingle.
- Non lo so... - rispose Kafei.
La mano era stata curata alla bell'e meglio: un fazzoletto legato intorno al dorso.
Sinceramente, non dava molto sollievo ed il sangue continuava ad uscire...
L'umore di Kaf non migliorò, naturalmente.
- Laggiù! - esclamò all'improvviso l'uomo-fata. - Vedo un filo di fumo! -
- Ottimo lavoro! Presto, corriamo! -
Non si misero proprio a correre...
Tingle era piuttosto grassoccio e lo sport non faceva per lui.
Kafei era appesantito dal gesso del braccio rotto e la mano bruciava appena entrava in contatto con un po' d'aria fresca.
Insomma, più che correre si misero a camminare velocemente.

Giunsero (alleluia!) in una bellissima città.
Sembrava piuttosto frivola, in effetti, ma nel complesso era davvero graziosa.
- È una città di nobili... - constatò Tingle. - Non saremo ben accetti... -
- Vestiti così, poi... - borbottò Kafei lanciando un'occhiata, che parlava da sola, agli abiti dell'ometto.
- Hai qualche spicciolo? - domandò l'uomo-fata. - Se dimostriamo loro che siamo ricchi, ci potrebbero accogliere bene! - - Ho solo due Rupie. - rispose Kafei, facendo crollare le speranze del compagno di viaggio.
- Oh. Diamine... -
Anche se si trovavano alle porte della città, vennero notati subito e i nobili che li osservavano non sembravano molto contenti di vederli.
- Che accoglienza... - borbottò Kaf, sempre più depresso.
Vergognandosi come ladri, si addentrarono nelle vie della città, alla ricerca di qualche taverna (poco costosa, ovviamente) dove dormire e comprare un po' di viveri.
Ma lì c'erano solo hotel a cinque stelle deluxe. Un po' umiliante, in effetti.
Sebbene la vergogna li stesse sommergendo, decisero di fermare qualcuno per chiedere informazioni.
Videro un giovane superarli e decisero di tentare.
- Mi scusi! - fece Kafei, prendendolo per un braccio.
Il giovane si voltò.
Sembrava piuttosto seccato, ma, strano a dirsi, anche grato.
- Sì? - fece.
Tingle si avvicinò.
- Ci perdoni, vorremmo delle informazioni. Sa indicarci qualche... ehm... taverna dove poter passare la notte? -
Il giovane li osservò, sorpreso.
- Beh... - cominciò, ma Kafei lo interruppe:
- Ci indichi anche un negozio di vestiti, per favore! -
Tingle lo fissò, sbalordito, ma non disse nulla.
Il giovane nobile sembrò divertito e indicò una via stretta alle sue spalle.
- Lì c'è un negozio di abiti. - spiegò. - È molto fornito... E una taverna... - Riflettè per un attimo, poi continuò:
- Se andate da quella parte, potrete trovarla. Però... -
- Però? - chiesero in coro Kaf e Tingle.
- Beh, lo vedrete... Ora devo andare... - e riprese la sua espressione seccata e un po' cattiva.
Si allontanò, senza dare ai due amici il tempo di ringraziarlo.
- Che strano tizio... - commentò Tingle.
- Senti chi parla... - ribattè Kafei, brusco, anche se in cuor suo era soddisfatto.

Andarono prima alla taverna per prenotare una camera con due letti singoli. Poi, sarebbero andati al negozio di vestiti.
Il nobile non aveva detto loro una cosa.
Una cosa molto importante.
Kafei rimase di stucco appena varcata la soglia.
Tingle emise un gridolino e coprì con la mano gli occhi del bambino.
- Usciamo di qui! - esclamò, rossissimo.
Appena fuori, Tingle tolse la mano dal viso di Kaf, che ancora tardava a riprendersi.
- Quello stupido nobile ci ha fatto uno scherzo di pessimo gusto! - urlò Tingle al colmo della rabbia - Ma guarda te dove siamo capitati... -
Kafei annuì, lo sguardo perso nel vuoto ed il viso scarlatto.
Sentirono ridere a crepapelle, alle loro spalle, e si voltarono.
Il nobile che gli aveva fatto lo scherzetto era chinato in due dalle risate!
- Senti tu, brutto cretino! - gridò Tingle, avvicinandosi al giovane che continuava a ridere.
- Come ti sei permesso di fare una cosa del genere? Il bambino rimarrà traumatizzato a vita! -
"Esagerato!" pensò Kafei.
- Era solo uno scherzo!- esclamò il nobile. - Che c'è, non sai stare ai giochi? - E riprese a sghignazzare.
Tingle amava far ridere, ma odiava essere preso in giro e sentirsi ridere dietro. Non lo sopportava. Così, vedendo il nobile sbeffeggiarlo, non ci vide più.
Gli mollò un gancio proprio sotto il mento. Doloroso, in effetti.
- Grande! - esclamò Kafei, su di giri.
Il nobile rimase per un attimo sorpresissimo, ma contrattaccò quasi istantaneamente.
Diede al povero Tingle un bel pugno in faccia.
- Signor Tingle, si difenda! - cominciò a tifare Kaf - Ma no, schivi, schivi! Che mi combina? Gli molli un bel calcio all'inguine! -
Indispettito da quei consigli, il giovane nobile disse al bambino: - Chiudi la bocca, moccioso, ci tengo ad avere figli, diamine! -
Ma Tingle era in difficoltà.
Lui era piuttosto basso, il nobile invece era alto; lui non aveva neanche un muscolo, il nobile sì (anche se pochi, ma era pur sempre un vantaggio!); lui non aveva armi... il giovane tirò fuori una spada.
- Cribbio! - esclamò l'uomo-fata, spaventato alla vista della lama.
- Il calcio all'inguine, signor Tingle! -
- Chiudi il becco, accidenti a te! - sbraitò il nobile.
- Il calcio, signor Tingle! -
- Vuoi stare zitto?? - urlò il giovane.
- Signor Tingle, gliele distr... -
"Okay, è troppo." pensò Tingle, al colmo della pazienza.
- ZITTO, RAGAZZO!! - gridarono l'uomo-fata e il nobile all'unisono.

Fine capitolo tre