- Kafei e ciò che non avrebbe mai voluto accadesse -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo quattro: di nuovo in viaggio... -

La taverna "Le quattro lune" era perfetta.
Piccola ma pulita.
Illuminata e confortevole.
Tingle e Kafei rimasero piacevolmente colpiti; il nobile, il cui nome era Scipio, era stato lì almeno un milione di volte e non mostrò quindi tutta 'sta meraviglia.

No, il signor Tingle non era morto, come alcuni potrebbero sperare.
E neppure il nobile Scipio.

Ecco cosa era successo.
Dopo essere stato ripreso dall'uomo-fata e dal giovane per i suoi consigli coloriti, Kafei si era offeso e aveva borbottato, rivolto a Tingle: - Ometto ingrato! -
L'uomo-fata aveva sfogato la sua rabbia cominciando a sparlare del caratteraccio del bambino. Scipio era stato così comprensivo che si era ingraziato l'ometto ed erano diventati amici.
Poi, chiacchierando senza sosta, si erano incamminati verso quella bella locanda.
Chiedendosi se il mondo fosse impazzito, Kafei li aveva seguiti, ancora arrabbiato.
E la rissa era finita alle ortiche.

Scipio ordinò due bicchieri d'acqua per sè ed il suo amico e un succo di ribes per Kaf.
Tingle cominciò a parlare della maledizione del ragazzino, sebbene sapesse che a quest'ultimo dava un fastidio tremendo. Scipio ogni tanto tratteneva le risa e Kafei cominciò a odiarlo.
Cercò di pensare a qualsiasi cosa che lo estraniasse dalle risate.
Pensò a Tiranda, ma subito una dolorosa fitta di nostalgia gli colpì l'anima, come un pugnale.
Non gli mancava la fata.
Anche lei, come la rissa, era finita alle ortiche.

Sentiva la mancanza di Anju.
Gli mancava moltissimo.
La suocera per niente, sia chiaro, ma la moglie sì.
D'improvviso, sebbene non accadesse da molto tempo, scoppiò in pianto.
Tingle e Scipio lo fissarono a bocca aperta, credendo di aver provocato loro quelle lacrime.
- Non dovevamo parlare male di lui. Abbiamo esagerato! - mormorò Tingle all'orecchio dell'amico.
- Uhm... sì, è vero... - convenne il nobile.
L'uomo-fata toccò delicatamente il braccio del bambino e gli disse:
- Ehi, Kaf, non fare così! Perdonaci, non dovevamo parlare di te in quel modo. Forza, calmati... -
Scipio, seccato, sbottò: -Insomma, non piangere! Ti abbiamo chiesto scusa, no?? -
Kafei lo fissò con furia ed esclamò: - Tu no! -
E gli gettò addosso il succo di ribes che neppure aveva toccato.
Scipio disse una frase non proprio consona alle sue origini nobili, ma Kafei non la udì perchè si era già fiondato fuori, con il viso rosso e rigato di lacrime.

Poco dopo, Tingle lo trovò seduto con la schiena contro il muro di una villa abbandonata.
- Dov'è il nobile scemo? - borbottò Kafei non appena vide l'amico.
- È andato a casa. Era piuttosto stizzito. Gli hai rovinato l'armatura... - L'uomo-fata ridacchiò.
Si sedette accanto al bambino e sospirò.
- Non piangevo per ciò che avevate detto. - gli confidò Kafei. - Piangevo perchè mi mancava, e mi manca tuttora, mia moglie Anju. -
Tingle lo fissò, sorpreso, poi sorrise.
- Torneremo presto a Termina... sempre se lo vuoi. O vuoi ancora andare al Regno dei Funghi? -
Kaf ripensò alle frasi cattive della suocera. Alle stupide cose che diceva Anju. Ai clienti che lo credevano un bambolotto da spupazzare dalla mattina alla sera.
Poi pensò a Tiranda.
Cosa gli mancava di più?
Notando la sua confusione, Tingle non chiese altro.
Si alzò e si allontanò senza dir nulla.
"Che schifo di giornata..." pensò il povero Kafei.
Di certo non avrebbe mai vinto un premio per la sua fortuna, dato che non la possedeva.
Ma avrebbe potuto vincere qualcosa per la iella che lo seguiva senza sosta...

Il giorno dopo decisero di partire.
Salutarono Scipio che, quando aveva sentito che "i forestieri" stavano partendo, era corso subito alle porte della città.
Tutto andò bene sino a quando non giunsero ad un bivio.

DESTRA: Regno dei Funghi
SINISTRA: Regno di Bel'Adarsk

- Che facciamo? - chiese Tingle.
Andare da Tiranda o affrontare l'ignoto? (= il Regno di Bel'Adarsk)
- Andiamo a... destra. -
Kafei sospirò, ma non voleva rimangiarsi quanto detto.
Cominciarono ad incamminarsi.
Tingle si mise a fischiettare un motivetto snervante e si procurò una lavata di capo dall'amico.
- Mi fa male la testa! - protestò Kafei. - Smettila, accidenti! Mai in pace, mai... -
Tingle non ribattè.
Poveraccio, che avrebbe potuto dire?
Ormai si era rassegnato a formare il carattere di quel bambino...
Solo un miracolo avrebbe potuto cambiare Kafei.

Giunsero ad un pueblo (= caratteristico villaggio scavato nella roccia) e chiesero di poter avere dei giacigli. Erano molto stanchi.
Ore dopo, ripartirono.
Videro un cartello con su scritto:

REGNO DEI FUNGHI ---------> TRE CHILOMETRI

Kafei per la rabbia disse una parolaccia mostruosa e si beccò un ceffone mooolto doloroso da parte di Tingle, che odiava tali modi di esprimersi.
- Non pensavo mancasse così tanto! - si giustificò Kafei, massaggiandosi la guancia.
- Non importa, non si dicono certe cose! - ribattè l'uomo-fata, stizzito.
Kaf si offese e disse un'altra parola sconcertante e Tingle ebbe l'improvviso impulso di decapitarlo.
Ma dato che non aveva armi con le quale farlo, si limitò ad affibbiargli un altro schiaffo.
Ma il ragazzo non imparò la lezione.
Dopo un chilometro disse un'altra parola indecente e Tingle lo frustò con un ramo di ulivo.
- Non si dicono quelle cose! Le odio! Non le posso sentire! E poi, non è bello sulla bocca di un ragazzino! Porta rispetto! -
Kafei borbottò, ma non disse altro... per quel momento.
Dopo due chilometri, bestemmiò perchè l'acqua era finita e lui aveva una sete tremenda.
Tingle non la prese bene.
Nel caso non lo ricordaste, Kafei aveva un braccio rotto.
Beh, Tingle gli ruppe l'altro.
Per sbaglio ovviamente, ma io continuo a dire che esagerò molto, quel giorno.
Naturalmente, Kafei è d'accordo con me.
Tingle si prodigò in mille scuse, ma queste non curano le braccia rotte.
Kaf gli tenne il muso per una settimana.

FINE CAPITOLO QUATTRO