- La memoria dell'acqua -

Racconto di Lafaiette

Ci sono cose che non possono essere spiegate.
Una di queste, è sicuramente lo stato d'animo di Dazel, che guardava le onde infrangersi sugli scogli dell'isola che stavano circumnavigando.
Quell'isolotto dall'aspetto bucolico, con i suoi promontori che si affacciavano sull'acqua, la stessa acqua che ora Dazel contemplava, assorta in chissà quali pensieri, era in qualche modo inquietante.
Link si avvicinò all'amica, sebbene la vedesse così strana, pensierosa.
Le toccò delicatamente il braccio ed ella sobbalzò, spaventata.
Si voltò e quando vide Link, arrossì: l'aveva vista in quello stato?
- Cosa vuoi? - chiese al ragazzo, che scosse la testa come per dire "Niente".
Dazel capì e sbottò, infuriata: - Allora non mi scocciare! Devo... devo pensare ad un piano. -
Link la fissò con uno sguardo interrogativo, ma la fanciulla gli dava ora le spalle e aveva ripreso a guardare l'acqua.

Attraccarono in una piccola baia e Dazel divenne ancora più scostante.
La ciurma capì che era meglio non disturbarla e non le parlò quasi per niente.
Il giovane capitano diede alcuni ordini e si mise a girovagare per la baia.
Non c'erano tracce di vita e questo, chissà perchè, rattristò molto Dazel.
Link se ne accorse e con uno sguardo le chiese cosa avesse.
Ma lei non rispose, anzi divenne più silenziosa di prima.
Si mise a giocare con i sassi che trovò per terra e Link trovò tutto questo molto molto infelice.
Le si inginocchiò accanto, ma lei sembrò molto infastidita e infatti si alzò di scatto e si allontanò.
Il ragazzo rimase a fissarla, con in mano un ciottolo. Anche lui si sentì improvvisamente triste.

C'era un piccolo sentiero che partiva dalla baia che conduceva ad un mucchietto di casupole.
Dazel provò un'improvvisa speranza e cominciò a correre.
Link la seguì, silenzioso ma veloce.
Ma quando arrivò al villaggio, la fanciulla si accorse che era disabitato.
Non capì il perchè, ma scoppiò in pianto.
Link le mise una mano sulla spalla, dispiaciuto, ma questo la spaventò a morte, perchè non sapeva che l'aveva seguita.
Quando lo vide, le lacrime cessarono per far posto alla rabbia.
- Stupido ragazzino, vuoi lasciarmi in pace? - urlò ella, allontanandosi dall'amico. - Voglio stare da sola! Non seguirmi e lasciami respirare! -
Si rimise a correre per tornare alla baia, ma si confuse e prese la strada sbagliata.
Link se ne accorse ma non l'avvertì.
Tristissimo per quanto era successo, si mise in cammino verso la baia, con le mani sulle braccia per proteggersi dal vento, freddo e pungente.

Dazel si rese conto solo dopo un bel po' di aver sbagliato sentiero.
Era giunta ad una grande parete di roccia.
Affranta, si sedette con la schiena contro la dura pietra e attese.
Sicuramente, Link l'aveva di nuovo seguita. Sembrava un cagnolino, quel ragazzo!
Questo pensava la fanciulla e grande fu la sua delusione quando, dopo più di mezz'ora, non venne nessuno.
Si alzò e si mise ad osservare la parete di pietra dura. La toccò e riprese il pianto interrotto prima.
Quando si calmò, era quasi sera.
Decise di tornare alla baia: i suoi uomini forse si stavano preoccupando.
"E Link? Chissà se lui..." ma cacciò via quel pensiero.

Ritrovò la strada che portava al villaggio disabitato e si mise in cammino.
Ma quando arrivò alle casupole, le mancò il respiro.
C'erano delle persone, lì!
C'era una festa!
I pescatori stavano scherzando intorno ad un fuoco, le loro mogli cucinavano del pesce fresco e dei ragazzini giocavano agli eroi.
Dazel rimase incantata.
Ma da dove erano spuntati?
Prima non c'era nessuno, il villaggio era disabitato.
Una vecchietta dall'aria saggia si accorse di lei e la chiamò.
La fanciulla si voltò e la guardò con rispetto.
- Vieni qui, bambina. Fa più caldo, grazie al fuoco. - le disse la vecchina.
Dazel ubbidì subito, quasi senza rendersene conto.
Si sedette vicino all'anziana, ma non osò dire nulla.
Con sua gioia, la vecchietta parlò per prima.
Ma fu ciò che disse che non le piacque per niente.
- Lo sai? Tu somigli molto alla mia nipotina. Era identica a te. -
- Davvero? - mormorò Dazel, in imbarazzo.
- Sì. Era la principessa di Hyrule, ma dato che io non sono abituata... -
- Aspetti! Cosa ha detto? - la interuppe Dazel.
- Prego? -
- Sua nipote... era la principessa di Hyrule? -
- Esatto. Il suo nome era Zelda. Ma tutto è finito molto tempo fa... - La vecchietta si chiuse in un cupo silenzio.
Dazel si alzò e osservò i pescatori.
Tremava, non riusciva quasi a respirare, ma in qualche modo guardare le azioni di quella gente la calmava un po'.
Vide il sentiero che riportva alla baia e corse da quella parte, desiderando con tutte le sue forze di dimenticare quanto avvenuto.
Quando giunse alla baia, si rese conto di una cosa.
Era così triste, quando erano attraccati lì, perchè il suo cuore era legato in maniera dolorosa a quel luogo.
Ora sapeva.
La nonna di Zelda si era allontanata da Hyrule per arrivare in quel luogo, perchè non era abituata a tutta quella ricchezza.
Sua figlia, la Regina, era nata in una famiglia benestante, ma semplicissima allo stesso tempo.
La vecchietta si sentiva a disagio, ora che era la suocera del Re e le venivano dati così tanti doni ed elogi.
E allora aveva preferito allontanarsi, con sommo dolore della nipotina (Zelda, appunto) la quale le voleva un mondo di bene.

"Perchè conosco questi fatti, così privati per Zelda? Forse ho provato il suo dolore, il suo stesso dolore, che si è risvegliato quando sono giunta qui, la nuova casa di sua nonna. Povera Zelda... deve aver sofferto. Sento che amava quasi morbosamente la vecchina."
Questi erano i pensieri di Dazel e la fanciulla giunse ad una conclusione.
Evidentemente, lei era legata a Zelda, a ciò che la principessa aveva provato in passato.
Questo era un bene... o un male?
Più sollevata, ma allo stesso tempo più cosciente di quanto doveva ancora accadere, la ragazzina si sedette vicino a Link e gli chiese scusa.