- Kafei e ciò che non avrebbe mai voluto accadesse -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo sei: L'uomo cattivo, la Befana e i Toad [seconda parte] -

Il sole splendeva alto nel cielo.
Kafei si svegliò dopo un incubo spaventoso: aveva sognato il signor Tingle travestito da Befana.
Sembrava così reale...
L'uomo-fata era sveglio da un pezzo e quando vide Kafei, sorrise e gli disse: - Buongiornoooo!! Dormito bene? -
- No. - rispose il ragazzino, un muso lungo quanto la Muraglia Cinese.
- Oddio, ragazzino, mi stai facendo venire il latte alle ginocchia! Possibile che tu non sorrida mai?? -
- Sorriderò, non ti preoccupare! Lo farò non appena ti avrò ucciso! -
Tingle alzò gli occhi al cielo e pensò: "Ah, i ragazzi di oggi pensano sempre alla violenza!"
Kafei si alzò ed esclamò: - Ho una fame! Cerchiamo una locanda, sennò svengo! -

Mentre camminavano per la foresta, a Kafei tornò in mente una cosa.
- Signor Tingle... -
- Sì? -
- Sull'aereo... prima dell'incidente... lei ha detto che vent'anni fa vide uno Sheikah identico a me... si ricorda il suo nome? -
- Dunque... fammi riflettere... mi pare si chiamasse Guro. Ma ora che ci penso bene, non ti somigliava poi così tanto.
Solo gli occhi e la bocca erano molto simili. Perchè me lo chiedi? -
Kafei, deluso, sorrise cupamente.
- Non poteva essere mio padre. Lui vent'anni fa era già morto. Che stupido, non ho tenuto conto di questo... e mi sono illuso. -
Tingle impallidì.
- Non hai mai conosciuto il tuo papà?? -
- Esatto. -
- Ma... ma... è ORRIBILE!! -
Kafei diede un calcio ad alcune margheritine, frantumando la loro corolla.
Il signor Tingle divenne rossissimo; poi, improvvisamente, cominciò a urlare:

- DEE, SIETE INGIUSTE! CHE RAZZA DI VITA CI DONATE?!

Kafei lo fissò a bocca aperta.

- COME POTETE ESSERE DEE BUONE SE FATE SOFFRIRE COSI' TANTO NOI UMILI MORTALI???? -

- S-signor Tingle! Si calmi! -

- NO! SONO LORO CHE SI DOVREBBERO CALMARE! BASTA CON TUTTE QUESTE SOFFERENZE! -

L'uomo-fata riprese fiato, poi si asciugò il volto con un fazzoletto.
- Mi sono sfogato. - disse con una voce che mostrava tutta la sua rabbia e tristezza.
Kafei scosse la testa, ma in un certo senso era grato all'uomo-fata.
- Non ti preoccupare. Non ho sofferto per la mancanza di papà. -
- Era uno Sheikah? -
- Sì. -
- Ma tua madre almeno l'hai conosciuta?? -
- Certo! Ma è morta due anni fa. -
Il signor Tingle tornò rosso.
Kafei se ne accorse e lo fece calmare subito.
Poi, si accorsero di essere arrivati in un altro piccolo villaggio.
- Vedi di non farti passare per un poco di buono anche qui... - borbottò Kafei.

Si rifocillarono in una bella taverna e poi chiesero la strada più veloce per arrivare a Toadstool, la capitale del Regno.
Gli abitanti indicarono loro un sentierino che sembrava condurre verso delle basse montagne.
- Oltre quelle, arriverete a Toadstool. - disse il sindaco del villaggio.

Stavano seguendo il sentiero, quando Tingle si ricordò di aver dimenticato il portafogli nella locanda.
- Aspettami qui, torno subito! - disse al ragazzino.
E corse al villaggio.
Kafei si sedette sull'erba umida e attese.
Cinque minuti.
Dieci minuti.
Un quarto d'ora.
Dopo mezz'ora, Kafei si alzò, infuriato, e decise di andare a vedere cosa diamine stesse facendo quello stupido uomo-fata.
Giunto al villaggio, quasi gli venne un colpo!

Nella piazza del paesetto, gli abitanti avevano allestito una specie di altare di pietra.
Vicino a questo, c'era un boia, vestito di nero con tanto di cappuccio. In mano, aveva un'ascia ENORME!
E, con la testa sull'altare, c'era...
- AIUTOOOOOOOO!!! -
- Signor Tingle! -
Kafei riconobbe alcuni degli abitanti del villaggio dove l'uomo-fata era stato scambiato per un poco di buono.
Evidentemente, avevano riferito ai loro "vicini" che un uomo sulla trentina vestito da folletto dei boschi era un mostro e che aveva rapito un povero ragazzino dalle braccia rotte.
Appena era tornato al villaggio per prendere il portafogli, il signor Tingle si era trovato in un brutto guaio...
"Credo di non essere solo io quello più iellato dell'anno..." pensò Kaf.
- NON HO FATTO NULLA!!! - urlava l'uomo-fata. - NON SONO QUELLO CHE CREDETE! -
- Morte al mostro! Morte al mostro! Morte al mostro! - gridava la folla di Toad.
Il boia alzò l'ascia, appena lucidata.
Stava per riabbassarla...
- FERMI! -
Si voltarono tutti.
Kafei corse all'altare. Si rivolse alla folla, gli occhi che brillavano:
- Quest'uomo non ha fatto niente! Non è quello che pensate! È buono, gentile, onesto, anche se un po' rompiscatole! -
- E chi ti ha rotto le braccia, allora? - chiese un Toad.
- Ho avuto... un incidente... - mentì Kafei. Ma l'esitazione nella sua voce insospettì la folla.
- Ma se è veramente come dici, allora perchè non hai parlato prima? - domandò una Toad.
- Volevo godermi le coccole. - rispose il ragazzino con semplicità.
I Toad si misero parlare tra di loro, un brusio di voci concitate e sorprese.
Alla fine, il sindaco del villaggio esclamò: - Mi dispiace, ragazzo, ma è chiaro che tu hai paura! Non ti crediamo. Si vede che hai un cuore buono, vuoi proteggere anche le persone che ti fanno del male! -
- Cosa?? Ma che dite?! È la verità, il signor Tingle è innocente! Non farebbe del male ad una mosca! -
- Non possiamo liberarlo, farebbe del male ai nostri bambini! -
- I mostri come lui devono essere uccisi! -
- Abbassa l'ascia, boia! -
Ecco cosa gridavano i Toad.
Kafei si sentì disperato; non se ne era mai accorto prima, ma l'idea di perdere il signor Tingle gli risultava orribile. Non voleva vederlo morire: in quel modo, poi!
Il boia lucidò ancora l'ascia, la folla in delirio.
- Uccidi, uccidi, uccidi! -
- Per favore, credetemi! Lui è buono! -
- Uccidi! Uccidi! Uccidi! -
- È vero, non è cattivo! Per favore! -
Il boia alzò nuovamente l'ascia.
E l'abbassò...
Ma...

Prima che la lama toccasse il collo del povero signor Tingle, Kafei si era buttato sopra l'altare per coprire l'uomo-fata.
Sentì l'ascia colpirlo sulla schiena, il grido angosciato del signor Tingle e la folla trattenere il respiro.
Poi più nulla.

Quando si svegliò, pensò subito all'Inferno.
"Tanto lo so che non sono finito in Paradiso... e vabbè, ormai è troppo tardi per pentirsi... chissà come sono i demoni..."
Mentre la sua mente si riempiva di questi pensieri infelici, si guardò intorno.
Si immaginava molto diverso l'Inferno...
Si trovava in una stanza dalle pareti di legno, adagiato su un morbidissimo letto; la luce del sole entrava da una grande finestra colorata.
Kafei si alzò, anche se con una certa difficoltà.
Si sentiva strano.
Più alto...
"Com'è possibile?"
Si tastò un braccio... e si sentì leggero come un palloncino.
Le dita. Era lunghe.
Si guardò le gambe.
Anche quelle erano più lunghe!
Si guardò intorno e quando vide uno specchio, ci si fiondò davanti.
Era tornato adulto!
Aveva di nuovo vent'anni!!
"Ma come è possibile? Non capisco..."
Una voce dietro di lui lo spaventò:
- Ti sei svegliato! -
- Tingle!! -
Anche la voce era cambiata, ovviamente.
Kafei corse dall'uomo-fata, il quale lo osservava con orgoglio.
- Certo che da grande sei decisamente migliore! Almeno adesso sorridi! - esclamò Tingle.
Kafei scoppiò a ridere: era da tanto che non lo faceva.
- Ma cosa è successo? Non sono morto, quindi? - disse il giovanotto.
- Morto? No! Quando l'ascia ti ha colpito, è apparsa una luce blu dal cielo che ti ha investito in pieno.
Quando la luce è scomparsa, eri tornato adulto. Hai dormito per due giorni interi.
- Gli abitanti del villaggio... -
- Mi hanno chiesto scusa. Grazie a tua suocera. -
Kafei soffocò un grido.
- COSA? LEI E' QUI??? E Anju?? -
- Scipio le ha chiamate. Dice che avevano il diritto di sapere dove e come stavi. -
- Anche Scipio è qui? -
- Sì. Ha ammesso di averci seguito. Ha detto che la vita nella sua corte cominciava a farsi noiosa. -
- Allora perchè non ci ha aiutati quando ne avevamo più bisogno?? -
Tingle si sedette sul letto, con un sorrisino di complicità.
- Dice che ad un certo punto ha perso le nostre traccie. Non si è fatto vedere perchè pensava di starci sulle scatole e pertanto non voleva disturbarci. -
- Bah... - fece Kafei. - Chi lo capisce è un genio... -
Ripensò ad Anju. Ora poteva finalmente stare con lei senza far chiacchierare la gente. E forse la suocera sarebbe stata finalmente contenta.
Ma poteva anche andare a vivere con Tiranda. Lei non l'avrebbe rifiutato: ormai era diventato un bel ragazzo...
"Che cosa faccio?" pensò avvilito.
Era molto confuso. Non sapeva a chi distribuire il suo amore.

- Anju...cosa ha detto? -
- Ha pianto. Ha detto che era stata un mostro, che ti ha assillato troppo e vi dicendo... poverina, era veramente disperata. Credeva che fossi morto. Non voleva capire che stavi solo riposando. -
- E... ehm... mia suocera? -
- Anche lei ha pianto. - rispose Tingle, massaggiandosi le ginocchia.
- CHE?? Non ci credo, impossibile. -
Tingle scoppiò a ridere.
- Credici, invece! Appena sei caduto a terra, la folla è rimasta in silenzio. Poi, sono stato liberato e ti ho portato nella taverna, cioè qui. Sei stato curato (la ferita non è grave, non preoccuparti) e lasciato riposare.
Gli abitanti non credevano a ciò che hai detto prima di essere colpito. Ma è apparso Scipio, che con le sue parole ha fatto cambiare idea a molti. Le cose sono migliorate, poi Scipio ha inviato una lettera ad Anju.
Ieri sono arrivate e tua suocera ha spiegato a quei Toad ancora scettici che ero una persona meravigliosa, gentile e onesta! -
- Ha fatto finta di conoscerti... -
- No, ci conosciamo veramente! Eravamo grandi amici, anche se ad un certo punto ci siamo persi di vista.... -
Tingle guardò attentamente Kafei e disse:
- Ascolta, ragazzo. Devi decidere cosa fare. Non puoi illudere Anju. O le dici la verità e la lasci, per andare con la fata Tiranda, oppure le dici la verità ma chiedi il suo perdono. È una brava figliola, ti perdonerà certamente e potrete continuare a fare gli sposini, questa volta senza... ehm... frontiere... -
Kafei abbassò lo sguardo.
- Falla entrare. - disse dopo qualche secondo.

Poco dopo, Anju e Kafei uscivano dalla locanda.
La fanciulla aveva gli occhi rossi, l'espressione triste.
Kafei era serio e pallido.
Anju corse dalla madre e le sussurrò qualcosa all'orecchio, Kaf andò da Tingle, il quale era seduto su un muretto.
- Ragazzo... - Tingle sembrava deluso.
- Senti, non fare la predica, eh? - sbottò il giovane.
- No, no, non la faccio, tranquillo. È solo che... non lo so... mi aspettavo di vedervi uscire mano nella mano, felici. -
- Non le ho detto che la lascio. Le ho raccontato tutto, ma le ho detto anche che ho bisogno di una pausa di riflessione. Devo capire un bel po' di cose ed è per questo che voglio andare a Hyrule, da Tiranda. -
- Pensi che con quella fata comprenderai... beh, quello che vuoi comprendere? - fece Tingle, scettico.
- Sì. -
- Va bene, fai tu. Ma sappi che le fate fanno proprio schifo quando si tratta... beh,di quello! -
Kafei scoppiò a ridere.
- E tu che ne sai? Non mi dire che hai avuto l'esperienza?? - disse il ragazzo. - Comunque, non voglio comprendere quel tipo di cose! Che vai a capire?? Non sono mica come te! -
Tingle fece finta di offendersi.
- Prego?? Ragazzino, guarda che stai parlando con il miglior sciupafemmine di Termina: un po' di rispetto, perbacco! -
Kafei rise e si voltò a guardare Anju, che si asciugava gli occhi con un fazzoletto.
- Forse... - cominciò a dire il giovane, ma si interruppe.
- Comunque, io verrò con te. - disse l'uomo-fata. - Ho bisogno di un po' di moto. Ti va bene? -
Kafei sospirò e annuì.
- Va bene, ormai mi sono abituato alle cretinate che dici e che pensi. -
- Quand'è così, vorrà dire che sarò ancora più rompiscatole! - rise Tingle. - Contento? -
Scoppiarono a ridere, poi l'uomo-fata continuò: - Grazie per avermi protetto. Sai, io credo che non sia necessario aspettare due settimane per cancellare i sortilegi della Majora. Credo proprio che basti dimostrare un po' di cuore e PUFF! ecco che si torna normali. -
- Può darsi... - mormorò Kafei, pensieroso.
Si mise ad osservare le nuvole in cielo, il pendaglio di suo padre intorno al collo che brillava sotto i raggi del sole.

FINE CAPITOLO SEI