- Il dono dello Sheikah -

Racconto di Lafaiette

Un giorno di tanti anni fa, un bambino senza papà
giocava nella piazzetta della sua città.
I lunghi capelli blu svolazzavano dietro le sue spalle,
gli occhi di un marrone rossastro ridevano di felicità.
Una donna osservava i suoi giochi con un sorriso divertito sulle labbra.
Ma il suo cuore piangeva...

- Kafei, non allontanarti! -
- No, mamma. - rispose il bambino, calciando la palla davanti a lui.
La giovane donna stava parlando con una signora robusta, dai capelli rossi.
Accanto a lei, c'era una bambina dagli occhi azzurri e dai capelli scarlatti come la madre.
La bimba guardava con curiosità il ragazzino che giocava a pochi metri da lei.
La madre di Kafei se ne accorse e le disse con un sorriso dolce: - Perchè non vai da Kaf e giochi un po' con lui? Vi divertirete, vedrai! -
La piccola guardò sua madre per avere il permesso e, quando l'ottenne, corse dal bambino.
Lui la squadrò ben bene, poi le porse la palla, con un sorriso che gli arrivava alle orecchie.
Belle, la giovane madre, tornò a parlare con la signora dai capelli rossi.
Ma la sua mente ed il suo cuore erano sempre rivolti al figlio.

Tornati a casa, Belle cominciò a preparare il pranzo, mentre Kafei corse in camera sua.
Era una stanza graziosa e molto grande: le pareti erano dipinte di blu e su di esse erano appesi i disegni di Kafei. Sotto la finestra, c'era un morbido letto; due grandi librerie, colme di libri per bambini, ricoprivano un intero muro; infine, una scrivania vicino al letto ed un armadio.
Questa era la cameretta di Kafei, che la reputava magnifica.
Sopra la scrivania, c'era una foto: un uomo, identico a Kaf, sorrideva abbracciato a Belle.
Il bambino sapeva chi era quell'uomo: era il suo papà, ma non l'aveva mai conosciuto.
Chiedere alla mamma qualcosa in più sul papà, non era possibile: Belle scoppiava in pianto non appena Kafei lo nominava. Per fortuna che c'era lo zio: lui sì che sapeva tutto quello che Kaf desiderava sapere!
Peccato che li andasse a trovare di rado.

- Kafei! Il pranzo è pronto! -
- Arrivo, mamma! -
In cucina aleggiava un buon odore di menta.
Sulla tavola, due piatti colmi di minestra bollente, attendevano solo di essere mangiati.
Mentre pranzavano, Belle disse:
- Piccolo, lo sai che verrà lo zio Alair oggi? -
- Davvero? - esclamò Kafei, felicissimo. - Che bello, a che ora? A che ora? A che ora? -
- Calmati! - rise Belle. - Verrà verso il tardo pomeriggio. - Avvicinò il viso a quello del figlio e aggiunse:
- E ti porterà anche un bel regalo! -
Kafei si mise a saltare sulla sedia, entusiasta.
Ma notò lo sguardo triste, avvilito della madre e si rimise subito a sedere.

Accadeva spesso.
La sua mamma spesso aveva lo sguardo perso nel vuoto e gli occhi, all'improvviso, si
colmavano di lacrime.
Kafei non sapeva il perchè: sapeva solo che la cosa non gli piaceva.
Vedere la madre in quello stato lo turbava.
Aveva solo sei anni, non poteva capire...
Non ancora, ma mancava poco.

Un dono che Kafei lasciò a Kafei...
Il piccolo bambino dai capelli blu non immaginava neppure
che ben presto avrebbe capito.
Un viaggio lungo una vita, una vita passata a farsi domande, a cercare
risposte che arrivavano troppo tardi...
Perchè allora non ci dicono le Dee quello che bisogna fare?
Perchè i mortali devono fare tutto da soli?
E perchè la felicità è troppo difficile da raggiungere?
Non esistono le Dee...?
Un'altra delle domande che si faceva Kafei, il bambino che non aveva padre...

Lo zio Alair arrivò.
Kafei era felicissimo, saltava di qua e di la, senza un attimo di pace.
Lo Sheikah si divertiva un mondo a giocare con lui: lo prendeva in braccio,
lo faceva girare e poi lo rimetteva a terra.
Ma la cosa più bella che faceva lo zio Alair per il nipotino era raccontargli del padre.
Quando si chiudevano nella stanza del bambino, Belle capiva e andava in cucina, cercando
di non pensare al fidanzato.
Ma invano.

Quel giorno, Kafei sorprese molto lo zio.
Si erano appena chiusi in camera,seduti sul pavimento, quando il piccolo disse:
- Zio, ma dov'è ora il mio papà? -
Lo Sheikah lo fissò, quasi sconcertato, poi volse lo sguardo verso il soffitto.
- Lui... si trova in un bel posto. - rispose con voce atona.
- Non posso andarlo a trovare? -
Alair tornò a guardarlo, gli occhi ricoperti da un velo di lacrime.
- Sì, lo rivedrai... ma tra molto tempo... -
Kafei, notando le lacrime dello zio, si sentì in grande imbarazzo e rimase in silenzio per un bel po'.
Poi: - Zio, perchè la mamma a volte piange senza motivo? -
Lo Sheikah strinse una mano intorno al ginocchio sino a far diventare le nocche bianche.
- Perchè... anche lei lo vorrebbe tanto rivedere. -
- E tu? -
- Anch'io lo voglio rivedere... ma... -
Si sentì bussare alla porta.
Alair si asciugò le lacrime e disse: - A-avanti! -
Entrò Belle, il volto rosso e gli occhi tristi.
- Alair, puoi venire un attimo? - chiese, il tono che faceva trasparire la sua infelicità.
- Certo. Scusa un attimo, Kafei. -

Alair disse al piccino ciò che quest'ultimo desiderava sapere.
Perchè non poteva vedere il suo papà?
Perchè era morto.
Non era partito per una città lontana?
No, era morto. Salito in cielo.
Ma come era successo?
Una guerra in Città.
Qui??
No, a Hyrule.

Fu Belle a dire ad Alair di raccontare la verità.

Kafei, da quel giorno, cambiò.
Sapere che non avrebbe più rivisto il padre, distaccò in qualche modo
l'anima dal cuore. E lui si sentiva ogni giorno di più sempre più spaesato, come se non riconoscesse più i luoghi nei quali era cresciuto...
Con il tempo, divenne più scontroso, più aggressivo, più sfrontato.
E Belle non vedeva crescere il Kafei che aveva tanto amato, che aveva tanto desiderato di sposare,
ma un'altra persona: un ragazzo dal carattere inquieto, che non trovava pace neppure nei suoi sogni.
Ma, a volte, l'anima di Kafei tornava a unirsi al cuore, un cuore che conteneva il vero dono di suo padre:
la bontà.
E allora, per un attimo, Kafei si trasformava.
Diveniva buono, generoso e una luce negli occhi faceva capire che il suo papà era in lui.
Ma quando tornava normale, la luce spariva, per tornare sulle stelle...

Il dono di Kafei riposava nel suo cuore.
Un cuore che aveva sofferto, un cuore che aveva pianto
e che continuava a piangere.
L'anima di Kfei era martoriata da un dolore enorme.
La verità fa male, la verità punisce, suo malgrado...
Kafei lo sperimentò, ma capì anche che senza verità non si va avanti.
E così, quando la luce lo abbandonava, lui correva da Anju, la bambina dai capelli rossi,
e giocavano insieme.
E la luce tornava.
Il dono si risvegliava... e la verità faceva meno male.

E quando i giochi finivano?
La luce spariva,è vero, ma il dono no.
Quello continuava ad aspettare nel cuore di Kafei, in attesa di ricongiungersi con lo spirito del ragazzo.
E il tempo passava...
e Kafei cresceva...

Un ragazzo dal carattere inquieto...
con un dono grande grande...

Fine