- La pioggia di Hyrule -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo dieci: Il nome -

Link borbottò, seccato.
Midna lo stava prendendo in giro.
- Non sai usare i tuoi poteri! Incredibile! Ma non ce l'hai un istinto? -
"Va' al diavolo."
- Moccioso, porta rispetto! Guarda che se non fosse per me... -
"... Non sarei un lupo! "
Midna capì di aver toccato un brutto tasto e tacque.
Si trovavano nella Pianura, vastissima e bella.
L'erba ondeggiava, sospinta dal vento debole.
Le chiome degli alberi ospitavano gli allegri uccellini che Link vedeva volare nel cielo sereno.
Ma dietro tutta questa bellezza e pace, il giovane percepiva qualcos'altro.
"Midna, lo senti anche tu?"
- Che cosa? - La ragazza si guardò intorno, sospettosa.
"Questa presenza... Non la senti?"
Midna sorrise.
- Facciamo passi avanti, eh? -
Link alzò gli occhi al cielo, esasperato.
"Non scherzare! Sento qualcosa... Vaga per la Pianura e sembra non avere pace. Che cos'è?"
Midna scosse la testa.
- Non lo so. Io non vedo e non sento nulla. Sei sicuro di stare bene? -
Link annuì, ma si sentì improvvisamente stanco.
Pensò a Corin e decise di sbrigarsi.
"Devo trovarlo!"
- Eh? -
Link ignorò la creatura sulla sua groppa e cominciò a correre.
Midna, che teneva tra le mani il Gruppo del Cielo, cadde e cominciò ad urlare maledizioni in una lingua sconosciuta.
Link tornò indietro e le disse, senza neppure chiederle scusa:
"Tieniti forte e dimmi dove dobbiamo andare. Prima eliminiamo i Goblin e prima salveremo Corin e Hyrule."
Midna gli lanciò un'occhiataccia ma non ribattè.
Rimontò in groppo al lupo e, mentre quest'ultimo ricominciava a correre, disse:
- Vai verso la Foresta. Dobbiamo trovare un Tempio. -
Link annuì e aumentò la velocità.
La ragazza scosse la testa, una mano stretta intorno al pelo del lupacchiotto; con l'altra, si stringeva il Gruppo del Cielo al petto.
- VAI PIANO! Mi hai rovinato il bacino con quella caduta, lo sai?? -
Ma Link la ignorò.
Midna sbuffò e gli tirò il pelo, ripetendo: - Vai PIANO! Così ci ammazziamo! -

Il bambino si rannicchiò contro la parete e chiuse gli occhi.
Cercò di ricordare qualcosa, ma non ci riuscì.
Udì dei passi e si strinse ancora di più contro la fredda parete.
Sentì anche delle voci: gli parve di riconoscere quella di Shann.
- Tork ha bisogno del nome del ragazzino. Senza, il rituale non si può fare. -
- Da quel che so, il mostriciattolo non vuole parlare. - disse una voce maschile.
- Già. Dice di non ricordarlo più. Mah... -
Corin vide la porta aprirsi: sulla soglia c'erano Shann ed un Goblin maschio molto alto.
- È lui. - fece Shann.
- Che brutto. Avevi proprio ragione. -
Il Goblin entrò nella cella e si inginocchiò di fronte al bambino, che cominciò a tremare.
Il Goblin sorrise e tese una mano.
- Io sono Nasd. Alzati e andiamo. -
Corin trovò il coraggio di parlare:
- Dove? -
La voce gli tremava. Nasd gli afferrò una mano, senza rispondere, e lo tirò su.
Shann si avvicinò e tolse le catene dai polsi e dai piedi del ragazzino.
- Vieni. -
Ma Corin scosse la testa e si aggrappò alle catene che pendevano dal muro.
- N-no! -
Sentì la sua voce assumere un tono spaventato ma anche spavaldo.
- Non farmi perdere la pazienza, ragazzino! -
Nasd lo tirò su senza alcuna difficoltà e se lo mise sulle spalle.
Uscirono dalla cella, seguiti da Shann.
Corin la udì ridacchiare.
- Lo porto lì? - chiese Nasd.
- Sì, Tork lo aspetta. -
Sentendo quel nome, Corin si sentì gelare e provò a divincolarsi.
- Fermo! - lo ammonì il Goblin.
Si trovavano in un lungo corridoio, male illuminato.
Shann aprì una porta, ne varcarono la soglia e si ritrovarono...
"Ma questo..."
All'improvviso, Corin vide, come in un sogno, un ragazzo biondo che lo chiamava da una grande piazza.
Sorrideva e indossava abiti molto pesanti.
- Corin, da questa parte! - gridava. - Vieni a vedere! I Goron stanno lavorando la neve. Guarda che belle spade. -
"La montagna! La montagna dei Goron della neve... Ricordo tutto!"
I Goron della neve erano dei Goron che erano riusciti ad adattarsi al gelo che persisteva su una montagna ai confini di Hyrule. Link lo aveva portato a vedere le spade che i dolci mangiaroccia fabbricavano con la neve ed il ghiaccio.
Ma ora il villaggio dei Goron era scomparso per far posto a quella fortezza.
Nella piazza dove Corin e Link avevano osservato le spade di ghiaccio, c'erano dei Goblin che si allenavano con la lancia.
Al posto della fontana che raffigurava la Dea Nayru, fatta di cristallo, c'era una statua di marmo scuro.
"Tork. Raffigura Tork..." pensò il bambino, amareggiato.
Le tre colonne di diverso colore che volevano rappresentare le tre Dee erano scomparse.
Si potevano vedere solo le basi.
- Dove sono i Goron? Li avete uccisi? - esclamò Corin, disperato.
Shann lo fissò, sorpresa, e disse: - Cosa? Sai che qui c'erano quei mostriciattoli? Non avevi detto di aver dimenticato tutto? -
Il ragazzino si rese conto del suo errore, ma ribattè prontamente:
- Non proprio tutto. -
Nasd scosse la testa e attraversarono la piazza. Molti Goblin si voltarono per salutare Shann e Nasd, ma i due non ricambiarono i saluti. Corin ricominciò a tremare. La neve si posava dolcemente al suolo e sulle spalle del povero bambino.
Scesero delle scale che, come ricordò Corin, conducevano alle miniere d'argento dalle quali i Goron estraevano il materiale prezioso per fabbricare le else delle loro spade.
Ma ora le miniere ospitavano il palazzo sotterraneo di Tork...
"Quanto lusso... Supera quasi quello del castello!" pensò il bambino.
- Da questa parte. - disse Shann, guidando Nasd per un breve corridoio.
Le pareti brillavano, l'argento creava davvero un bell'effetto alla luce delle lampade che pendevano dal soffitto.
Shann aprì una porta.
- Deve entrare solo lui. - disse a Nasd, quasi con aria colpevole.
- Non c'è problema. -
Il Goblin buttò per terra il ragazzino, il quale, a causa dell'impatto, si fece male al braccio e urlò di dolore.
- Entra. - gli ordinò Shann, spingendolo dentro.
La porta si chiuse lentamente alle spalle del povero Cor, il quale si massaggiò il braccio.
Ora gli faceva male anche la testa: la ferita infatti non si era rimarginata.
Tork, alto e possente, con il bastone in mano, lo osservava con ostilità.
Era seduto su un divano.
A pochi metri da lui, c'era una tavola colma di ogni ben di Dee.
- Prego, siediti. Sarai affamato. - disse Tork, indicando una sedia vicino al tavolo.
Corin scosse la testa, anche se era una menzogna.
- Non è avvelenato. - aggiunse il Goblin, riferendosi al cibo.
Corin fece un passo avanti.
Dalla tavola proveniva un buonissimo odore, però... "È una trappola. Sicuramente. "
- Se non mangi, mi offenderò. E io divento ancora più cattivo quando mi offendo. - disse, con un tono freddo, Tork.
"Ma in fondo, morto per morto..."
Corin si sedette, deglutì e allungò una mano verso un petto di pollo.
Cominciò a mangiare: com'era buono! Cucinato alla perfezione!
- Ti piace? - chiese il Goblin, con un sorriso maligno.
Corin annuì e prese altro cibo.
Dopo un po', il Goblin si alzò e si avvicinò alla tavola.
- Ti sei finalmente ricordato il tuo nome? -
Corin smise di masticare.
- Io... -
Voleva dire "no!". Aveva sentito Shann e Nasd parlare di "quel rituale" e la cosa non gli piaceva per niente.
Ma la sua bocca si rifiutò di pronunciare quelle parole.
Inspiegabilmente, disse: - Sì. -
Il Goblin parve sorpreso, ma anche felice e soddisfatto.
- Ottimo! E qual è? -
"Di' un nome a caso, di' un nome a caso, di' un..."
- Corin. -
Tork ripetè quel nome più volte, poi scoppiò a ridere.
- Benissimo! Bravo, ragazzo! Continua pure a mangiare! -
Ma il cibo era diventato improvvisamente amaro, immangiabile.
Corin scostò il piatto d'oro e si alzò.
- Voglio andarmene... - mormorò.
"Cosa c'era dentro quel cibo?"
- Mi hai dato filo da torcere, lo sai? - disse Tork.
Corin non rispose.
- Shann! - chiamò il Goblin.
Shann entrò, un'espressione curiosa sul volto.
- Che c'è? -
- Portalo via. Alla prossima luna piena, comincerà il rituale. Abbiamo bisogno di soldati. -
- Lo manderai in battaglia?? Sei pazzo? - esclamò la Goblin, sgranando gli occhi.
- Sì, lo manderò a combattere. E allora? -
Corin scosse la testa e mormorò: - No, io... -
- Ma... Ma lui... - balbettò Shann, ma venne zittita da un gesto seccato di Tork.
- Sono io il capo. Decido io. Ed io decido di mandarlo a combattere. Qualcosa in contrario? -
Shann avvampò, ma non ribattè.
Cor invece esclamò:
- Non voglio combattere! Sono solo un bambino e... -
Tork scoppiò a ridere.
- Sciocco! Dopo il rituale, non sarai più un ragazzino Hylian! Sarai uno di noi! -
Corin scosse nuovamente la testa, incredulo.
- Un Goblin? - sussurrò. - Diventerò un Goblin? -
- Portalo via. - disse Tork a Shann, ignorando il ragazzino.
La Goblin prese il bambino per un braccio e lo trascinò fuori.
Stava per chiudere la porta, quando Tork la fermò.
- Sorella mia, cominci a diventare troppo buona! - disse il Goblin. - Stare in mezzo agli Hylian ti ha addolcito il cuore! -
- Io sono sempre la stessa. - ribattè con freddezza Shann. - Sei tu quello cambiato. -
Dopo queste parole, chiuse la porta.

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