- Lacrime e vento -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo uno: La dura decisione -

Dazel camminava per la stanza con le mani dietro la schiena.
Seduto su una poltroncina, con l'espressione sorpresa, c'era Link.
- Parla, brutto cretino, o giuro che ti spedisco all'Inferno! -
Ma Link si strinse nelle spalle, perplesso.
Dazel alzò gli occhi al cielo, continuando a marciare per la cabina.
- Sai benissimo di cosa parlo! È da una settimana che sei così! Si può sapere che hai? -
Ma il ragazzino sbuffò e fece per alzarsi: Dazel lo bloccò.
- Fermo! Prima mi spieghi perchè sei così scontroso e pensieroso. Di solito devo urlare come una pazza per farti calmare, quando giochi con Nico! -
Link sorrise, un sorriso cupo.
- Non ho nulla. - mormorò.
Dazel gli assestò un calcio alle caviglie.
- Ascolta, voglio solo parlare! Vorrei aiutarti, mi dispiace vederti così. - disse la giovane, con un tono più dolce.
- Non ho bisogno di aiuto. Sto bene. Sarà la crescita! - Link cercò di buttarla sullo scherzo, ma questo preoccupò ancora di più l'amica. La fanciulla scosse la testa.
- Forse ho capito. Pensi ancora all'Eroe del Tempo, vero? Hai una crisi d'identità. -
Link impallidì, ma non rispose.
- Ascolta, anche tu sei un Eroe: l'Eroe del Vento! Avete molte cose in comune! - insistette Dazel.
- Cosa? L'abito? - ironizzò Link.
La piratessa lo fissò, sorpresa.
Nel tono dell'amico, gli era sembrato di riconoscere cattiveria.
"Strano, di solito è così dolce. Sembra un angioletto!"
- No, non solo l'abito! - ribattè freddamente Dazel, scacciando dalla mente quei pensieri. - Scommetto che lui aveva il tuo stesso carattere. In fondo, era un Eroe. Doveva essere per forza buono! E tu lo sei! -
Link arrossì.
- Quindi è logico che abbiate in comune il carattere! - continuò Dazel. - Poi... vediamo... beh, sei mio amico, no? Ed io sono... beh, sì, Zelda... in un certo senso... Comunque, anche l'Eroe del Tempo era amico della Principessa Zelda! Altra cosa in comune! -
Ma Link non sembrava affatto convinto.
- Siete molto simili, davvero! -
Il ragazzino scosse la testa.
- No. Lui era più coraggioso. E più forte. Era più grande di me e... -
- Falla finita! - lo interruppe Dazel, infastidita. - Che ne sai? Ci hai parlato? Sarà anche stato più grande, ma come puoi sapere se era più o meno coraggioso di te? -
- L'ho letto. -
Dazel lo fissò per qualche secondo... poi scoppiò a ridere.
- Quanto sei ingenuo! I libri raccontano un sacco di fandonie, a volte! Quando descrivono gli eroi, mettono tutto al superlativo! Si vede che sei ancora un mocciosetto. -
- L'ho letto nei suoi occhi. -
Dazel tornò serissima.
- Prego? -
- Io sono... tornato al castello. Per rivedere la statua. -
- Caro mio, ti vuoi proprio far del male, eh? - La piratessa scosse la testa, con un'espressione, sul volto, quasi delusa.
- No, è che... volevo solo vedere quanto ci somigliamo. E ho scoperto che... -
- Che...? -
- ...siamo diversissimi. -
Dazel si sedette sul letto, sbuffando.
- Oh, andiamo! Hai visto una statua! Lo scultore lo avrà idealizzato a modo suo! -
- Non credo. Io... ho letto... in quegli occhi... la verità. Lui era diverso da me. Più coraggioso, più forte, più... buono. -
Dazel lo fissò, seria.
Link non scherzava.
Seduto su quella poltroncina, sembrava ancora più piccolo.
E triste.
- Io credo che tu stia sbagliando. - disse la piratessa; si alzò e uscì dalla cabina.
Link giocherellò per qualche minuto con la cintura.
Ma si stancò ben presto e raggiunse Dazel sul ponte.
La piratessa era seduta sulle scale che portavano al timone. Sembrava pensierosa.
Link le si avvicinò.
- Dazel, ascolta... - mormorò il ragazzo.
- Cosa vuoi? -
- Mi dispiace. Ma tu non puoi fare nulla per me. Voglio fare tutto da solo. -
- Tutto da solo cosa? -
Link si scostò una ciocca di capelli dal viso.
- Voglio trovare immagini che rappresentino la verità. Che ne so, magari un quadro fatto durante un ballo al castello dove c'era anche Link... Nessuno può idealizzare cose del genere, no? Soprattutto se commissionate dal Re, magari. -
- Aspetta, aspetta! Si chiamava come te? - fece Dazel, sorpresa.
- Sì. E non dire: "Altra cosa in comune!" che ti strozzo! - rise il ragazzino.
Dazel sorrise e tacque.
- Vorrei tanto essere come lui... - mormorò Link e alla piratessa parve di scorgere delle lacrime.
- Però... sento che non è così. Voglio cercare solo la prova. E allora finalmente potrò rassegnarmi... e vivere in pace. -
All'improvviso, Dazel fu colta da un dubbio.
Un dubbio grande e dolorosissimo.
- Non vorrai... - sussurrò, impallidendo.
- Dazel, mi dispiace! - esclamò Link.
Le lacrime. Gli scendevano lungo il volto. Gli occhi azzurri chiedevano perdono.
- Io... voglio solo vedere... se sono degno della Triforza del Coraggio. Lo devo sapere! Non potrei vivere nell'incertezza: magari questo frammento spettava a un'altra persona! E questo vorrebbe dire che non solo non somiglierei all'Eroe del Tempo, ma non sarei neppure l'Eroe del Vento... quindi... per questo cerco prove. Testi che raccontano la verità sul conto di Link, immagini... così capirò una volta per tutte se ci somigliamo. -
- Ma tu... - Dazel scosse la testa.
Ora anche lei piangeva. Aveva capito.
- Tornerò presto. Davvero. Ci metterò poco: ci proverò con tutte le mie forze, te lo giuro! -
Ma Dazel scosse la testa.
- Senti... perchè allora non vieni con me? -
A quelle parole, Dazel scattò in piedi.
Le lacrime cessarono.
- Non credi sia più importante trovare la nuova Hyrule? - sibilò. - Tu vai pure, codardo. Io cercherò la nuova terra. Io porterò avanti il compito che ci ha affidato il Re. Tu fai pure quello che reputi più giusto. -
Anche Link si alzò, con un'espressione sempre più ferita sul volto.
- Non sono un codardo... - mormorò. - Io cerco solo... -
- Te stesso? - lo interruppe Dazel, gridando. - Fai pure! Avevamo un compito! Mi avevi giurato che questo viaggio, che questa ricerca... l'avremmo fatta insieme. Invece mi abbandoni così! Sei uno stupido ed un codardo! Sei solo questo. -
Link chinò il capo.
- Sì! - continuò Dazel, asciugandosi le lacrime. - È così! Sei solo un cretino! Non sei un Eroe! Mi sono sbagliata! -
Link tirò su la testa. Piangeva ancora.
- Mi dispiace. - mormorò.
E corse alla prua.
Dazel rimase lì, sulle scale, gli occhi rossi.
E il cuore in fiamme.
"Perchè mi dispiace così tanto? Forse perchè mi sento tradita? Oppure perchè... se ne va?"
Poco più in la, Link si mise ad osservare il cielo.
Le stelle brillavano allegramente.
Il ragazzino udì dei passi.
Si voltò, sperando fosse Dazel, ma rimase molto deluso quando vide Nico.
- Oh. Ciao. -
- Mocciosetto, che succede? Ho sentito le urla del capitano. Avete litigato? - Nico gli mise una mano sulla spalla.
- Me ne vado, Nico. -
Il giovane lo fissò, a bocca aperta.
- Che cosa? -
Link sorrise, cupo.
- Lo so. Ma devo farlo. -
- E... la nuova Hyrule? Non puoi! -
- Ve la caverete benissimo senza me. -
Nico rimase in silenzio per qualche secondo, poi si frugò nelle tasche.
- Cosa cerchi? - chiese Link, curioso.
Nico gli porse una collana di legno morbido.
- È per te. Un portafortuna. Te la volevo dare quando avremmo trovato la nuova terra, ma date le circostanze... -
Link la prese e la indossò.
- Grazie mille! È bellissima! Ma io non ho nulla per ricambiare. -
- Lascia stare, moccioso! - rise Nico. - Sai, mi dispiace che tu vada via. Ora con chi laverò i calzini di Gonzo? -
Questa prospettiva sembrò terrorizzarlo.
Link invece ridacchiò.
- Oh, vedrai che ce la farai! - lo rassicurò.
- Nico! Vieni subito qui! - strepitò qualcuno.
Era Dazel.
- Arrivo, capitano! - urlò Nico, poi si rivolse a Link: - Ci vediamo a cena. Chissà cosa vuole... -
Rimasto di nuovo solo, Link chiuse gli occhi e si godette il vento.

Durante la cena, Dazel non lo degnò di uno sguardo.
Link tentò in tutti i modi di farla sorridere, parlare... ma invano.
La piratessa lo ignorava, gli occhi che, alla luce delle fiaccole, diventavano quasi rossi, come per meglio esprimere la sua rabbia, la sua tristezza e la sua malinconia.
Dopo la cena, Link si attardò ancora un po' alla tavola per informare il resto della ciurma della sua scelta.
Dazel uscì con il volto serio, ma anche infelice.
Quando uscì all'aria, Link andò subito alla prua, ma ci trovò la fanciulla.
- Vattene. - gli disse lei, glaciale.
- Dazel, ascolta... io... -
- Taci! Non voglio sentire nulla. Traditore. -
Link le mise una mano sulla spalla, ma lei si divincolò e lo schiaffeggiò.
Il bruciore sulla pelle raggiunse anche il cuore...
- Cerca di capire, Dee! - esclamò Link, afferrandole una mano. - Io sarò anche codardo, ma tu sei egoista! -
Dazel lo fissò e per un attimo parve quasi scoppiare in lacrime.
Ma si riprese quasi subito e costrinse il ragazzo a lasciarle la mano.
- Non sono egoista. - sussurrò, così piano che le sue parole vennero quasi coperte dal vento. - Io penso alla nuova Hyrule. Tu sei l'egoista: pensi solo alle tue certezze, alle tue... prove stramaledette! E non pensi... - ma si interruppe.
Link sentì le lacrime tornare.
Ma le ricacciò indietro.
- Partirò domani. - disse. - Ti saluto ora. Partirò all'alba e non voglio svegliarvi. -
Il ragazzo guardò le onde scure e mormorò: - Addio. -
E andò nella sua cabina.
Dazel rimase a fissare le stelle, le lacrime che le rigavano il volto.
"Sei contenta, ora?" le disse una vocina maligna.
"No." pensò. "Non sono contenta."

CONTINUA NEL CAPITOLO DUE