- Lacrime e vento -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo due: La triste verità -

Quando Link si svegliò, non era neppure l'alba.
Nella sua cabina, appena fatta costruire, aleggiava un forte odore.
Ma non riusciva a capire quale.
Si alzò e prese la sua roba, rinchiusa dentro un sacco di tela marrone: l'aveva preparata la sera precedente, prima di coricarsi.
Andò sul ponte. L'aria fresca lo svegliò completamente e si mise ad osservare i gabbiani che volavano placidi, alla ricerca di qualche pesciolino da tramutare in un'ottima colazione.
Udì una porta aprirsi e si voltò.
Dazel.
La piratessa parve sorpresa di vederlo lì, ma notando il sacco che teneva in mano, riprese la sua solita espressione imperturbabile.
- La tua barca è lì, ben fissata. - gli disse la ragazza con tono acido. - Vattene, ora. -
Link non provò neppure a fare pace. Sapeva che era del tutto inutile e non voleva umiliarsi per l'ennesima volta.
Annuì e si diresse verso il punto indicatogli dalla piratessa.
Quest'ultima fece finta di osservare il mare, ma in realtà con la coda nell'occhio fissava ogni mossa dell'amico.
"È così imbranato che sicuramente farà inceppare la carrucola: in fondo gli succede sempre. Ecco, lo sapevo! Ora però si vegogna di chiedere il mio aiuto! Voglio proprio vedere cosa combina..."
Il povero ragazzo tentò in tutti i modi di smuovere la carrucola, ma non ci riuscì.
Sebbene pieno di vergogna, disse a Dazel: - Aiutami, per favore. -
"Ne ero certa!" gongolò la fanciulla.
- Arrangiati. -
- Dazel, se non mi aiuti come faccio ad andarmene e farti contenta? -
La giovane piratessa lo fissò, ferita.
E così, lui non aveva capito...
- Beh... - disse, cercando di sembrare tranquilla. - Hai ragione. Fatti da parte. -
Riuscì a sbloccare la carrucola e fece scendere la barchetta di Link sino alle calme acque dell'Oceano.
- Ora scendi con una di queste robuste corde e vattene. Non voglio più vederti. - disse Dazel.
Link arrossì.
"Al diavolo l'orgoglio! pensò.
- Dazel, senti... -
- Vai via. -
- Scusa. Ma cerca di capire. -
La fanciulla scosse la testa.
Link allora aprì il suo sacco e ne tirò fuori la Bacchetta del Vento, quella stessa bacchetta da direttore d'orchestra che tanto lo aveva aiutato.
La porse a Dazel.
- Prendila. Desidero che la tenga tu. -
- Non la voglio. -
Link ci rimase male. Ripose la Bacchetta nel sacco e cominciò a discendere lungo la corda.
Dazel rimase a fissarlo, le lacrime agli occhi.
Link arrivò alla barca e tagliò le corde che ancora la tenevano legata alla nave pirata.
Anche da lontano notò gli occhi umidi di Dazel e le gridò:
- Cosa c'è? Ti dispiace che porti via la barca? Se vuoi vado a nuoto! Scommetto che per te è la punizione giusta per un traditore... -
Dazel rimase di stucco.
"Perchè non capisce? È così ottuso?" Gridò di rimando, animata da una grande rabbia e delusione:
- Non mi importa nulla: se vai con la barca o a nuoto per me non fa differenza. Basta solo che tu vada via. -
Link strinse gli occhi, infuriato.
"Non le importa nulla di me: posso anche morire, lei rimarrà comunque indifferente! Stupida oca! E io che le ho chiesto pure scusa..."
Spiegò la vela che aveva comprato tanto tempo prima all'Isola Taura e tirò fuori la Bacchetta del Vento.
Suonò la Melodia del Vento e indirizzò le correnti d'aria verso la Torre degli Spiriti.
Quando il vento cominciò a soffiare nella nuova direzione e Link intrapese la sua ricerca, Dazel chiuse gli occhi e giurò a se stessa che non avrebbe più riso nè sorriso.

Solo quando giunse alla Torre degli Spiriti, Link fermò la barca e si rilassò.
Faceva freddo, molto freddo quella mattina e la tunica non era abbastanza pesante.
Il cielo era divenuto nuvoloso, l'acqua scura e i gabbiani erano scomparsi.
Link decise di darsi una mossa, per paura di un acquazzone.
Entrò nel cerchio dorato che conduceva al castello sommerso...

Il cortile era così tranquillo e silenzioso che a Link venne quasi voglia di addormentarsi in un angolino.
Entrò nel castello e rivide quella statua tanto amata, ma allo stesso tempo tanto odiata.
Questa volta non guardò gli occhi del giovane.
Decise di esplorare il castello.
Alcune travi del soffitto erano crollate, ma per il resto l'edificio si era mantenuto bene.
Alle pareti, dei quadri bellissimi, pieni di colori e immagini solenni.
Alcune porte erano sprangate, altre chiuse a chiave dall'interno.
"Perché? Sembra che sia stato abbandonato in tutta fretta.... cosa stava accadendo? Possibile che il Re..."
Ma l'idea gli risultava così ignobile, che la cacciò via dalla mente.
Trovò una porta socchiusa ed entrò.
La stanza era piccola, le finestre erano chiuse, le piante vicino all'armadio non sapevano se scegliere la vita o la morte, i muri profumavano ancora di lavanda e ginepro.
"Forse questa era una stanza per gli ospiti..." pensò Link, passando una mano sopra le coperte di un morbido letto.
Lì non avrebbe trovato ciò che cercava, ne era certo, ma tanto valeva provare.
Aprì l'armadio.
Vestiti da donna, molto semplici ma graziosi.
E una scatola, quasi nascosta dalle ombre.
Link la tirò fuori e l'aprì.
- Lettere! - sussurrò.
Ne prese una e cominciò a leggerla: la grafia era certamente femminile. Curata ed elegante.

Dolce madre,
le cose qui non vanno bene: la Regina è gravemente malata.
Il Re è così preoccupato! Non vuole ancora dire nulla ai sudditi, ma dice che presto lo farà.
Ti prego di non rivelarlo a nessuno.
Ieri ho visto la nostra Regina: è pallida, magrissima e i suoi capelli, prima così biondi e lucenti, ora sembrano bianchi!
Per fortuna la principessa Zelda è troppo piccola per capire: altrimenti, non oserei immaginare la sua reazione sapendo che la madre è così malata.
Nessuno sa cosa l'affligga.
È cominciato tutto così all'improvviso...
Un giorno, la Regina stava passeggiando in giardino, quando ha detto di sentirsi veramente poco bene.
È tornata in camera, ma il medico di Corte non ha saputo dare una spiegazione ai suoi sintomi: tosse, allucinazioni, cecità improvvisa...
Povera Regina, come soffre!
Ora devo andare.
Non stare troppo in pensiero, le Dee non ce la porteranno via.
Baci,

Maln

- Queste lettere... sono vecchissime! Risalgono ai tempi della principessa Zelda amica dell'Eroe del Tempo! "
Controllò le altre epistole, ma nessuna parlava dell'Eroe.
"Un momento... se lettere sono qui, vuol dire che questa Maln non le ha mai inviate a sua madre." riflettè il bambino.
Ripose le lettere nella scatola e la scatola nell'armadio: si vergognò.
Non avrebbe dovuto leggere quelle righe. Aveva violato, in un certo senso, i pensieri intimi di quella donna.
Uscì dalla stanza.
Il porticato nel quale si trovava era alla stessa altezza della statua dell'Eroe.
La osservò per un attimo, ma subito distolse lo sguardo.
Cercò di aprire le altre porte, ma non ci riuscì: erano tutte ben chiuse.
Salì allora al secondo piano del castello.
Anche qui tutto si era mantenuto molto bene.
E anche qui le porte erano chiuse...
Affranto e deluso, Link si sedette sulle scale.
Cominciò a riflettere.
"Sicuramente, il Re avrà fatto evacuare Hyrule prima di farla inghiottire dall'Oceano... ma allora che bisogno c'era di chiudere tutto? Perchè sprangare porte e finestre? È senza senso. E poi, scommetto che in queste stanze, come in quella di Maln, ci sono ancora vestiti, effetti personali... no, c'è qualcosa che non va."
Il dubbio allora tornò.
"Chi ti dice che il Re fece evacuare il regno?"
No, non era possibile! Il Re era buono e giusto, non avrebbe mai fatto una cosa del genere... o sì?
Animato da mille incertezze, Link tornò al piano terreno.
Si fermò davanti alla statua e le chiese consiglio.
E la statua glielo diede.

Link vide, come in un sogno, persone che fuggivano, che urlavano, che piangevano.
E acqua, tanta acqua.
Entrava dalle finestre, da sotto le porte, addirittura dalle crepe nei muri.
Le persone tentavano di rinchiudersi nelle camere: nelle fessure delle porte e delle finestre infilavano degli stracci.
Ma era inutile: l'acqua entrava, distruggeva, allagava...
e uccideva...
Link visse ogni attimo: i visi della gente che non ritrovava più la chiave, per aprire la porta, sfilata via dall'acqua; le espressioni di coloro che vedevano l'acqua salire, arrivare alle gambe, alla vita, al viso; di coloro che avevano perso i loro cari durante la fuga, di coloro che sentivano l'acqua fredda travolgerli e sbatterli contro le dure pareti, di coloro che credevano che fosse tutto un sogno e di coloro che pregavano le Dee di risparmiarli...
e di coloro che morivano, i corpi abbandonati alla potenza dell'acqua, ogni loro stilla di forza spesa per trattenere fiato...

E poi vide il Re... in un mondo strano e irreale. Ma allo stesso tempo familiare.
Era vivo.
Ma tristissimo.
Vicino a lui, in una pozza di acqua gelida, c'erano sua figlia Zelda e l'Eroe del Tempo.
Si tenevano per mano, gli occhi chiusi, pallidissimi e fradici.
Il Re pianse.
Sapeva che non si sarebbero più svegliati.

Link aprì gli occhi.
Allora era andata così.
Il Re...
"...Ha ucciso il suo Regno, i suoi sudditi! Sua figlia e Link! Ma perché? Perché?"
Doveva dirlo a Dazel.
Avevano fatto una promessa ad un assassino.
Gli avrebbe creduto?
"Devo tentare!" pensò il bambino, le lacrime agli occhi.
Corse alla barca e tornò in superficie.

Non aveva notato le due piccole perle lucenti che attraversavano il volto della statua...

CONTINUA NEL CAPITOLO TRE