- Lacrime e vento -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo tre: La lettera di verità -

La nave dei pirati si faceva trasportare dolcemente dalle onde.
Il vento aveva finito di soffiare e le vele si piegavano su se stesse, senza vita.
Il sole era ormai sorto, sulla nave tutti erano occupati in qualche lavoro.
Anche Dazel.
Aveva deciso di buttare in mare tutto ciò che le ricordava Link.
Una scatoletta di legno per riporre i gioielli, un flauto d'avorio, una collana dipinta a mano, un libro...
Metteva tutto in una scatola, felice di sbarazzarsi di quelle che ormai erano diventate cianfrusaglie.
Nella sua cabina, elegante e confortevole, la giovane cercava di creare un muro che la portasse via da Link, da quello che lui aveva significato per lei e da quello che il suo ex-amico stava facendo.
"Sta abbandonando tutti. Anche me!"
Sbuffando, cerco di chiudere la scatola, ma straboccava di cose.
Sospirò, svuotò la scatola, la gettò in un angolo e riempì un sacco.
Dopodiché, salì sul ponte e gettò tutto in mare.
Il sacco rimase immobile, nell'acqua, per qualche secondo, poi sparì, inghiottito dai flutti.
- Capitano!! -
Dazel alzò lo sguardo.
Gonzo, salito un attimo di vedetta, indicava qualcosa.
- Cosa c'è? - urlò la fanciulla, di rimando.
- Sta tornando Link! -
Dazel sussultò.
"Lo sapevo! Ha cambiato idea! Ne ero certa, lui non mi avrebbe mai abbandonata!"
Dazel corse in cabina per prendere il suo binocolo e si sentì malissimo.
Si pentì amaramente di aver gettato tutto ciò che Link le aveva donato nel passato.
Stava quasi per mettersi a piangere, ma decise di mostrarsi offesa, per ricevere delle scuse decenti, e ricacciò indietro le lacrime. Corse sul ponte, il binocolo stretto in mano; lo puntò verso una piccolissima macchiolina rossa che solcava le onde dell'Oceano e sospirò.
Link aveva un'espressione tristissima e quasi delusa.
"Wow, è davvero dispiaciuto!"
In un certo senso, Dazel ci godette...
Quando Link fu abbastanza vicino alla nave per sentirla, la giovane gridò:
- Guarda un po' chi è tornato! Il figliol prodigo! -
Link scosse la testa, un velo di lacrime che gli offuscava la vista.
- Non scherzerai più tra qualche minuto, Dazel... - disse il bambino.
La piratessa alzò gli occhi al cielo, ma nel suo cuore già era comparsa la preoccupazione.
- Perché? Che cosa hai scoperto? Che cosa è successo in quel castello? Ci sei andato, no? -
Link annuì.
Dazel scosse la testa, spazientita, e gli gettò una scala di corda, intimandogli di salire.
Ma Link rimase sulla barchetta, il capo chino, le onde che gli spruzzavano acqua sulle caviglie.
Dazel provò quasi pietà per quel ragazzino pallido e triste.
Sorrise, dimenticando il giuramento che aveva fatto dopo la partenza di Link, e disse:
- Forza, ti perdono! Capisco che non stai passando un buon momento, ma questa volta hai esagerato!
Ma tant'è... io sono buona e ti voglio bene, perciò torna pure sulla nave. Non vergognarti. -
Link alzò la testa, sgranando gli occhi.
- Come? Non capisco... - balbettò.
Dazel si insospettì e gli lanciò un'occhiata fredda.
- Non sei venuto qui... per chiedere scusa e per continuare a viaggiare alla ricerca della nuova terra? - gli chiese.
Nella sua voce traspariva la speranza, ma anche un'incredula sorpresa.
Link strinse forte un pezzo di carta.
- Dazel... io laggiù ho scoperto un'orribile verità. Dobbiamo parlare. -
La piratessa aprì la bocca per parlare, ma la richiuse, come se non volesse sentire le sue parole attraversare quello spazio.
- Vieni su. Parleremo in cabina. -
Il suo tono era deciso e triste.
Link salì, venne accolto con abbracci e sorrisi dai suoi amici pirati, ma lui era troppo scosso per poter rivolgere loro qualche parola di felicità o di festa.
La statua.
Tutto ciò che per lui era importante era legato a quella scultura, che sembrava sprigionare forza e coraggio.
Ma Link giurava di sentire anche qualcos'altro.
Domande, tristezza, disperazione...
Quella statua teneva imprigionati i sentimenti dell'Eroe del Tempo.
"Ma come è possibile?" pensò Link, mentre seguiva Dazel all'interno della nave. "Lui è..."
- Morto! -
Dazel si voltò di scatto.
Era furiosa.
- Eh? -
- Sei morto, brutto traditore! -
Link sospirò.
Dazel lo afferrò per una mano e lo trascinò nella sua cabina.
Chiuse la porta e ci si piantò davanti.
- Tu non sei venuto qui per chiedere scusa. Vero? -
Link annuì lentamente.
- Allora vattene. Non voglio sentire nulla. -
La ragazza si spostò, gli occhi che mandavano scintille.
- Si tratta del Re! - esclamò Link, prendendole le mani. Le strinse forte.
Dazel arrossì. Cominciò addirittura a sudare. Ma la sensazione le piaceva e non si mosse.
- Ascoltami bene, perchè ho quasi paura a raccontarti tutto. Ho trovato delle lettere, ma questo non importa.
Comunque, vedendo le porte sprangate, le finestre chiuse con stracci alle fessure sono stato colto da un orribile dubbio.
Sono andato dalla statua... e ho avuto una visione. Spaventosa. -
Dazel, però, quasi non lo ascoltava. Sentiva solo le mani di lui, calde, che stringevano le sue, fredde come il ghiaccio.
- C'erano delle persone che fuggivano, urlavano, si chiudevano in camera, morivano! E' stato terrificante, Dazel...
E poi... ho visto il Re. In un mondo stranissimo; era vivo, ma disperato. Accanto a lui, morti, c'erano la Principessa Zelda e l'Eroe del Tempo. Oh, Dazel, il Re non evacuò il castello, quando fece inabissare Hyrule! Non so perchè, ma... è così. Me l'ha detto la statua.
E la statua è... -
- Link. -
Il bambino annuì, con l'ombra di un sorriso sul volto.
- Brava! È così, lo pensi anche tu, vero? -
La piratessa scosse la testa. E tolse le mani da quelle di Link.
- Stammi a sentire. Ciò che tu hai visto non è la verità. Forse eri triste, abbattuto, che ne so: di certo non può essere andata così.
Perchè il Re avrebbe dovuto fare una cosa del genere?? -
- Non lo so, Dazel, te l'ho detto! Ma so per certo che questa è la verità! Devi credermi! -
La fanciulla perse la pazienza.
- Crederti?? Credere ad uno come te?? Torna al castello e restaci, per l'eternità! Non voglio più vederti! Avevi detto che saremmo stati insieme per sempre, che la nuova terra l'avremmo scoperta noi, insieme, e che non mi avresti mai abbandonato...
E invece, per scoprire ciò che sei veramente, non esiti a lasciarmi in mezzo all'Oceano, ad esplorare zone che nessuno ha mai neanche immaginato! Che razza di amico sei? Non puoi cercare te stesso dopo aver trovato la nuova terra? -
- No. - rispose Link, seccato.
Dazel scosse la testa un paio di volte, poi:
- Vai. Esci dalla mia vita e vedi di non rientrarci. -
- Dazel, ti prego! Il Re... -
- ... il Re non ha fatto nulla, povero diavolo! - urlò la giovane. - Sei tu il pazzo, qui! -
Lo spinse fuori dalla cabina... fuori dalla sua vita.
Lo portò sul ponte.
Nico e Gonzo erano lì.
- Gettatelo in mare! -
- Cosa? -
- Ho detto di gettarlo! Forza, che aspettate? -
Link si divincolò dalla presa di Dazel, pallido.
- Ma sei pazza?? Vuoi farmi morire assiderato? Il mare è ghiacciato, oggi. -
- Dovresti morire in maniera ben peggiore, traditore! - sibilò la piratessa.
Gli diede un calcio e il ragazzino batté contro l'albero della nave.
Sentì un grande dolore al gomito, ma non volle farlo vedere alla giovane.
Link tornò sulla sua barchetta e urlò, rivolto alla piratessa:
- Addio, sciocca! Continua pure a credere a quell'assassino! -
Se ne andò, allontanandosi dalla nave, il cuore in tumulto, il viso pallido e triste.
Dazel rimase sul ponte, con in mano un pezzo di carta.
Se lo era ritrovato nel palmo dopo aver lasciato le mani di Link.
All'inizio, quasi accecata dall'ira e dalla delusione, non ci aveva fatto caso.
Ma ora lo sentiva bruciare nella sua mano, una minuscola fiammella di carta che racchiudeva verità e debolezze umane.
Lo aprì e cominciò a leggere.
In alcuni punti, l'acqua aveva spento quel fuoco di passioni e di tristezza, ma in altri la verità scoperta da Link saltava fuori come non mai. C'erano anche delle preghiere, in trappola tra le righe, come se colui che le aveva scritte non volesse farle leggere a lei.
Dazel memorizzò ogni parola, ogni virgola, ogni punto. Link sapeva che lei non avrebbe mai creduto a quella storia e così insisteva con la carta, con quel pezzo di pergamena ingiallito.
La piratessa accarezzò le parole, così infantili, e cominciò a piangere.
- Capitano...? - mormorò Nico.
- Andate... a controllare il timone. -
- Ma lei... - insistette Nico.
- Filate! - lo interruppe Dazel.
I due uomini corsero al timone, Dazel rimase lì, il respiro affannoso come se avesse corso per chilometri e chilometri.
Quando finì di leggere, chiuse gli occhi e si asciugò le lacrime.
Poi si rigirò il foglietto tra le mani.
Quando vide degli altri caratteri, diversi dai precedenti, sul retro del foglietto, il suo cuore quasi smise di battere.
Li lesse con avidità, ogni parola diveniva sacra ai suoi occhi.
E quando comprese il significato di quelle parole importanti e sagge, capì che Link aveva tutto il diritto di cercare le sue origini...

CONTINUA NEL CAPITOLO QUATTRO