- Lacrime e vento -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo cinque: Il lupo di pietra -

Link entrò nel mulino, adibito a sala giochi.
Ormai, nessuno si recava più lì per macinare il grano.
Prima, l'isola Taura era molto più vasta e c'erano campi che riuscivano a soddisfare il fabbisogno di tutta la popolazione; ma poi l'isola si era disgregata e si era ridotta a quel pezzo di terra in mezzo al Mare, solitaria e piccolina, senza più importanza.

Nel mulino, l'aria era umida e puzzava di muffa.
A terra, c'erano delle reti per pescare e un telo su cui erano adagiati tanti piccoli ami.
Link ne prese uno e se lo rigirò tra le dita, attento a non pungersi.
Si guardò intorno, i capelli bagnati a causa del bagno che aveva appena fatto.
Chissà perchè, ma da un certo periodo l'acqua lo calmava, creava in lui una sensazione di pace e serenità.
Ogni volta che nuotava, i muscoli tesi e gli occhi chiusi, sentiva un'energia strana che prendeva possesso di lui e come in un sogno vedeva Dazel, l'Eroe del Tempo e la Principessa Zelda sorridergli.
Dopo queste immagini, il suo respiro normale diveniva affanno e le braccia cominciavano a dolergli.
Così, si doveva fermare e i pesci che poco prima nuotavano con lui scappavano via, come se si stesse avvicinando un predatore senza pietà alcuna.
Link cercava di capire qualcosa, ma ogni volta che ci provava, sapeva perfettamente che era inutile.
Tutto andava al di fuori della sua comprensione.
Gettò l'amo e si diresse verso le scale che conducevano alla terrazza.
Ma si fermò al primo scalino.
Appeso al muro, in una cornice dorata, c'era un dipinto.
Raffigurava la statua di un lupo: vicino ad essa, un giovane in armatura bianca, con in mano un elmo, leggeva un libro e intorno a lui svolazzavano tante fatine colorate.
"Ma... questo..."

Il ragazzo avvicinò il viso all'acqua, ma non vedeva che pesci.
Guardò il lupo che sedeva vicino a lui, la sabbia che gli ricopriva la ferita, e lo accarezzò.
Il lupo gli leccò la mano e guaì.
Il giovane, allora, prese un po' d'acqua nelle mani a coppa e la versò sulla ferita della creatura.
Quest'ultima mostrò i denti, il bruciore che gli pervadeva il corpo, ma in fondo era grata a quel fanciullo dai capelli ricci.
"Grazie" gli disse infatti e l'Hylian sorrise.

Sulla terrazza, l'aria fresca gli scompigliava i capelli.
In lontananza, un Falco Viaggiatore volava verso l'orizzonte, la pesante borsa che gli scivolava lungo la spalla.
Link si era rassegnato: la popolazione di Taura era scomparsa senza lasciare tracce, a causa di chissà quale ragione.
Di tornare da Dazel, non se ne parlava. La piratessa era sta chiara: non voleva più avere a che fare con lui.
Sebbene la rabbia che provava era tale da farlo quasi urlare, Link doveva ammettere che la fanciulla gli mancava molto.
Ma non aveva il coraggio di tornare da lei e non voleva chiederle scusa per l'ennesima volta.
Forse il tempo avrebbe aiutato la piratessa ad accettare le sue prime scuse...

Link partì dall'isola, triste e preoccupato.
Voleva cercare notizie sugli abitanti di Taura e per trovarle doveva solo che viaggiare e chiedere informazioni a tutti coloro che incontrava.
I viveri non erano un problema: aveva con sé una grande scorta di acqua, formaggio, frutta e pane.
Il vero guaio, invece, era l'epidemia che, si mormorava, stava giungendo con degli uccelli che stavano migrando in quel mare.
Già molte persone si erano ammalate e non si riusciva a trovare una cura.
Coloro che erano stati maggiormente colpiti, erano persone a stretto contatto con il mare, quindi pescatori e mercanti.
Link temeva di beccarsi questa strana malattia, la quale non mostrava neppure sintomi.
Solo ad un passo dalla morte, comparivano strane macchie e piaghe simili ad ustioni.

Verso l'alba, giunse all'Isola del Drago.
Da un certo periodo, le cose non andavano bene.
Valoo era volato via, una notte, senza dire nulla.
Famirè, l'unica in grado di capire il suo linguaggio che con il tempo era diventato sempre più complicato, era disperata.
Era molto legata al drago, non perchè era la Divinità protettrice dell'Isola, ma perchè per lei era come una creatura un po' sciocca da accudire e da vezzeggiare.
Falin aveva cercato di farla calmare, ma inutile dire che anche lui era preoccupatissimo.
Il drago era l'unico in grado di proteggerli dai mostri che ancora giravano per l'Oceano ed era anche l'unico che poteva calmare il vulcano.
Dunque, quando Link arrivò all'Isola, non trovò certo l'accoglienza che si aspettava.
I Falchi Viaggiatori erano impegnati in continue ricerche, ormai erano in pochissimi a distribuire le lettere nelle varie parti del Mare, e Falin e Famirè studiavano fino a notte fonda decine di mappe per capire dove potesse essere finito Valoo.
Link era conoscenza dei problemi dell'Isola, ma non sapeva che le cose fossero messe così male.
Sentì per caso due Falchi Viaggiatori dire che i mostri, venuti a conoscenza della scomparsa di Valoo, si erano avvicinati sempre più alle coste dell'Isola e, non appena potevano, attaccavano qualche abitante.
Link, sempre più preoccupato, chiese di poter vedere Falin e Famirè.
Aspettò nel salone principale della Sede per più di mezz'ora.
Finalmente, gli venne incontro Falin, gli occhi stanchi e coperti da un'ombra di tristezza.
Link lo abbracciò, ma si accorse subito che il ragazzo non era in vena di cose del genere.
I suoi capelli avevano addirittura qualche pagliuzza bianca.
- Falin, mi dispiace molto. - mormorò Link.
- Lo ritroveremo. - disse seccamente il ragazzo. - Famirè ha molta fede. E anch'io. -
- Non lo metto in dubbio. - sorrise Link. - Come sta tuo padre? -
L'espressione di Falin divenne più cupa.
Chinò il capo e un ciuffo di capelli gli scivolò sul viso; Link notò parecchi riflessi argentati. - È... malato. Molto malato. Ha quel virus che nessuno riesce a debellare. -
Link si sentì ancora più triste e diede una leggera pacca sulla spalla dell'amico.
- Andrà tutto bene. -
- Lo dice anche Famirè. -
Quelle parole suonavano quasi come un'accusa, come se Link avesse commesso chissà quale reato.
- Dov'è ora? - chiese il bambino, ignorando il commento di Falin.
- Sta pregando le Dee. Come ogni alba. - rispose il giovane. Sembrò addolcirsi e aggiunse:
- Mi dispiace. Perdonami, sono stato duro. È solo che... tutti questi problemi... sono cominciati da quando è apparso il lupo... -
Link si sentì gelare.
- Quale lupo? - mormorò, la voce che stentava ad uscire di bocca.
- Qualche tempo fa, sulla spiaggia delle Lapidi, è comparsa un statua di pietra. Raffigura un lupo. Da quando è stata scoperta, sono cominciati i guai. Prima la scomparsa di Valoo e poi la malattia di mio padre. Abbiamo provato a toglierla, ma non si sposta. Neppure scavando la sabbia intorno! Non sappiamo più cosa fare. Mio padre non migliora e Valoo non si trova... -
- Posso... vederla? - domandò Link, pallido.
Falin lo guardò perplesso, ma si limitò solo a questo.
- Certo. Se proprio vuoi. -
Lo accompagnò fino alla spiaggia.
Questa, non era molto grande e ospitava le lapidi dei Dei del Vento, su cui erano incise le note per evocarli in caso di necessità.
Tra due piccole palme, nascosta dalla loro ombra, c'era una statua di pietra raffigurante un lupo.
Era seduto e il suo sguardo severo e deciso era molto inquietante.
Su un fianco, aveva una profonda ferita.
Link sentì le lacrime attraversargli il volto: erano calde.
- Link...? - sussurrò Falin. - Stai... bene? -
Il bambino annuì e si asciugò il volto con la manica.
- Mi ha ricordato una persona. - spiegò. - Una persona... a cui voglio molto bene. -
- Chi? - chiese Falin, un po' sfacciato.
- Te lo dico dopo. Andiamo da Famirè, ora. -

Il giovane entrò in una grande sala.
Il lupo camminava dietro di lui, la ferita che aveva ricominciato a sanguinare copiosamente.
Al centro della sala, un cristallo si librava in aria.
E al suo interno...
"È lei" disse il lupo. Sembrava commosso.
Il ragazzo lo guardò con aria interrogativa.
Il lupo capì e rispose: "Sì, è viva. Ma sbrigati a tirarla fuori."
Il giovane si avvicinò al cristallo e lo sfiorò con una mano.
La fanciulla che era rinchiusa, era pallida e magrissima.
Il giovane scoppiò a piangere; il lupo gli venne vicino e gli toccò la gamba con il muso.
Continuando a piangere, il ragazzo lo abbracciò e gli accarezzò la testa.

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