- L'eroe e il bambino -

Racconto di Lafaiette

Non sapeva di essere osservato.
Guardava l'acqua del lago con in mano un ramo e ogni tanto chiudeva gli occhi.
La giornata era stata lunga e faticosa, come sempre.
Gli girava la testa e quando aveva la sensazione di cadere in acqua, si aggrappava ad un alberello bassissimo, lì vicino.
Ad un certo punto, avvertì le timide occhiate, come tanti spilli.
Si voltò, ma non vide nessuno.
Perplesso, tornò alla sua immagine riflessa nell'acqua.
Ma quando udì un ramo spezzarsi, alle sue spalle, si alzò di scatto e afferrò la spada poggiata contro l'alberello.
Vide un'ombra camminare furtiva tra i cespugli e sospirò.
Qualche animale feroce, probabilmente.
Non doveva lasciarlo avvicinare al villaggio.
Si diresse verso la foresta che circondava quella radura dal profumo di menta e attese, i sensi all'erta.
Sentiva solo il respiro; anche gli uccelli e gli insetti si erano zittiti.
Poi, quando vide nuovamente l'ombra, il canto della natura tornò.
La bolla di calma si ruppe e per la foresta risuonò un grido.
Il ragazzo aveva puntato la spada alla gola di un bambino dagli occhi timidi e dolci.
Subito, il giovane spostò la spada e aiutò il bambino ad alzarsi.
Gli chiese cosa stesse combinando.
E quando il piccolo gli disse di aver sentito parlare delle sue grandi doti con la spada, il ragazzo scoppiò a ridere.
Lo invitò a guardare i pesci con lui e il bambino accettò, onorato. Era così felice che inciampò e cadde.
Il giovane spadaccino lo aiutò di nuovo ad alzarsi, sorridendo, e lo portò alla radura.
Dopo aver commentato i colori dei pesci, il giovane domandò al bambino il suo nome.
Quando glielo disse, lo spadaccino sorrise di nuovo.
Gli stava per dire il suo, ma il ragazzino lo interruppe educatamente.
Disse di saperlo già. Tutti lo conoscevano, aggiunse, diventando rosso.
Il guerriero si trovò in imbarazzo.
Non era abituato a essere trattato come un Eroe, lì al villaggio.
Appena andava in Città, sì, lì tutti lo veneravano, per averli salvati dall'Orribile.
Ma lui si trovava così bene a Toaru, proprio perchè tutti lo trattavano come un Hylian qualunque.
Quel bambino invece lo adorava, per lui era un idolo.
Arrossì e rimase in silenzio per un bel po', mentre il ragazzino commentava tutte le sue gesta all'interno dei Templi.
Il bambino si rese conto dell'imbarazzo che quasi aleggiava nell'aria e si zittì pure lui.
Rimasero così, rossi e silenziosi, seduti vicino a quella polla d'acqua.
Dopo quella che sembrò un'eternità per entrambi, il guerriero parlò.
- Se vuoi, domani ti faccio vedere la tunica Goron. Ti piacerà. -
Il bambino aprì la bocca, troppo felice per parlare.
Il ragazzo si accorse della sua gioia e decise di accrescerla.
- E anche la tunica Zora. A te piace il blu, no? -
- S-sì... -
- Bene! -
Corin chinò il capo e mormorò, vergognandosi come un ladro:
- Potrò vedere anche la tunica Kokiri? -
Link rise.
- Certo! Ti farò indossare la tunica di quando ero bambino. Ti andrà alla perfezione, ne sono certo. -
Corin sgranò gli occhi.
- Posso metterla?? Io? -
Link rise.
- Sì, tu! -

Si incamminarono verso il villaggio.
Link lo teneva per mano e il bambino si sentì invadere da una grande felicità...

Fine