- Due amici -

Racconto di Lafaiette

Il monte era ricoperto dalle ombre che cominciavano a calare; dietro di esso, il sole cessava di illuminare il ponte sospeso.
Il cavallo nitrì, spaventato dall'improvviso buio.
Il ragazzo lo accarezzò, per calmarlo.
Le stelle cominciarono a decorare il cielo e la luna apparve piano piano, quasi timidamente.
Gli uccelli tornarono ai loro nidi, ora dovevano cantare i grilli e le cicale.
Il ragazzo prese le redini e guidò il cavallo lungo il ponte.
Sotto di loro, una cascata, con la sua acqua divenuta argento sotto i raggi della luna.
Il cavallo nitrì nuovamente, ma questa volta non a causa del buio: trasportava molte fascine raccolte in panni colorati.
Il ragazzo si accorse della sua fatica e lo accarezzò, come per dargli forza e serenità.
Sussurrò qualche parola gentile e il cavallo lo spinse delicatamente con il muso, per ringraziarlo.
Dall'altra parte del ponte, una fitta boscaglia, pronta ad accogliere i due amici con le sue fronde e i suoi frutti.
Il giovane si strinse di più al cavallo, mentre attraversavano il ponte.
Temeva di cadere, ma la sua amica lo rassicurò con il suo passo sicuro e deciso.
Giunti nel bosco, svoltarono a destra dove si creava un sentiero di pietre colorate.
Era quasi arrivati.
L'aria umida e dal profumo di foglie cominciò a svanire man mano che si avvicinavano alla meta, per divenire calda e confortevole.
Il giovane allentò la presa dalle redini per poi lasciarle.
Il cavallo notò il suo gesto e affrettò il passo; il suo amico sorrise.
Poco più avanti, un uomo biondo, con la barba, li attendeva.
Sorrideva e ogni tanto gettava un'occhiata soddisfatta alle fascine trasportate dal cavallo.
Il ragazzo tolse la sella dalla groppa della sua amica e la lasciò correre spensierata verso il villaggio.
- La sella è pesante, con tutte queste fascine. - disse l'uomo. - Sei sicuro di farcela? -
- Certo! - rispose il giovane. - Non preoccuparti. -
Prese la sella e se la mise sulle spalle; ben presto il sudore cominciò a imperlargli la fronte, ma nonostante le proteste dell'uomo, continuò.
- Epona ha già faticato abbastanza. - disse il giovane. - Voglio che ora si sfoghi un po'. -
- Tu la vizi.... - sospirò l'uomo.
- Preferisco viziarla che trattarla come una serva. -
L'uomo rimase a fissarlo per qualche secondo, poi scoppiò a ridere.
- Come siamo suscettibili! - esclamò. - Fai come preferisci. -
Link annuì e osservò il cavallo che correva a perdifiato davanti a lui, il manto lucente, i muscoli tesi.
La sua fatica era quella di Link, la sua gioia era quella di Link, il suo dolore era quello di Link.
Si appartenevano, erano come due esseri che hanno la stessa anima ma il corpo diverso.
Mentre calpestava l'erba fresca, sentiva la felicità di Epona scorrergli nelle vene, un qualcosa che gli riscaldava il cuore.
Mentre la schiena gli doleva sotto il peso delle fascine, udiva una voce lontana, nell'angolo più remoto della sua mente, dirgli:
- Grazie, amico mio. -
Mentre le mani scivolavano dai panni che tenevano salde le fascine, una sensazione di libertà gli attraversò il cuore.
Davanti a lui, il cavallo si fermò, nitrì e gli corse incontro.
Con il muso, toccò le fascine e sbuffò.
Link sorrise.
- Basta per oggi, Epona. Vai a correre. -
Ma il cavallo sbuffò nuovamente e diede un colpo più forte alla sella.
Link barcollò.
Epona si alzò sulle zampe anteriori e nitrì più forte.
- Va bene, ce le dividiamo. - disse Link, un sorrisino ironico sul viso.
Quando giunsero al villaggio, erano tutti e due stanchi ma felici.
- Grazie, amica. - disse Link, accarezzandole il manto.
Epona nitrì, contenta.

Fine