- Lacrime e vento -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo undici: Nem -

Il ragazzo correva, i capelli al vento, la spada in mano e gli occhi colmi di lacrime.
Correva, non si fermava mai, neppure per riprendere fiato.
Aveva solo una cosa in mente.
Fuggire.
"Devo farcela. Non avrò mai più un'occasione del genere!"
I vestiti erano stracciati, il corpo ricoperto di sangue e ferite.
Ogni volta che muoveva un passo, un dolore acuto gli attraversava la schiena su cui si potevano contare innumerevoli cicatrici.
"Corri! Sbrigati, avanti!"
La Fortezza era enorme e non sapeva come uscirne.
Era sempre rimasto rinchiuso in cella, erano anni che non vedeva il mondo all'esterno di quelle mura maledette.
Un pensiero colmo di tristezza gli attraversò la mente, ma lo cacciò.
Ormai aveva smesso di credere.
Non sarebbe più venuto.
Non dopo tutto quel tempo...
Corin strinse più forte la spada.
Proprio mentre vedeva una porta di legno scuro di fronte a sé, sentì un dolore fortissimo alla gamba.
"No!"
Cadde a terra, la gamba sanguinante. Provò a tirarsi su, ma i Goblin erano già arrivati.
Provò a combattere, ma erano in troppi.
"Maledizione!"
Lo colpirono con un'asta e la testa cominciò a girargli.
Gli tolsero la spada e lo colpirono più volte allo stomaco.
Giunse un Goblin dagli occhi di fuoco e lo osservò con crudeltà.
- Tork non vuole che lo uccidiamo, ma possiamo torturarlo! - disse il mostro. - Portatelo nel mio... studio. -
Corin gemette e venne trascinato via.

Link si voltò su un fianco e aprì lentamente gli occhi.
Un'altra visione.
Il mare davanti a lui era ancora nero.
Si era risvegliato nella sua barchetta, la spada in mano e gli occhi bagnati.
Si massaggiò la testa e spiegò la vela.
Il mare era sempre più avvelenato da quel Male.
"Devo ritrovare l'altra metà del diadema e il Sole..." pensò il ragazzino. "Ma dopo...?"
Si riscosse da quei pensieri e scosse la testa, lentamente.
Non doveva pensare a quelle cose.
Non ancora.

Raggiunse l'Arcipelago dei Boschi.
La vista di tutto quel verde lo rassicurò.
Proprio mentre superava l'Arcipelago, vide qualcosa uscire dall'acqua.
Sguainò la spada e issò la vela.
- Chi c'è? - gridò, la mano divenuta bianca, tanto era stretta intorno all'elsa.
- Ragazzino... - mormorò una voce. Un'onda completamente ricoperta di Male sommerse la figura misteriosa e si sentì nell'aria una risata maligna.
- Chi sei? Fatti vedere! - Link deglutì, spaventato.
Quando l'onda si unì alla calma, la figura era scomparsa.
- Dove sei?? -
- Non sei troppo giovane per una tale avventura? -
- Voglio vedere il tuo viso! Codardo! -
A pochi metri dalla barchetta, si alzò un'onda, colma di Male.
La sostanza colpì la prua e la barca rimase bloccata.
- No! -
- Sono io il codardo, ora? -
Link gemette.
Davanti a lui, c'era un bambino dai capelli blu, gli occhi completamente bianchi e il corpo generato dal Male.
Lo guardava con un sorriso diabolico, le mani che stringevano la sostanza nera.
- Tu hai più o meno la mia stessa età! - esclamò Link. - Chi sei? -
- Oh, possibile che tu non l'abbia capito? -
Link strinse più forte la spada.
- Chi sei? Rispondi! -
Il bambino allungò una mano e toccò la barchetta.
- Vattene! - Link alzò in aria la spada, pronto a colpire.
- Tu non sei l'Eroe del Tempo... - disse quel bambino così terrificante. - Non puoi battermi... -
Il ragazzino si issò sulla barca, il sorriso ancora sulle labbra nere.
- Vai via! - urlò Link e lo colpì.
Ma la spada passò attraverso il corpo del bambino: non lo ferì minimamente.
- Sciocco! - rise il mostro. - Sei solo uno sciocco! -
Link provò a colpirlo di nuovo, ma il bambino gli spezzò la spada con un solo gesto della mano.
- Cosa vuoi da me? - sussurrò Link, sgomento.
- Vuoi sapere troppe cose. Sappi solo che non riuscirai a battere me... il Male. -
Link scosse la testa.
- Tu...?! -
Il bambino rise, una risata così malvagia da fermare il cuore.
- Sì, io! Io sono Nem, il Male, colui che devi battere per salvare tutto e tutti! Non ti sei mai chiesto perchè i pesci scappano quando nuoti nel mare? -
Link afferrò lo scudo lì vicino, aveva bisogno di avere qualcosa tra le mani.
Nem si avvicinò ancora di più.
- Io... sono te! E dovunque tu vada, io verrò con te! -
Link sentì il mondo crollargli addosso.
- Menti! Vattene, sei solo... -
- Finiscila! - lo interruppe Nem. - Tu sai che non mento. Tu ha portato il Male a Taura. Non appena ti sei avvicinato all'isola, tutti sono scomparsi! Sei solo un povero ragazzino che porta guai a tutti, non salverai mai nessuno! -
Link cadde.
Cominciò a piangere, una mano stringeva lo scudo, l'altra batteva sul legno della barca.
- Non è vero! Non è vero! -
Nem si chinò e avvicinò il suo viso a quello di Link.
- Forza, fratellino, non fare così. - sussurrò, sghignazzando. - È così che deve essere. -
"Fratellino?"
- Vai pure a cercare il Sole e la Luna. E poi vedremo se con il tuo sacrificio mi ucciderai! -
Con un salto, Nem tornò in acqua e scomparve.
Link rimase lì, pallido e disperato.
"Fratellino..."

CONTINUA NEL CAPITOLO DODICI