- Lacrime e vento -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo tredici: La lotta delle due anime -

- Non è vero! - pianse la fanciulla. - No! -
Corin chinò il capo, imbarazzato.
- Mi spiace. Lui... -
Zelda lo guardò.
- Perché non l'hai fermato? Perché? -
Corin si inginocchiò e abbracciò il lupo, per cercare conforto.
Si sentiva colpevole.
Era vero.
Perchè non gli aveva impedito di sacrificarsi?
Il lupo sarebbe scomparso, prima o poi, e lui sarebbe rimasto solo per sempre!
"Che stupido sono stato!" pensò. "Perdonami, Link!"
Il lupo lo guardò, con i suoi profondi occhi gialli, e gli chiese con lo sguardo cosa avesse.
Ma Corin non gli rispose e lo abbracciò più forte, immergendo il viso nel morbido e caldo pelo dell'animale.
Zelda continuò a piangere, china sul corpo di Link.

Nem si guardò intorno.
Il suo nemico aveva incontrato Midna, lì.
Quando il suo sguardo cadde sull'altra parte della stanza, sorrise.
Mentre si avvicinava all'oggetto che gli interessava, un fiume di ricordi gli invase la mente.
Due bambini.
Una donna con gli occhi limpidi come il mare.
E un giovane, il cui corpo sembrava acqua nera...
Nem scosse la testa per scacciare quei ricordi.
Non gli andava di ripensare a quelle cose.
Lui era il Male e quella vita non era più la sua.
Ma una piccola parte del suo cuore gli diceva che poteva rimediare, poteva tornare umano.
Poteva di nuovo amare, se lo desiderava.
"Ma io non lo desidero affatto! Io sono Odio, Sofferenza, Infelicità... ormai non voglio più quella vita stupida."
Un ultimo ricordo riuscì a fuggire dalla sua ira.
Un bambino sorridente gli porgeva le manine.
- Fratellone, mi porti sulle spalle? - chiedeva.
Un ragazzo, in lontananza, scoppiava a ridere.
- Certo! -
Il ricordo continuava, ma Nem aveva cancellato volutamente quella parte.
La mente non voleva liberarsi da quelle immagini, così belle tanto tempo fa e ora così dolorose.
Nem si sedette e si guardò le mani.
Nere come la pece.
Si toccò i capelli.
Prima erano biondi, ora di un blu scuro.
Per terra, ai suoi piedi, una pozza d'acqua gli mostrava il suo volto.
Gli occhi erano bianchi e in un certo senso gli mancava quello sguardo color cielo, al cui interno si celava un frammento di verde.
"Come ho fatto a diventare così?" Una minuscola parte della sua mente ancora se lo chiedeva.
Inquieto, portò una mano al viso e chinò il capo.
"Link..."
- Fratellone! -
"Mio fratello..."
Alzò il capo.
- No! - urlò. - Lui non è più mio fratello! -
La sua voce risuonò per tutta la sala e Nem rimase ad ascoltarla sino a quando non scomparve nell'aria secca.
I raggi di sole che cadevano nella sala, si riflettevano nella pozza d'acqua.
Nem sospirò e si alzò.
Quel luogo era così cupo...
Un tempo, l'avrebbe odiato.
"Ora invece cosa mi piace veramente?" si chiese. "Io... sono davvero il Male?"
Una rondine si posò sul trono.
Nem rimase a fissarla per qualche secondo, poi alzò lo sguardo.
Il sole lo accecò.
"Chissà se questo mi sarebbe piaciuto..."

Link aprì gli occhi.
Stava così bene sotto le coperte...
"Perchè devo sempre faticare così tanto, invece di poter riposare?" pensò, quasi divertito.
Si alzò e uscì in corridoio.
Bussò con educazione alla porta di Zelda, ma non rispose nessuno.
Dopo qualche secondo, decise di entrare.
- Zelda? - disse. - Va tutto bene? -
Ma la stanza era vuota.
Sul letto, un biglietto.
Link sospirò e corse a leggerlo.

Caro Link, è appena arrivato Corin. Non so come ci ha trovati, ma sappi che il Sole lo puoi trovare in un Tempio, nella Pianura sommersa.
Corin dice che il Male se ne è andato. Non riusciamo a trovare una spiegazione a ciò: forse Nem ci ha ripensato e vuole darci un po' di tregua.... ti prego, trova il Sole. Grazie a questo, il tuo potere crescerà, anche se deciderai di non sacrificarti.
Ti vogliamo bene!

Zelda (e Corin)

Il bambino ripose il biglietto in tasca e si precipitò al porto.
Una volta lì, sorrise.
La sua barchetta lo attendeva, legata ad un piccolo pilastro.
Spiegò subito la vela e attese.
La Torre degli Spiriti non era lontana.
Quando arrivò, notò con piacere che il Male era scomparso.
Si gettò nel portale e si ritrovò nella bella Pianura.
"E ora come lo trovo un Tempio, qui? È vastissima!"
Camminò per quelle che gli sembrarono ore, ma alla fine avvistò una costruzione in pietra, completamente ricoperta di edera.
Il tetto era crollato e i raggi del sole giungevano senza alcuna difficoltà sino all'interno dell'edificio.
Il portone era di bronzo, intarsiato ad opera d'arte.
Le finestre erano poche, ma enormi e ricoperte di fiori profumati.
Molte rondini avevano fatto il nido sopra l'arco che introduceva alla costruzione.
Link sorrise.
Lì c'era ancora vita, sebbene tutto si trovasse sott'acqua.
Attraversò molte stanze, alcune vuote, altre colme di oggetti stranissimi.
Poi...
Link rimase a bocca aperta.
Si trovava in una grande sala, illuminata moltissimo dai mille raggi di sole che vi entravano. Alcune vetrate avevano perso i loro colori.
Dall'altra parte della stanza, un trono ricoperto di fiori e muschio.
E, seduto sul trono, con in mano una sfera di vetro, c'era Nem.
Link si pentì di non aver cercato una spada.
Aveva solo lo scudo!
- Cosa ci fai qui? - chiese il bambino, indietreggiando.
- E tu? -
Nem sembrava diverso.
Nel suo sguardo, prima così maligno e ironico, ora c'era qualcosa di triste, disperato.
Link si incuriosì.
- Che hai? - gli domandò, con un tono quasi cordiale.
Nem chinò il capo.
- Sei venuto per il Sole... - disse, ignorando le parole di Link. - Lo vuoi, vero? Allora hai deciso di sacrificarti... -
- È per questo che sei triste? - ironizzò Link. - Che strano, dovresti essere felice! -
Nem alzò lo guardò e lo fissò a lungo.
Link si sentì a disagio: quegli occhi bianchi erano disgustosi.
Dopo quel silenzio imbarazzante, Nem scoppiò a ridere.
- Sono stato uno stupido! - esclamò. - Pensavo di essere... - si interruppe e gettò la sfera a Link, che la prese al volo.
Sopra, c'era inciso un sole.
- Me la dai così facilmente? -
- Certo che no. Devi prima uccidermi. -
Link deglutì.
Non si sentiva pronto.
E poi...
"Lui è mio fratello!"
Cercò di prendere tempo: Nem si era già alzato.
- Ti posso uccidere solo sacrificandomi! E tu lo sai! -
Nem rise e scosse la testa.
- Sei abbastanza forte per uccidermi anche senza sacrificio! - rispose.
- Non ho una spada... - mormorò Link, disperato.
Il Male sogghignò.
- Questo è un vero peccato... -
Balzò verso il fratello e lo sbatté contro il muro.
Il ginocchio finì contro lo stomaco di Link, che gemette, e una mano gli diede un pugno fortissimo sul viso.
Qualcosa di caldo e denso ricoprì ben presto il volto del giovane Hylian.
Cercò di difendersi, ma Nem era troppo forte.
Non esitava mai e i suoi colpi erano veloci e precisi.
Dopo quella che a Link sembrò un'eternità, Nem si fermò.
Suo fratello era accasciato contro il muro, il naso rotto e il viso completamente ricoperto di sangue e ferite.
- Sei debole... - mormorò Nem, quasi deluso. Raccolse la sfera che era caduta qualche metro più in là e fece per andarsene.
- Aspetta... - mormorò Link. Nem lo udì e si fermò.
- Fratellone... -
Nem barcollò.
Quelle parole erano ancora più dolorose, pronunciate nella realtà...
- Che... che dici? - balbettò. - Pensa a morire, invece di dire idiozie. Io non sono più tuo fratello! -
- Nem... aspetta... torna a casa... -
"Vaneggia." pensò il Male.
- Nem... fratellone... torna! -
Si voltò.
Alla vista di Link ricoperto di sangue, i ricordi tornarono.
Tanta felicità.
Delle malattie improvvise.
La cura.
Il cambiamento.
L'addio.
- Link... -
Si avvicinò e con il dorso della mano gli tolse un po' di sangue dal viso.
- Link... Apri gli occhi. -
Il bambino ci provò e con un po' di fatica ci riuscì.
- Nem... Sei tornato! - sussurrò.
- Un altro colpo e morirai... posso farlo anche subito. -
Link sorrise.
- Non lo farai. - disse, sicuro.
Nem rimase un attimo in silenzio.
- Hai ragione. Non lo farò. - disse alla fine.
- Non sei cambiato, fratellone. - ridacchiò Link, ma la risata si trasformò in tosse e sangue.
- Questa volta, ti lascio vivere. - borbottò Nem. - Ma la prossima, vedi di procurarti una spada. -
- Perchè mi hai cacciato? -
Nem scosse la testa.
- Non ti ho cacciato. -
- Sì, invece. Ci odiavi. Ricordi Aril? È cresciuta. E la nonna è ancora la più bella dell'isola... -
Link chiuse gli occhi.
Si sentiva stanco.
Voleva solo riposare.
- Sei ancora quello di una volta, Nem. - riuscì a mormorare. - Se così non fosse, mi avresti ucciso. Invece... -
- Link... -
Ma il fratellino non lo ascoltava più.
Nem gli sfiorò una guancia e sobbalzò.
Era freddo.
E immobile.
- Link...? Svegliati! -
Il bambino non si mosse.
- No! Svegliati! Non morire! -
Lungo la guancia di Link, scivolò una lacrima, colma di speranza e amore.

CONTINUA NEL CAPITOLO QUATTORDICI