- Lacrime e vento -

Racconto di Lafaiette

- Capitolo quattordici: Il segreto di Corin -

Si sentiva bene.
Il dolore era scomparso.
Non sentiva neppure più il sangue e le ferite.
Si librava in aria, i lunghi capelli mossi da un vento fresco e profumato.
Dove si trovava?
Non ricordava molto: sapeva solo di aver combattuto.
Ma ora cosa era successo? Dove era finito il campo di battaglia?
Non riusciva ad aprire gli occhi.
Le mani non rispondevano ai suoi comandi.
L'unica cosa che riusciva a muovere era la bocca.
Tentava di parlare, di dire qualcosa, di chiedere aiuto, ma le parole non uscivano.
Poi, all'improvviso, una voce lontana lo chiamò.
Lo implorava di alzarsi, di rispondere.
Quella voce gli era familiare, gli faceva tornare in mente una persona importante, ma il suo volto non voleva apparire nella sua mente.
Mentre cercava di aprire gli occhi, un'immagine gli apparve attraverso le palpebre chiuse.
Un ragazzo piangeva, sbattendo un pugno a terra.
Lo conosceva bene.
Ma non rammentava il suo nome...
Eppure quei capelli ricci, quegli occhi così tristi li ricordava bene.
Il giovane si alzò e corse via, verso le profondità di una foresta fitta e cupa.
Le sue lacrime rimasero sospese in aria, poi formarono una figura.
Un lupo.
Ma la figura si divise subito in mille sfere d'acqua, le quali si alzarono verso il cielo sino a raggiungere le nuvole...
Link riuscì a muovere la mano destra.
L'allungò verso di sé e avvertì qualcosa di caldo e morbido.
Aprì lentamente un occhio.
Non vedeva bene: era tutto sfocato.
Chi sei?, voleva chiedere.
Ma non ci riusciva. Le parole erano ancora intrappolate nel suo cuore.
La figura misteriosa si avvicinò.
Sentì quasi il suo respiro.
Improvvisamente, si sentì risucchiare verso l'alto.
Cosa succedeva?
Provò a chiedere aiuto a quella figura, ma invano.
Tutto tornò nero e il dolore ricomparve, insieme alle ferite e al sangue.
Sentì qualcosa di duro sotto i piedi, una mano che lo sorreggeva e delle parole colme di speranza.

Nem trasse un lungo respiro.
Era vivo.
L'aveva salvato.
"Perché, poi?" si chiese.
Ma dovette scansare quei pensieri, perchè Link aveva riaperto gli occhi e si guardava intorno, perplesso.
- Come ti senti? -
Link lo guardò, quasi sorpreso e scosse la testa.
- Non lo so... - mormorò. - Dove mi trovo? -
- Siamo nella Pianura. -
Link gemette.
Nem aveva fatto scivolare il braccio del fratello sulle sue spalle nere come la pece, e ora lo trascinava lungo al Pianura, non senza fatica.
Link aveva il volto ancora insanguinato, pieno di ferite e lividi, e aveva rischiato di morire.
In fondo, era solo un bambino e alcune ferite erano molto gravi.
- Vuoi riposarti? -
- No... posso farcela... -
Rimasero zitti per molto.
Fu Link a rompere il silenzio.
- Non puoi aprire un portale o qualcosa del genere? Dobbiamo attraversare tutta Hyrule? -
- Purtroppo sì. Non ho quel potere. -
Link lo guardò.
Quegli occhi così bianchi, senza iride, come quelli di un cieco, lo spaventavano.
Ma la sua stretta decisa lo rassicurava.
"Tornerà mai umano?"
Nem si accorse del suo sguardo e lo ricambiò.
Si fermarono e rimasero a guardarsi per chissà quanto tempo.
Poi, Link parlò. Il suo tono era timido, quasi vergognoso.
- Perché mi hai salvato? -
Nem scosse la testa.
- Non lo so. -
Link allungò una mano e gli sfiorò il viso.
- Quando ho scoperto che eri mio fratello, mi sono tornati in mente una miriade di ricordi. Mi portavi spesso sulle spalle, vero? -
Nem annuì lentamente, imbarazzato da quella mano così vicina al suo volto.
- Non puoi abbandonare questo potere? -
Il Male non rispose.
Link capì.
Chinò il capo e ritrasse la mano, deluso.
- Non vuoi, vero? Dovevo immaginarlo. -
Nem rimase in silenzio, serissimo.
- Non ti siamo mancati, vero? -
- Non lo so. -
- E la nonna? Non le hai mai chiesto nostre notizie? -
Nem scosse la testa, di nuovo. Si sentiva, per la prima volta da quando era diventato il Male, un mostro.
- Link... -
Silenzio.
- Un giorno, uno di noi dovrà morire per mano dell'altro. Lo sai, no? Cosa farai quel dì? -
- E tu? -
Quella domanda colse di sorpresa Nem. Distolse lo sguardo dal volto del fratello e non rispose.
- Nem... Non vuoi vedere Aril? La nonna? -
- No. -
Il sole sopra le loro teste sembrò brillare più di prima.
Gli uccellini lì intorno si zittirono.
Nella Pianura, il silenzio divenne sovrano.
Link se ne accorse e si guardò intorno.
- Cosa succede? - chiese.
Nem lo lasciò andare.
Le gambe di Link non ressero e lui cadde a terra, gemendo.
- C'è qualcuno. - sussurrò Nem.
- Chi? -
- Aspetta qui. -
Nem corse via, verso un piccolo bosco.
Link si sdraiò a terra, pensieroso.
Il dolore non gli dava pace, ma nonostante questo riusciva a estraniarsi da quel mondo e pensare a ciò che era successo.
Mentre rifletteva sul comportamento e le parole di Nem, udì un grido.
Si alzò a sedere, sgomento.
Cosa stava succedendo, in quel bosco?
- Nem! Nem! - urlò Link, sempre più preoccupato.
"Lui è il Male, non può essergli successo nulla!"
Tentò di alzarsi, ma invano.
Le gambe erano di burro e il dolore aumentava ogni volta che cercava di muovere un muscolo.
- Nem!! - gridò Link per l'ennesima volta.
- Sono qui. -
Link urlò e si voltò: Nem era dietro di lui.
- Cosa è accaduto? - chiese il bambino.
- C'erano i tuoi amici, laggiù. -
Link sorrise, al colmo della gioia.
- Davvero?? Ti prego, portami da loro! -
Ma il Male scosse la testa.
- Sono andati in superficie. -
Link ci rimase male.
- Gli hai detto che c'ero anch'io? -
- Non appena mi hanno visto, sono fuggiti. È stata la principessa ad urlare, per la paura. -
Link non commentò: si limitò a fare un cenno al fratello.
Lui lo tirò su e tornarono nella posizione di prima.
Proseguirono verso il portale, nel più assoluto silenzio.
Ad un certo punto, Link chiese:
- Perchè c'è stata quella tranquillità improvvisa? Ora i suoni sono tornati, ma prima... -
- Non lo so. -
Link si rabbuiò.
- Non sai niente. - mormorò.
Nem si fermò.
Guardò il fratello e sentì montare un sentimento che non riconobbe.
- Cosa vuoi dire? -
- Non sai darmi risposte certe. O lo fai apposta oppure questo tuo nuovo aspetto ti ha rimbecillito e non sai più cosa vuoi! -
Nem non rispose.
Fissò il fratello per qualche attimo, poi...
Una risata confortevole e colma di speranza riempì la Pianura.
Il Male rideva.
Quando la risata si spense, Nem strappò un lembo dell'abito di Link e con quel piccolo pezzo di stoffa gli pulì il viso dal sangue.
Link rimase di sale.
"Forse può tornare umano..."

Il ragazzo aprì gli occhi.
Era sdraiato nel suo comodo letto.
Gli era sembrato di aver sentito qualcosa.
Alzò la testa: nella stanza non c'era nessuno.
Stava per tornare a dormire, quando notò qualcosa sulla sua mano.
Aprì la bocca per urlare, ma non ci riuscì.
Il simbolo della Triforza brillava come non mai.
Il lupo gli aveva lasciato il suo potere...

Una visione.
Forse la più importante.
Corin era il nuovo Eroe del Tempo...
"Ma se lui ha ereditato la Triforza del Coraggio da Link, io che cosa possiedo? Quale parte ho? E perchè non mi ha detto nulla?"
Nem, intanto, non si era accorto di nulla e continuava a trascinarlo.
Link rimase a lungo in silenzio: era deluso dal comportamento di Corin.
Lui era il nuovo Eroe del Tempo e non gli aveva detto nulla...
"Perchè?"
Questa domanda non lo abbandonò più.
Nel frattempo, erano giunti al portale.
- Ti porterò dalla tua amica. - disse Nem.
Link si voltò a guardarlo, sorpreso.
- Conosci Dazel? -
- Io sono sempre con te, ricordi? -
- Ah. Già. -
Un'immagine molto imbarazzante fece diventare rossissimo il povero Link.
- Quindi... tu... sai che io e lei... -
- Secondo me, non sei bravo a baciare. - sorrise Nem, per stuzzicarlo.
- Ehi! -
Il portale li trasportò in superficie, dove il dolore di Link aumentò.
- La tua amica ti curerà. So dove si trova, in questo momento. -
Nem chiamò due enormi pesci, i quali appartenevano al Male, e ci montarono sopra.
- Arriveremo subito. -
- Nem... -
- Che c'è? -
- Continuerai a creare caos? -
- Io... -
- Non puoi tornare umano? Non vuoi? Qual è il problema? -
- Non so. Non mi sono mai fermato a pensare al futuro. Per me, creare Morte e Distruzione è quasi vitale. Non penso ad altro. -
- Nem... può tornare tutto come una volta... -
- Non è vero... - mormorò il Male. - Uno di noi morirà. E tu lo sai. -
Link rimase in silenzio.
"Corin è l'Eroe del Tempo... perché devo sacrificarmi io? Non devo morire per forza... Ma se Corin si sacrifica, Nem..."
- Fratellone, ascolta... -
- Dimmi. -
- Non devo necessariamente morire. C'è un altro Eroe. -
Nem, seduto su uno degli enormi pesci, lo guardò, gli occhi bianchi sgranati.
- Cosa?? -
- Sì. È il mio amico. Lo convincerò a non sacrificarsi, così tu non morirai e tutto tornerà come prima! Tornerai umano! E andremo a vivere con Aril e la nonna! Non sei felice? Non moriremo! -
Nem non rispose.
Sembrava pensieroso.
- Non sei felice? Non volevi questo? - Il tono di Link divenne quasi allarmato.
- Certo che lo voglio! - rispose Nem, sorridendo. - Grazie, fratellino. -
- Nem... -
- Sì? -
- Ti voglio bene. -
Nel cuore di Nem, qualcosa di antico si risvegliò.
Qualcosa di bello e buono.
E così, all'improvviso, negli occhi del Male comparvero due piccoli frammenti di cielo.
Link spalancò la bocca.
- Nem! I tuoi occhi! Sono tornati azzurri! -
Il Male si guardò nell'acqua.
"I miei occhi... sto..."
- ... tornando umano! Nem, non sei felice? -
Il Male annuì lentamente.
Nel suo cuore, il sentimento antico divenne più grande.
- Link... -
- Cosa c'è? -
- Anch'io. -
- Eh? -
Il mare davanti a loro sembrò diventare oro, grazie ai raggi del sole, e comparvero i gabbiani, liberi e felici, con le loro ali al vento.

CONTINUA NEL CAPITOLO QUINDICI